Instagram ha un miliardo di utenti, ma uno su dieci non è umano

Lo rivela un un nuovo studio, condotto per The Information dalla società di ricerca Ghost Data. Il social sta diventando la nuova frontiera della disinformazione, con conseguenze anche per le imprese

Instagram ha un miliardo di utenti, ma uno su dieci non è umano 
 (Afp)
 Instagram

Instagram, la popolarissima piattaforma social di Facebook, ha recentemente raggiunto un miliardo di utenti ma 95 milioni, quasi uno su dieci, potrebbe essere formata da bot, abbreviazione di robot, cioè degli account che si presentano come account reali ma che in realtà non rappresentano degli esseri umani ma sono programmati da sotftware per comunicare e navigare sulla rete.

Lo rivela un un nuovo studio, condotto per The Information dalla società di ricerca Ghost Data. Questo riscontro è in qualche modo superiore rispetto a uno studio simile condotto nel 2015. L'aumento dei bot è particolarmente significativo perché, secondo quanto spiegano gli esperti, questi account controllati da computer invece che da persone sono uno dei fattori chiave della diffusione di notizie false, cioè di quelle fake news di propaganda politica che hanno invaso i social network in vista delle elezioni presidenziali Usa del 2016.

Instagram prossima frontiera della disinformazione

Quegli scandali hanno preso corpo principalmente su Facebook, WhatsApp e su Twitter, ma secondo gli esperti Instagram potrebbe essere la prossima frontiera della guerra alla disinformazione. Occorre anche ricordare che Facebook, WhatsApp e Instagram sono tutti di proprietà della stessa azienda e cioè di Facebook.

Il fenomeno degli account 'fantasma" su Facebook, Instagram e Twitter così come su altre piattaforme, non è cosa nuova. Già nel 2013 acquistare un pacchetto da mille follower o "amici" taroccati costava meno di 10 euro. Basta fare qualche ricerca su Google con richieste quali "buy twitter followers" o "buy facebook friends" o "likes" per rendersi conto che poco è cambiato.

Società specializzate di social media marketing - in realtà vere e proprie "bot farm" come la misteriosa Rantic che sforna fino a 50mila fake al giorno, anche se la maggior parte ha sede in India, Bangladesh e Filippine - utilizzando numerosissimi intermediari fanno da anni ricchi affari, abbeverandosi a un comparto che solo nel 2014 ha mosso su Facebook 200 milioni di dollari. A essere cambiati sono semmai gli scopi per i quali queste sterminate utenze fantasma vengono fabbricate.

L'esercito dei bot (e le conseguenze per le imprese)

Se prima si parlava di mero "social doping", cioè di un aumento dei follower in ottica commerciale o di popolarità, magari per scalare nel ranking dei motori di ricerca, oggi si spazia su diversi fronti: dal dating, con l'aumento delle finte utenze femminili, al business delle recensioni finte, dalla propaganda interna alla criminalità organizzata passando per la lotta politica.

L'intossicazione è forte anche sul lato degli affari: basti considerare che, stando ai numeri del Ponemon Institute, il 10% dei database delle aziende interpellate è costituito da falsi profili potenzialmente dannosi per la sicurezza delle informazioni. Un'utenza falsa, fasulla, prodotta in serie da software dedicati oppure creata a mano, può diventare un facile veicolo per la diffusione dei fake.

Se nel secondo caso a quell'utenza può corrispondere un utente in carne e ossa (e dunque mettere in atto azioni precise spesso con obiettivi chiari, dalla diffamazione allo stalking fino all'insulto, alla denigrazione generica, al "trolling" (disturbatore) politico, oppure alla promozione di prodotti), nel primo caso si tratta fondamentalmente di "bot", cioè di profili automatizzati creati per un certo scopo (rituittare solo alcuni tipi di contenuti, come nel caso dell'Isis, o adescare incauti utenti per ricattarli sessualmente) che finiscono per vivere di vita propria senza più alcun intervento umano.

Più in generale, si tratta di qualsiasi account in cui qualcuno si spacci per qualcun altro - magari rubandogli l'identità - o di qualcosa che produca online attività assimilabili a quelle di un essere umano. Sempre più simili a quelle di un utente autentico. Il rischio è che il fenomeno diventi dilagante.

Le principali piattaforme sono infestate dai virus. Anche se tentano delle bonifiche periodiche. Secondo alcune fonti su Facebook i profili falsi sarebbero circa 81 milioni, per altre oltre 130 ma la cifra più probabile è 170 milioni. Su Twitter sarebbero circa 20 milioni, anche se del pacchetto fanno parte tante utenze silenti e in generale gli strumenti che permettono questi check-up, come Twitter Audit, non funzionano poi così bene. Così come le stime interne.



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