Perché l'antitrust americana ha deciso di indagare Facebook

Si apre così un nuovo fronte che coinvolge un vecchio accordo del 2011 tra la società di Zuckerberg e la Federal Trade Commission

Perché l'antitrust americana ha deciso di indagare Facebook
GABRIEL BOUYS / AFP 
 Mark Zuckerberg

La Federal Trade Commission (Ftc), l'antitrust americana, ha aperto un'indagine sulla gestione dei dati di Facebook. Anche se la catena di eventi che ha portato informazioni di milioni di utenti nelle mani di Cambridge Analytica sembra piuttosto chiara, la Ftc apre un fronte nuovo, che coinvolge un precedente accordo tra la commissione e la società di Menlo Park.

Cosa ha detto l'antitrust

"La Ftc - si legge in una nota della Commissione - è convintamente impegnata a utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso per tutelare la privacy dei consumatori". E per quanto riguarda l'affare Facebook-Cambridge Analytica, si approfondirà per appurare l'eventuale condotta di "imprese che non onorano le promesse" fatte agli utenti sulla riservatezza di dati e informazioni".

Di conseguenza, continua la Ftc, "prende molto seriamente le recenti notizie di stampa che sollevano notevoli preoccupazioni circa le pratiche sulla privacy di Facebook". Quelle "promesse non onorate" non si riferiscono solo agli utenti ma anche alla stessa Federal Trade Commission.

L'accordo del 2011 

Nel 2011 la Ftc indaga su un utilizzo disinvolto dei dati. Facebook è poco trasparente sulla gestione e non espone con chiarezza quali informazioni possono essere usate da terze parti. Menlo Park arriva a un accordo. Niente multe, ma una serie di correzioni volontarie che mirano a una più oculata gestione delle informazioni. Tra le altre cose, Facebook si impegna a fornire impostazioni sulla privacy più chiare, a non muovere dato senza consenso esplicito dell'utente e a promuovere un "programma" per la riservatezza "adeguato" alla quantità di informazioni gestite ogni giorno dalla piattaforma.

La falla Kogan

Nel suo unico intervento pubblico sulla questione Cambridge Analytica, Mark Zuckerberg si è sì detto "responsabile" per quanto avvenuto. Ma ha di fatto rifiutato l'idea di una fuga di dati contraria alle regole. Le informazioni sono state infatti ottenute da Cambridge Analytica tramite un il ricercatore Aleksandr Kogan. La sua app (lecita) era stata scaricata da circa 270.000 persone. La platea si è moltiplicata perchè le norme di Facebook allora in vigore consentivano di raccogliere dati anche sulla rete di amici dell'utente coinvolto.

Facebook si è affrettata a dire che una cosa del genere non è più possibile, perchè le regole sono diventate più stringenti. Vero. Il problema è che la ricerca di Kogan risale al 2014 e l'accordo con la Ftc al 2011. La commissione verificherà quindi se in questi tre anni (e in seguito) Facebook abbia rispettato i suoi impegni, soprattutto in riferimento al "programma privacy" e alla condivisione di dati con terze parti.



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