Renault ha detto il primo sì alla fusione con Fca

Il cda ha deciso di "studiare con interesse" la proposta di matrimonio e si riunirà nuovamente in giornata. Rialzi in Borsa per i titoli di entrambi i costruttori

fusione fca renault

Con una stringata comunicazione il cda di Renault ha detto un primo sì alla proposta di fusione paritetica avanzata lunedì scorso da Fca. "Il Consiglio ha deciso di studiare con interesse l'opportunità di una combinazione e di approfondire le discussioni su questo tema", spiegano in maniera ufficiale da Boulogne-Billancourt, quartier generale della casa della losanga, il cui cda si vedrà di nuovo domani "a fine giornata".

Le Borse premiano l'apertura

La notizia era stata ampiamente attesa dai mercati finanziari, che, in una giornata già di base positiva, hanno premiato entrambi i titoli: quello di Renault è salito del 4,28%, sul tetto del Cac 40, mentre quello di Fca ha chiuso in rialzo del 3,87%, riavvicinandosi al 12 euro; a beneficiare degli acquisti anche Exor, che sale del 4,1%.

Gli investitori dimostrano così di guardare con attenzione alle prospettive dell'operazione, che creerebbe il terzo gruppo mondiale del settore auto, con 8,7 miliardi di vendite e che potenzialmente, se si arrivasse a un coinvolgimento degli alleati giapponesi di Renault, creerebbe un colosso da circa 15 milioni di auto vendute l'anno, che sarebbe nettamente il primo gruppo al mondo. 

Già prima del consiglio, secondo quanto sottolineano indiscrezioni in arrivo da Parigi, erano stati discussi e affrontati i nodi emersi nel week end dopo gli incontri fra il presidente di Fca, John Elkann, e Bruno Le Maire, ministro dell'Economia francese (lo Stato è il primo azionista di Renault con il 15%), che riguardavano la futura presenza di un rappresentante del governo in Consiglio d'amministrazione del gruppo post fusione e di una voce in capitolo nelle nomine apicali del gruppo.

Il progetto di Fca prevede la creazione di una capogruppo olandese partecipata al 50% dagli azionisti di ciascuna casa automobilistica che porterebbe Exor a esserne il primo socio con circa il 14,5% mentre il governo di Parigi scenderebbe al 7,5%; la stessa quota la avrebbero i giapponesi di Nissan, che attualmente sono azionisti al 15% di Renault e che, con la creazione della capogruppo, avrebbero, a differenza di adesso, anche i diritti di voto sulla propria quota.

Il ruolo di Nissan

Anche il coinvolgimento dei giapponesi è uno dei temi posti come cruciali dalla Francia: secondo quanto riportava il Financial Times in mattinata, i loro esponenti nel cda di Renault oggi si sarebbero astenuti dopo che lunedì il gruppo nipponico ha fatto sapere di non essere contrario al matrimonio, che tuttavia comporterà una "fondamentale revisione" dei termini dell'alleanza.

Non è nemmeno escluso che Nissan decida di salire nell'azionariato per pesare maggiormente nel momento in cui si dovesse proseguire con l'operazione, in modo da avere ulteriore voce in capitolo oltre a quella che gli danno le sue tecnologie, specialmente sul fronte dell'elettrico e dell'ibrido.

In Italia, intanto, dopo l'incontro fra Le Maire ed Elkann è polemica politica, con le opposizioni, a partire dall'ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda (Pd), che accusano il governo di essere "completamente assente" dalla vicenda. Il sindaco di Torino, Chiara Appendino, ha intanto assicurato che vedrà presto i vertici di Fca per capire le ricadute sulle attività italiane.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.