Perché il gas liquefatto è la futura energia dell'Africa

Mercato in piena espansione e un forte potenziale non ancora sfruttato per una fonte molto più pulita del carbone e meno volatile del petrolio

Perché il gas liquefatto è la futura energia dell'Africa

L’Africa ha un forte potenziale produttivo di gas naturale liquefatto (Gnl), nuova fonte di energia meno inquinante che suscita sempre maggiore interesse delle potenze industriali mondiali. Il mercato è in piena espansione: dieci anni fa solo 15 paesi consumavano Gnl, mentre oggi sono almeno in 39. Questa fonte di energia, al terzo posto dietro petrolio e carbone, è prodotta soprattutto da Qatar, Australia, Nigeria, Malesia e Indonesia. Per portare avanti la transizione energetica l’Asia assorbe il 70% della produzione mondiale con il Giappone al primo posto, che da solo importa il 31% del gas naturale liquefatto disponibile, seguito da Corea del Sud (12,7%) e Cina (9,9%).

Una domanda in crescita

Molto allettanti le prospettive commerciali di questa nuova fonte di energia: secondo l’Agenzia internazionale dell’Energia (Aiea) la domanda globale di Gnl dovrebbe passare da 245 milioni di tonnellate annue (Mtpa) nel 2015 a 375 nel 2020 e 470 Mtpa nel 2030. La capacità di liquefare il gas è anche in crescita, stimata attorno ai 140 milioni di tonnellate entro il 2020, ma la quantità prodotta non basterà.

Questo mercato dell’energia del futuro rappresenta una grande opportunità per l’Africa dove sono stati scoperti importanti giacimenti di gas naturale ai quattro angoli de continente, dall’Egitto al Mozambico passando per il Senegal e la Mauritania. Riserve gigantesche che consentiranno all’Africa di posizionarsi sulla mappa del rifornimento energetico mondiale a partire del 2020, quando prenderanno il via diversi progetti, ma anche di sopperire al fabbisogno nazionale in elettricità.

Perché il gas liquefatto è la futura energia dell'Africa
Impianto Gnl nell'isola di Bonny 

Sono già attivi quattro impianti di liquefazione del gas naturale in Nigeria, Algeria, Angola e Guinea equatoriale. Il più grande progetto è localizzato in Nigeria, sull’isola di Bonny, al largo dello Stato di Cross River, in tre impianti gestiti dal consorzio Nigeria LNG con una capacità produttiva di 22 Mtpa. In Algeria la compagnia nazionale Sonatrach è operativa negli impianti di Arzew e Skikda, che con una produzione annua di 41,9 milioni è il terzo fornitore di gas naturale liquefatto all’Europa. Il consorzio Angola Lng controlla l’impianto di liquefazione di Soyo, nella provincia di Zaïre, che comprende anche un terminal marittimo in funzione dal 2007. La produzione di 5,2 Mpta è destinata al Brasile, ad altri paesi dell’America latina e da pochi mesi il gas naturale liquefatto angolano viene venduto a negozianti svizzeri (Vitol, Glencore) e al tedesco Rwe Supply & Trading. La Guinea equatoriale vende i suoi 3,4 Mtp di gas naturale liquefatto a Bg, diventato Shell, sulla base di un accordo firmato nel 2006. Il gas guineano viene poi rivenduto a caro prezzo sul mercato asiatico, lasciando a Malabo solo le briciole.

Otto in pole position

In Africa almeno otto paesi ambiscono a sviluppare un’industria locale di liquefazione del gas per il consumo locale e le esportazioni.Tra questi la Guinea equatoriale avvierà il primo progetto di estrazione in acque profondi: ‘Fortuna Flng’ sarà gestito dal britannico Ophir Energy e entrerà in produzione nel 2020. La metà dell’energia sarà venduta al trader svizzero Gunvor e l’altra parte andrà al mercato africano.

Anche la Costa d’Avorio si sta lanciando nel settore del Gnl con un impianto in fase di costruzione ad Abidjan, affidato ad un consorzio costituito da Total, Socar (Azerbaidjan), Shell e la società petrolifera di stato ivoriana. Sarà collegato ad un pipeline che alimenterà due centrali elettriche, in grado di coprire il fabbisogno interno e parte della domanda regionale. Il Camerun sta costruendo una fabbrica galleggiante di liquefazione del gas a Kibri, sulla costa meridionale, da destinare all’esportazione. L’impianto, che potrebbe entrare in servizio nel 2018, sarà gestito dalla società pubblica di idrocarburi, da Snh e Perenco Cameroun. In Egitto, a Zohr, la produzione del più grande giacimento di gas di tutto il Mediterraneo è partita a fine 2017, anche per rispondere alla domanda interna.

Senegal e Mauritania sfrutteranno insieme importanti giacimenti di gas scoperti da Kosmos Energy nella zona di confine, i campi di Tortue e Ahmeyim, con diverse unità di trasformazione e produzione di Gnl, operative tra il 2021 e il 2023. Il Mozambico sarà della partita con due progetti di liquefazione del gas naturale a partire del 2022-2023 nella località di Palma (provincia di Cabo Delgado), gestito da Anadarko, e nel campo di Coral Sud (zona extracostiera 4), sfruttato da Eni. Il Burkina Faso ha invece firmato con la Guinea equatoriale un accordo per importare in futuro del gas naturale liquefatto. Lo stesso passo è stato compiuto dal Ghana che ha siglato un accordo con la Guinea equatoriale e con Gazprom, “a prezzi competitivi”. In media un litro di Gnl si vende tra 8 e 10 dollari.

Le mire cinesi

Ad oggi l’Africa assorbe solo il 4% del gas naturale liquefatto, ma il mercato è destinato a crescere sia per quanto riguarda la domanda ma soprattutto l’offerta. A fiutare il buon affare la Cina che dovrebbe investire 7 miliardi di dollari nell’industria africana di liquefazione del gas entro il 2020, finanziando alcuni progetti e costruendo piattaforme di produzione.

Il gas naturale di qualità commerciale viene liquefatto tramite un procedimento di raffreddamento del combustibile a una temperatura di circa meno 160 gradi a pressione atmosferica. Viene condensato allo stato liquido per facilitarne il trasporto su grande distanze, in particolare in mare, con costi di gran lunga inferiori a quelli di un gasdotto. E’ una fonte di energia molto più pulita del carbone per produrre elettricità e il cui prezzo sui mercati è molto meno volatile rispetto a quello del petrolio, garantendo ai paesi produttori maggior stabilità delle finanze pubbliche.



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