I rifiuti sono il petrolio del futuro, dice Claudio Descalzi

Intervista dell'ad di Eni al Sole 24 Ore che ha ricordato il progetto del gruppo per la trasformazione dei rifiuti organici urbani in energia: "I vantaggi sono il riutilizzo totale dei rifiuti, la produzione di energia che significa meno importazioni di petrolio e gas, l'aumento dell'occupazione e la riduzione della componente carbonica"

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MIGUEL MEDINA / AFP
Claudio Descalzi

I rifiuti sono "il petrolio del futuro" perché "l'incremento demografico e il miglioramento degli standard di vita porteranno all'aumento esponenziale dei rifiuti" e "sarà indispensabile, di conseguenza, smaltirli in modo pulito e utile": lo ha affermato l'ad di Eni, Claudio Descalzi, in un'intervista al Sole 24 Ore.

Descalzi ha ricordato il progetto del gruppo "per la trasformazione dei rifiuti organici urbani in energia": "I vantaggi sono il riutilizzo totale dei rifiuti, la produzione di energia che significa meno importazioni di petrolio e gas, l'aumento dell'occupazione e la riduzione della componente carbonica".

"Trattare in questo modo 150 tonnellate di rifiuti", ha sottolineato, "significa trasformare in energia i rifiuti di un milione e mezzo di persone". "Nei prossimi anni saremo in grado di arrivare a 600 mila tonnellate, anche grazie all'accordo quadro fatto con la Cassa depositi e prestiti che, come noi, ha molte aree utilizzabili per la realizzazione degli impianti", ha aggiunto Descalzi.

L'ad di Eni ha parlato anche della presenza in Africa del gruppo: "Negli ultimi anni abbiamo fatto numerose scoperte di giacimenti. Ora cresceremo su progetti diversi dall'oil&gas: rinnovabili, conservazione delle foreste, sostenibilità. Una nuova frontiera sono i crediti ambientali, utili alla nostra società ma anche all'ecosistema planetario. Nei mesi scorsi sono tornato in Africa incontrando i presidenti di Mozambico, Angola, Repubblica Democratica del Congo: li ho interessati perché, invece di parlare di petrolio, ho preferito discutere gli interventi di conservazione delle foreste e di agricoltura 4.0. Non è soltanto un tema di sviluppo sostenibile, ma di flusso di crediti che servono a migliorare il bilancio Eni delle emissioni e la qualità dell'ambiente di quei paesi con un beneficio per il mondo. Per noi è una prorità".

Descalzi ha ricordato l'impegno della società nell'economia circolare: "Parlano i fatti. Circa un miliardo di investimenti in ricerca e sviluppo e tre miliardi nella realizzazione di progetti di decarbonizzazione nei prossimi tre anni che saranno determinanti. Nel macro, siamo impegnati nella grande trasformazione della chimica e della raffinazione in Italia, da Venezia a Gela. Nel micro, con il lancio di impianti di trattamento che definiamo tascabili, per la trasformazione dei rifiuti organici urbani in energia. I vantaggi sono il riutilizzo totale dei rifiuti, la produzione di energia che significa meno importazioni di petrolio e gas, l'aumento dell'occupazione e la riduzione della componente carbonica".

Il manager ha parlato dei progetti futuri e di come si evolve il business: "Accelerare lo sviluppo delle nuove attività: dalla diversificazione nelle energie rinnovabili all'economia circolare per chimica e raffinazione. Come Eni abbiamo avviato i processi per cambiare il mix energetico per esempio sostituendo il gas con l'energia solare, che per noi è perfetta, in quanto gran parte della attività sono in zone calde, dall'Africa all'Asia fino al Sud America. Tutte iniziative che finanziamo con capitali propri, senza sussidi pubblici e sviluppando tecnologie innovative".

In questo cambio l'Italia avrà un ruolo centrale: "L'Italia è diventata il nostro hub tecnologico, con sette centri di ricerca, 1.500 ricercatori, 3 miliardi di investimenti e una rete di rapporti con 70 enti di ricerca e università. Il tutto ha prodotto 7.490 brevetti e 350 progetti applicativi. Non solo, nei prossimi tre anni continueremo investendo un altro miliardo nella ricerca e altri 3 miliardi nelle realizzazioni". 



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