Regole e monete digitali di Stato: rischi e opportunità di Libra

Casa Bianca e Federal Reserve sono d'accordo: la moneta digitale di Facebook "non può andare avanti"

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Vietare, negoziare o rilanciare. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quello della Fed, Jerome Powell, per una volta, sono d'accordo: così com'è Libra, la moneta digitale promossa da Facebook, “non può andare avanti”. Al di là dei modi spicci, bandire non sembra un'opzione. Più probabile una regolamentazione.

L'economista Marcello Minenna, va oltre: Libra può essere “un'opportunità” perché potrebbe “spingere l'avvio di una valuta digitale di Stato o di banca centrale. Se ne discute da tempo, come nel caso della e-corona in Svezia o degli e-rubli in Russia. Fmi e Banca centrale europea hanno pubblicato alcuni paper sull'argomento e Christine Lagarde, nuovo presidente della Bce, ha detto che le valute digitali emesse da una banca centrale 'stanno diventando realtà'. Prima o poi si deve passare dalla discussione all'azione”. E Libra potrebbe essere l'occasione buona per farlo.

Trump contro Facebook: inizia il negoziato

“L'ostacolo principale al successo di Libra non è tecnologico ma normativo”, afferma Francesco Bruschi, co-fondatore dell'Osservatorio sulle Blockchain del Politecnico di Milano e tra i membri del gruppo di esperti di Blockchain del governo.

Secondo Luciano Serra, co-fondatore di Iconium, società italiana d'investimento su progetti blockchain, le dichiarazioni di Trump, per quanto frontali, rappresentano più che altro un segnale: “Sono l'inizio di un negoziato che porterà a un compromesso. Facebook non può pensare di fare tutto in barba alle norme, ma non credo che abbia promosso un progetto del genere senza un via libera di massima o un avvio della discussione con i regolatori”.

“Non sappiamo - afferma Minenna - se siano stati fatti approfondimenti o se il presidente degli Stati Uniti ha deciso di commentare perché qualcosa non è andato secondo il suo orientamento. Trump è imprevedibile e dare una linea su cosa pensa di Libra fa parte del suo marketing politico”.

Ad ogni modo, è convinto Serra, “è difficile che i regolatori si astengano senza porre condizioni, ad esempio sull'identità dei clienti, sul riciclaggio e sui pagamenti in nero. Ma allo stesso tempo non possono bloccare il processo, perché è sovranazionale e perché è in corso una guerra tecnologia con la Cina. È chiaro che chi imponesse divieti si troverebbero a inseguire su una tecnologia che potrebbe essere trainante nei prossimi vent'anni. Bisognerà quindi mediare tra innovazione, libertà e Stati sovrani”.

Gli spazi per farlo ci sono. Secondo Bruschi si trovano soprattutto sulle tante zone grigie del white paper, il documento che ha presentato Libra al mondo senza però focalizzare alcuni (importanti) dettagli: “Si prevedono dei rivenditori autorizzati, ma non si capisce ancora chi siano. Con quali modalità gli utenti scambieranno moneta con la valuta digitale? Potranno farlo senza dire chi sono? È probabile che proprio questi temi siano oggetto della negoziazione” con i regolatori.

Le scelte “tecniche” fatte da Facebook sembrano proprio andare in questa direzione: una blockchain gestita da un consorzio di partner è più reattiva a eventuali cambiamenti e il fatto che i soci di Libra Association siano identificabili (oltre che molto noti) potrebbe rendere più semplice un inquadramento normativo.

Perché una moneta digitale di Stato

Anche se i dettagli, come il meccanismo di collateralizzazione o il paniere di valute che verranno utilizzate, non sono ancora chiari, Minenna è convinto che Libra abbia “le potenzialità per cambiare la morfologia del sistema finanziario”. I divieti, però, non sarebbero una strada percorribile: “Non risolvono il problema perché, in qualche modo, si possono bypassare. Basta che ci sia un ordinamento più lasco di un altro. Oggi la moneta cartacea circolante nel mondo costituisce circa il 10% del totale. Perché non iniziare a sostituirla, in parte, con valuta digitale?”.

Non si tratterebbe di una mossa difensiva, in chiave anti-Libra, ma di una soluzione che potrebbe garantire maggiore trasparenza. “In fondo il contante – spiega Minenna - in un certo senso è già 'cripto': a meno che non superi le soglie della disciplina antiriciclaggio, non si sa nulla su come viene usato. Una moneta digitale emessa da una banca centrale sarebbe tracciabile, favorirebbe il contrasto dell'economia sommersa e permetterebbe di costruire una regolamentazione più semplice”. 

L'assenza di divieti, infatti, non vuol dire assenza di norme. Anzi, con una moneta digitale di Stato o di banca centrale, la regolamentazione “potrebbe anche essere più stringente, perché se esistesse un e-euro, solo chi ha qualcosa da nascondere userebbe i criptoasset. Ma questo è possibile solo presentando un'alternative e superando il monopolio dell'offerta”. “Sarebbe preferibile un coordinamento globale, ma – continua l'economista - non è necessario. Ad esempio: il conio metallico lo fa lo Stato italiano e tutti sappiamo che nei tagli inferiori c'è un grande spreco di monetine. Immaginiamo un wallet, gestito dal Tesoro, su cui poter caricare queste monete in versione digitale. Ci sarebbe più trasparenza e un loro maggiore utilizzo”.

Non solo pagamenti

L'alchimia che verrà fuori dai dettagli del progetto e dalle mosse di Stati e banche centrali diranno cosa sarà Libra. “Al momento - afferma Serra - ci sono diversi scenari possibili, ma il suo impatto sarà comunque importante. Prima di tutto perché guiderà l'adozione di massa di soluzione basata su blockchain”.

Scontato pare l'utilizzo come strumento per trasferire di denaro a livello internazionale: “Come money transfer - sottolinea Bruschi - è potentissimo, con costi molto più bassi di quelli attuali”. Ma perché Facebook decide di affrontare tutto questo, abbandonando gradualmente – come si legge nel white paper - la conduzione del progetto? Bruschi ipotizza una strategia in due fasi.

“Nella prima Facebook spinge e promuove la blockchain, rendendola più accessibile”. La seconda va oltre il protocollo di Libra e coinvolge Calibra, la neonata controllata di Menlo Park: “Quando Libra sarà diventata mainstream, Facebook creerà nuovi servizi”. Anche sfruttando un aspetto fino a ora non troppo pubblicizzato: “Una delle possibilità tecniche della blockchain di Libra è costituita dagli smart contract, cioè strumenti che permettono azioni automatizzate al verificarsi di determinate condizioni”. Saranno uno strumento su cui basare “servizi che non riguardano solo i pagamenti ma anche assicurazioni e gestione finanziaria”.

I rischi “di sistema”

La forza di Facebook e dei suoi soci, però, potrebbe andare oltre i singoli segmenti e generare effetti di sistema. In diversi modi. Libra è una stablecoin che si ancora a un paniere di valute e accumula riserve liquide e stabili (come i titoli di Stato). Per ogni Libra sarà depositata un asset di pari valore, dollaro compreso. Per questo motivo, secondo Serra, la moneta digitale potrebbe generare problemi non tanto agli Stati Uniti, quanto ai Paesi con valute minori e instabili: “In questi casi, Libra potrebbe davvero sostituire la valuta locale”. Ma c'è un altro (potenziale) problema.

E qui anche le economie più mature potrebbero essere esposte. Riguarda le riserve, composte anche da bond governativi. Di fatto, Facebook investirà in titoli di Stato: “Se l'adozione di Libra crescesse – spiega il co-fondatore di Iconium – saranno necessari miliardi di riserve e Libra Association potrebbe, in teoria, decidere di comprare un titolo piuttosto che un altro. O contrattare con uno Stato che ostacola la conversione di Libra”. Insomma: le riserve potrebbero dare all'associazione uno strumento di pressione nei confronti degli Stati. “È meritorio dare accesso ai servizi finanziari per chi non ha carte di credito o conti correnti, ma come in tutte le nuove frontiere ci sono vantaggi e rischi”. Davanti ai quali si può vietare, negoziare o rilanciare.



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