Cosa non torna nel grande assalto al 'caveau' informatico di Equifax 

Bloomberg: perché tre dirigenti si sono liberati di azioni della società di controllo crediti prima che si sapesse che era stata hackerata?

Cosa non torna nel grande assalto al 'caveau' informatico di Equifax 

Equifax, una delle tre più grandi società di controllo crediti degli Stati Uniti, ammette di essere stata hackerata. Ma solo dopo che tre dirigenti della compagnia si sono liberati di azioni per un valore di 1,8 milioni di dollari, scrive Bloomberg.

La fuga di informazioni, che riguarda i dati di circa 143 milioni di cittadini americani, ha avuto inizio a maggio. Gli hacker hanno potuto agire indisturbati fino alla scoperta della vulnerabilità del sistema che ha consentito l’intrusione, scoperta il 29 luglio, spiega l’azienda in un comunicato. Secondo Bloomberg, tre dirigenti hanno venduto le loro azioni nei tre giorni successivi alla scoperta. Ines Gutzmer, portavoce di Equifax, ha dichiarato che in quei giorni i tre “Non avevano alcuna consapevolezza che fosse avvenuta un’intrusione”.

Richard F. Smith, presidente e amministratore delegato di Equifax, ha dichiarato che “Si tratta chiaramente di un evento grave per la nostra azienda, che colpisce il cuore di chi siamo e cosa facciamo. Mi scuso con i consumatori e i nostri clienti commerciali per la preoccupazione e la frustrazione che potrebbero derivarne. Siamo orgogliosi di essere leader nella gestione e nella protezione dei dati e stiamo conducendo una revisione approfondita delle nostre operazioni generali di sicurezza. Ci concentriamo anche sulla protezione dei nostri clienti e abbiamo sviluppato un portafoglio completo di servizi per supportare tutti i consumatori statunitensi, indipendentemente dal fatto che siano stati colpiti da questo incidente”

A essere sottratti sono stati dati altamente sensibili tra i quali numeri di carte di credito, identificativi delle patenti di guida, codici di previdenza sociale, indirizzi e date di nascita. Un bottino che nella migliore delle ipotesi può dare origine a furti di informazioni dagli account degli utenti o alla violazione dei conti correnti. L’azienda ha fatto sapere che sono stati sottratti anche dati di cittadini del Canada e del Regno Unito per quella che risulta essere una delle più grandi intrusioni informatiche di tutti i tempi. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it