Come stanno veramente le cose tra Juncker e la Grecia

Non è la prima volta che il presidente della Commissione Ue critica aspramente l'“austerità cieca” e il ruolo del Fondo Monetario Internazionale durante la crisi. Ma non è immune da responsabilità

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Wiktor Dabkowski / dpa Picture-Alliance
 
Jean Claude Juncker durante una conferenza stampa sulla crisi greca

Vero mea culpa o notizia vecchia? Le dichiarazioni del 15 gennaio del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sull'austerità avventata e la mancata solidarietà alla Grecia hanno provocato interesse mediatico e polemiche politiche in Italia.

"Qualche errore è stato fatto, fa piacere se viene ammesso, ma non voglio entrare nel merito delle dichiarazioni di Juncker", ha reagito il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "Se ne sono accorti anche a Bruxelles, meglio tardi che mai: tardi, tardissimo, meglio tardissimissimo che mai", ha detto il ministro dell'Interno e leader della Lega, Matteo Salvini.

"Le lacrime di coccodrillo non mi commuovono. Juncker e tutti i suoi accoliti hanno devastato la vita di migliaia di famiglie con tagli folli mentre buttavano un miliardo di euro l'anno in sprechi come il doppio Parlamento di Strasburgo. Sono errori che si pagano", ha scritto sul blog delle stelle il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio.

Una cosa che fa notizia solo in Italia

Eppure, aldilà dei confini italiani, le dichiarazioni di Juncker non hanno fatto notizia. Nessun grande giornale internazionale ha ripreso il presunto mea culpa. I giornalisti stranieri che seguono quotidianamente le attività e le dichiarazioni della Commissione e delle altre istituzioni europee non si sono stupiti di fronte alle parole di Juncker sull'austerità.

Quando Juncker litigava con il Fondo monetario

In realtà non è la prima volta che Juncker critica aspramente quella che generalmente definisce “austerità cieca” e il ruolo del Fondo Monetario Internazionale durante la crisi greca. Le divergenze tra Juncker e il Fmi esplosero alla luce del sole – in realtà dei faretti di una conferenza stampa notturna al termine di una riunione dei ministri delle Finanze della zona euro – già nel novembre del 2012.

All'epoca Juncker era presidente dell'Eurogruppo e i ministri europei stavano negoziando con la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, le misure che la Grecia avrebbe dovuto adottare per il suo secondo piano di salvataggio. Durante la conferenza stampa, Juncker mostrò pubblicamente tutta la sua irritazione nei confronti del Fmi spiegando che l'obiettivo per riportare il debito greco al 120% del Pil sarebbe stato spostato al 2022 contro il 2020 previsto inizialmente e chiesto dall'istituzione di Washington.

Lagarde reagì esasperata alzando gli occhi e scuotendo la testa in modo vistoso. “Dal nostro punto di vista il calendario appropriato è il 120% entro il 2020”, disse la direttrice del Fmi: “chiaramente abbiamo dei punti di vista diversi”. Nel 2015, arrivato alla presidenza della Commissione e confrontato a una nuova crisi in Grecia, Juncker tornò a scontrarsi con il Fmi sull'attitudine da tenere nei confronti del governo greco, di cui era diventato primo ministro Alexis Tsipras.

Juncker critico dell'austerità

Nei sei mesi che portarono Atene sulla porta di uscita dall'euro, salvo una marcia indietro all'ultimo minuto, la Commissione prese le difese del governo greco, facendo pressioni sul Fmi e su diversi Paesi europei come la Germania per allentare gli impegni in termini di austerità. L'allora ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, reagì attaccando il capo di gabinetto di Juncker, Martin Selmayr, a cui fu intimato di non immischiarsi nella gestione del terzo salvataggio greco.

Quanto all'austerità, in diversi discorsi sin dal suo insediamento come presidente della Commissione, Juncker ha avuto un atteggiamento critico. Alla prova dei fatti, la sua Commissione si è mossa per allentare lo sforzo di consolidamento di bilancio di diversi paesi. Nel 2015 l'esecutivo Juncker ha introdotto una comunicazione sulla flessibilità che ha permesso all'Italia di beneficiare di oltre 30 miliardi di margine di manovra aggiuntiva.

Negli anni successivi la Commissione si è rifiutata di sanzionare la Francia con un deficit superiore al 3% e di multare Spagna e Portogallo (in realtà ha imposto una multa di zero euro) per gli sforzi insufficienti rispetto a quanto previsto dal Patto di Stabilità e Crescita. La Commissione Juncker si è attirata le critiche di diversi governi e dell'European Fiscal Board (l'organismo indipendente che valuta l'applicazione del Patto di Stabilità) per aver concesso troppa flessibilità agli Stati membri e non aver fatto rispettare le regole in modo più rigido.

Il rimpianto per l'austerità "avventata"

Il discorso di Juncker all'Europarlamento a Strasburgo è stato pronunciato in occasione dei 20 anni dell'euro davanti a altre istituzioni e personalità più rigide durante la crisi. “Ero presidente dell'Eurogruppo nel momento della più grave crisi economica e finanziaria”, ha ricordato Juncker. “Sì, c'è stata dell'austerità avventata”, ha ammesso il presidente della Commissione. Tuttavia “non perché abbiamo voluto punire quelli che lavorano o sono in disoccupazione, ma perché le riforme strutturali, indipendentemente dal regime monetario in cui ci troviamo restano essenziali”, ha spiegato Juncker, prima di affrontare i suoi rapporti con il Fondo Monetario Internazionale.

“Rimpiango il fatto che abbiamo data troppa importanza all'influenza del Fmi. Eravamo in diversi al momento dell'inizio della crisi a pensare che l'Europa avesse abbastanza muscoli per resistere senza l'influenza del Fmi”, ha detto Juncker, prima di passare alla Grecia. “Ho sempre deplorato questa mancanza di solidarietà che apparsa al momento di quella che è stata chiamata la crisi greca”, ha detto il presidente della Commissione. “Siamo stati insufficientemente solidali con la Grecia. Abbiamo insultato e coperto di invettive la Grecia” ma “mi rallegro del fatto di vedere la Grecia, il Portogallo e altri paesi aver ritrovato, non dico un posto al sole, ma tra le vecchie democrazie europee”. E' stato un mea culpa? A molti nella plenaria di Strasburgo è apparso come un modo per Juncker di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e puntare il dito contro quelli che non lo avevano ascoltato.



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