L'economia della Gran Bretagna frena con la Brexit. Ma resta la quinta al mondo

A fare da traino è soprattutto il settore dei servizi, che contribuisce per oltre i tre quarti alla composizione del Pil nazionale, seguito dal manifatturiero (industria e costruzioni) con circa il 21%, mentre l'agricoltura vi concorre soltanto in maniera residuale (meno dell'1%)

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BEN STANSALL / POOL / AFP
Boris Johnson

Con il trionfo di Boris Johnson alle elezioni nel Regno Unito ora la Brexit è veramente vicina. E i mercati tornano a chiedersi che cosa accadrà adesso. Il quadro complessivo mostra come oggi l'economia britannica stia lentamente rallentando la propria crescita, pur evidenziando elementi di oggettiva resilienza: il Pil ha registrato un incremento dell'1,9% nel 2016, dell'1,9% nel 2017 e del 1,4% nel 2018.

Il dato per il 2019, le cui previsioni restano tuttavia moderatamente positive (stima del +1,3% della Bank of England), sarà evidentemente influenzato dalle concrete modalità di abbandono britannico dell'Ue, soprattutto se dovesse effettivamente concretizzarsi l'ipotesi 'no deal'.

Comunque la Gran Bretagna rappresenta oggi la quinta economia mondiale e la seconda a livello europeo, con un Pil nominale pari a oltre 2.000 miliardi di sterline e uno pro-capite di quasi 30.000 sterline nel 2018. A fare da traino è soprattutto il settore dei servizi, che contribuisce per oltre i tre quarti alla composizione del Pil nazionale, seguito dal manifatturiero (industria e costruzioni) con circa il 21%, mentre l'agricoltura vi concorre soltanto in maniera residuale (meno dell'1%).

L'INFLAZIONE

L'indice dei prezzi al consumo annuale (Cpi) si è mantenuto al di sopra della media europea successivamente al referendum del giugno 2016, facendo registrare un dato, anno su anno, del +2,7% nel 2017 e del +2,5% nel 2018. Ad agosto 2019 il Cpi si attestava al 1,7% rispetto allo stesso mese del 2018. Il tasso di sconto è stato innalzato ad agosto 2018 allo 0,75%, rispetto al precedente 0,5%.

Storicamente, lo 0,75% rappresenta un tasso estremamente basso per il Regno Unito, pur trattandosi del tasso più alto tra quelli fatti registrare dopo la crisi finanziaria del 2008. Il dato è rimasto invariato nel 2019.

LA DISOCCUPAZIONE

Il tasso di disoccupazione continua a registrare una tendenza in flessione attestandosi al 4,4% nel 2017 e al 4,1% nel 2018. Il dato relativo al periodo maggio-luglio 2019 mostra un tendenziale in ulteriore flessione, con un tasso di disoccupazione al 3,8%.

LA BILANCIA COMMERCIALE

La bilancia commerciale appare strutturalmente in deficit: nel 2018, il saldo è risultato negativo per circa 38 miliardi di sterline, con un deficit di 67 miliardi nei confronti dei membri Ue e un surplus di 29 miliardi rispetto ai partner commerciali non Ue. Il pur consistente surplus nei servizi non è sufficiente a compensare l'ancor più rilevante deficit nei beni. Il dato relativo ai primi due trimestri del 2019 (-17,8 e meno 2,9 miliardi) evidenzia il fenomeno di aumento degli immagazzinamenti determinatosi nel primo trimestre a fronte dell'ipotizzata (e successivamente posticipata) uscita il 29 marzo 2019.

LA STERLINA

La sterlina britannica si è indebolita nei confronti delle principali valute internazionali: dal referendum sull'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea (giugno 2016) al settembre 2019, la sterlina si è deprezzata di circa il 14% rispetto all'euro e di circa il 18% rispetto al dollaro Usa.

IL QUADRO DI FINANZA PUBBLICA

Buono complessivamente lo stato del quadro di finanza pubblica: il cosiddetto public sector net borrowing dell'anno fiscale conclusosi a marzo 2019 è pari a 48,7 miliardi di sterline (rispetto a 52,3 miliardi di sterline dell'anno fiscale precedente). Si tratta del livello più basso nell'ultima decade. Il rapporto tra deficit e Pil per l'anno fiscale terminato a marzo 2019 si è attestato al 1,2%. Il debito pubblico (oltre 1800 miliardi di sterline) ammonta all'85,2% del Pil.

GLI INVESTIMENTI ESTERI

Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri, il Regno Unito rappresenta la prima destinazione europea. Anche in tale ambito significative potrebbero essere le conseguenze di una eventuale uscita traumatica dall'Ue. 



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