Dopo la polemica sul Dl Dignità, il M5s vuole "fare pulizia" al Mef

Gli 80 mila posti a tempo determinato che si perderebbero in 10 anni con le nuove norme sono ipotizzati dalla relazione tecnica allegata al testo. Di Maio prima parla di un numero che "non significa nulla" e, dopo il chiarimento di via XX Settembre, si dice "sbalordito". I dati del Sole 24 Ore

Dopo la polemica sul Dl Dignità, il M5s vuole "fare pulizia" al Mef
Cristiano Minichiello / AGF 
Luigi Di Maio 

80.000 posti di lavoro in dieci anni, ovvero 8.000 all'anno dal 2019 in poi. Sono i posti di lavoro a tempo determinato che verrebbero persi con il Dl Dignità in seguito alla stretta sui contratti a termine prevista dal testo che con l'obiettivo di combattere il precariato, limita da 36 a 24 mesi il tempo massimo di proroga per i contratti a termine.

I numeri sono contenuti nella relazione tecnica allegata al decreto, redatta dalla Ragioneria generale dello Stato, e hanno causato la levata di scudi di Pd e Forza Italia. 

Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, però non ci sta. Il Movimento 5 stelle sul Dl dignità si gioca tantissimo, anche politicamente: è una grande occasione per arginare il protagonismo di Matteo Salvini con un provvedimento che ricordi a tutti quegli elettori con un'estrazione di sinistra (i quali magari non hanno digerito sempre benissimo l'alleanza con la Lega) che la loro fiducia è ben riposta. Il vicepremier ha affrontato la questione in una diretta Facebook, utilizzando parole piuttosto dure.

"Quel numero per me non significa assolutamente nulla"

"Leggo sui giornali che il decreto farebbe perdere ottantamila posti di lavoro, non sta da nessuna parte. C’è un altro numero, ottomila, perché nella relazione c’è scritto che questo decreto farà perdere ottomila posti di lavoro in un anno". Gli ottantamila posti di lavoro sarebbero però quelli persi in dieci anni quindi il numero è giusto. "Quel numero, che per me non significa assolutamente nulla, è apparso nella relazione tecnica al decreto la notte prima che si inviasse al presidente della Repubblica. Non è una cosa che hanno messo i miei ministeri, non hanno chiesto i miei ministeri, e soprattutto non è una cosa che hanno chiesto i ministri della Repubblica", prosegue il ministro, affermando che il Dl "ha contro lobby di tutti i tipi". "Ci tengo a dirvi che quel numero è apparso la notte prima che il dl venisse inviato al Quirinale", ribadisce, "non è un numero messo dal governo". Anche qui c'entrano le lobby?

"Nella relazione che accompagna ogni decreto legge, e quindi anche il decreto entrato in vigore oggi, che viene redatta dalla Ragioneria generale dello Stato, si legge chiaramente che 80 mila contratti a tempo determinato superano la durata massima di 24 mesi introdotta dal decreto legge", spiega il Sole 24 Ore, "e quindi tecnicamente sono in contrasto con il nuovo quadro normativo, cioé a rischio. La stessa relazione tecnica, poco più avanti, non lascia dubbi: «numero di soggetti che non trova altra occupazione dopo 24 mesi pari al 10% degli 80.000 di cui sopra (8.000)» l’anno. Nella tabella viene poi specificato che 3.300 non ritroveranno lavoro quest’anno (visto che il decreto è entrato in vigore il 14 luglio) e altri 8 mila l’anno non lo ritroveranno dal 2019 al 2028. Pertanto è vero che nella relazione tecnica non si stima l’effetto positivo che le nuove norme dovrebbero portare, ma è anche vero che al momento non sono previsti incentivi per stabilizzare i contratti a termine a rischio". Incentivi che Di Maio ha promesso ma sui quali non ci sono ancora dettagli che possano permettere di correggere la stima.

L'irritazione aumenta dopo il chiarimento del Mef

Un chiarimento arriva da fonti del Ministero dell'Economia, le quali ricordano che "le relazioni tecniche ai provvedimenti vengono consegnate dalle amministrazioni proponenti assieme al provvedimento e che nello specifico tale stima era già stata inserita nella relazione tecnica consegnata al dicastero". Stima peraltro, ricordano le stesse fonti, che è frutto di un'elaborazione dell'Inps. Quando un provvedimento viene presentato, da parte sua la Ragioneria dello Stato prende atto dei dati riportati nella relazione tecnica per valutare oneri e copertura. 

Dopo la polemica sul Dl Dignità, il M5s vuole "fare pulizia" al Mef
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef)

"Sono sbalordito dal fatto che il Mef abbia reagito in quel modo", replica Di Maio da Matera, "non è la parte politica ad aver inserito in relazione quei numeri, non si tratta di un decreto per ridurre posti ma per ridurre precarietà, ci sono tante lobby che ci si stanno scagliando contro, chiedo quindi al Paese ed ai cittadini una scelta di campo sul decreto dignità: bisogna capire se stare dalla parte delle lobby o delle persone".

"Fare pulizia"

Per riassumere, quel numero che secondo Di Maio "è apparso la notte prima che si inviasse al presidente della Repubblica" era già inserito nella Relazione presentata allo stesso dicastero. Un 'busillis' che fa registrare irritazione nel Movimento, nel quale, a quanto apprendiamo da fonti interne al partito, ci sarebbe la volontà di 'fare pulizia' sia alla Ragioneria dello Stato sia al Mef per avere persone di fiducia e non di chi rema contro.



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