Banca Imi sta studiando la blockchain per gestire il mercato dei derivati

La banca di investimento di Intesa Sanpaolo potrebbe usare la tecnologia di bitcoin per un modello di gestione "ampio, preciso e più trasparente"

Banca Imi sta studiando la blockchain per gestire il mercato dei derivati
 (Afp)
 Blockchain

Anche Banca Imi, la banca d'investimento di Intesa Sanpaolo, sta esplorando la blockchain. Uno studio firmato da Massimo Morini, capo della divisione Interest Rates and Credit Models dell'istituto, afferma che la tecnologia potrebbe essere usata per gestire il mercato dei derivati. La chiave è negli 'smart contract', cioè contratti intelligenti sottoscritti da un compratore e da un venditore le cui condizioni sono scritte direttamente tra le righe di codice.

Sono strumenti che, grazie alla blockchain, potrebbero rendere i processi più rapidi, economici e sicuri. Ed è proprio questa la conclusione a cui arriva Banca Imi. Secondo i test condotti da Morini, le operazioni sarebbero "più rapide", consentendo di fare in "poche ore" quello che oggi richiede "due giorni". E ci sarebbero anche "rischi ridotti". "Il progresso della blockchain negli ultimi due anni - afferma Morini - appare simile a quello compiuto da internet alla fine del secolo scorso".

Nel settore degli investimenti che interessa più da vicino Banca Imi, "gli smart contract offrono un modello di gestione ampio, preciso, trasparente", proibendo "lo sfruttamento di clausole opache avverse alla controparte". Sono tutti risultati resi "particolarmente rilevanti" dal fatto che, rispetto pochi mesi fa, il valore delle criptovalute si e' moltiplicato e "gli investitori sono attratti dalle opportunita' offerte da questo mercato", anche se mancano spesso loro le conoscenze per gestirlo. "Noi - si legge nel documento - abbiamo l'opportunità di offrire questi strumenti per creare l'infrastruttura di un mercato finanziario sulla blockchain". Anche perché "ogni tecnologia che possa rendere meno rischioso il mercato dei derivati ha una grande rilevanza per il futuro dell'economia globale".

Intesa Sanpaolo non è nuovo all'esplorazione della blockchain. Fa parte di R3, il consorzio nato per sviluppare la tecnologia nel mondo della finanza. All'inizio di dicembre è stato uno dei 22 istituti (assieme, tra gli altri, a Barclays, Bbva, Commerzbank, HSBC e Natixis) a lanciare il prototipo di un sistema di pagamento su blockchain che consente "transazioni internazionali, rapide, efficienti e a costi ridotti". 



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