Google ha anticipato la chiusura definitiva di Google Plus

La decisione a seguito della scoperta di una nuova falla, che ha esposto i dati di oltre 52 milioni di utenti

Google ha anticipato la chiusura definitiva di Google Plus
 (Afp)
Google plus

In seguito alla scoperta di una nuova falla, che ha esposto i dati di oltre 52 milioni di utenti, Google anticipa ad aprile la chiusura del social network Plus. La piattaforma era già destinata a uscire di scena ad agosto quando, durante un test di routine, si è scoperto che un’Api (i protocolli che consentono a uno sviluppatore terzo di interagire con il servizio) dava accesso a nomi, indirizzi email, età, occupazione, data di nascita, genere, foto, e stato civile degli utenti.

L’8 ottobre Google aveva dato notizia di una vulnerabilità simile, con la quale erano stati resi accessibili i dati di 500 milioni di utenti. In quell’occasione il Wall Street Journal rivelò che l’azienda era a conoscenza del problema fin da marzo e aveva scelto di non darne notizia per evitare di essere coinvolta nello scandalo Cambridge Analytica, che proprio in quel periodo investiva Facebook.

La buona notizia

Né password né dati bancari sono interessati dalla falla in Google Plus. E se quella di ottobre è stata aperta probabilmente per anni - questo aspetto non è mai stato del tutto chiarito -, nel recente episodio i dati degli utenti sarebbero stati accessibili per soli sei giorni, rassicura l’azienda in una nota. Ad aprire la nuova falla, spiega il dirigente di Google David Thucker, sarebbe stato un aggiornamento rilasciato a novembre e corretto sei giorni dopo.

Tuttavia è la seconda volta a distanza di pochi mesi che si apprende di un problema di sicurezza del social network, che già non gode di grande fama tra gli internauti. Già a ottobre l’azienda aveva spiegato di non essere in grado di determinare con sicurezza l’estensione del pubblico coinvolto, dal momento che non conserva i registri relativi all’uso delle Api per più di quindici giorni. In questo caso Thucker assicura che non c’è prova che “gli sviluppatori terzi che avevano erroneamente accesso a quelle informazioni ne fossero al corrente o le abbiano usate in alcun modo”.

Come ricostruisce La Stampa, Google+ sarebbe dovuta essere la risposta di Mountain View a Facebook e Twitter. Nel 2011 l’azienda aveva voluto creare una piattaforma che si avvalesse della grande quantità di caselle di posta elettronica per coinvolgere gli utenti. Ma secondo una ricerca del 2015, gli utenti attivi di Google Plus sarebbero stati 111 milioni, molti meno rispetto ai due miliardi di Facebook.

Il giorno di Sundar

Probabilmente anche la nuova vicenda di Google Plus sarà oggetto di domande, durante l’udienza del congresso alla quale è atteso l’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai. L’ingegnere 47enne, con un background da sviluppatore dei prodotti del colosso, stavolta dovrà dare prova anche delle sue capacità diplomatiche, dal momento che è la prima volta che si presenta ufficialmente di fronte ai deputati di Washington per rispondere dell’enorme quantità di dati raccolta dalla sua azienda.

A settembre Google aveva attirato il fastidio dei deputati di entrambi gli schieramenti, quando l’azienda non aveva inviato delegati a un’udienza alla quale hanno partecipato sia il capo operativo di Facebook che l’amministratore delegato di Twitter. Oggetto dell’incontro la possibilità di aumentare la tassazione sugli introiti pubblicitari dei colossi tecnologici. Un tavolo al quale, almeno in quest’occasione, Sundar Pichai non potrà rifiutarsi di sedere. 



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