Contraffazione: Italia la più colpita dopo gli Usa

Dalle calzature all'agroalimentare tutti i settori dei prodotti più imitati

Roma - L'Italia è il secondo Paese più colpito al mondo dopo gli Usa per contraffazione e pirateria: il dato emerge da una relazione congiunta dell'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) pubblicata oggi a Parigi. Il commercio internazionale di merci contraffatte e usurpative ha un valore pari a 338 miliardi di euro (461 miliardi di dollari), pari al 2,5% degli scambi commerciali a livello mondiale. Nell'Ue tali prodotti hanno rappresentato ben il 5% delle importazioni totali, per un valore fino a 85 miliardi di euro.

PAESI COLPITI I Paesi che hanno registrato il maggior numero di violazioni di proprietà intellettuale nel 2011-2013 sono gli Usa con una percentuale del 20%, seguiti dall'Italia (15% pari a quasi un caso su 6), Francia e Svizzera con il 12% ciascuno. Giappone e Germania segnano 8%, seguiti da Gran Bretagna (4%), Spagna e Belgio (2%) e infine la Cina (1%).

PAESI IN CUI SI PRODUCONO I FALSI In pole-position tra i produttori di beni contraffatti è la Cina, che da sola corrisponde al 63,2% del totale, seguita dalla Turchia (3,3%), da Singapore (1,9%), Thailandia (1,6%), India (1,2%), Marocco (0,6%), Emirati Arabi (0,5%), Pakistan e Egitto (0,4%).

PRODOTTI 'TAROCCATI' E MEZZI DI TRASPORTO Le merci contraffatte coprono tutti i settori, non solo l'abbigliamento: dalle borse ai profumi, dalle auto ai farmaci fino ai componenti dei macchinari. Le calzature sono i prodotti più falsificati, ma vengono violati i diritti anche per banane e fragole. Il pacchetto postale è il mezzo più usato per trasportare le merci 'false' con una quota pari al 62% nello stesso periodo (2011-2013). "Quanto individuato dal nuovo rapporto contraddice l'idea che le contraffazioni colpiscano solo le grandi societa' e le aziende del lusso", ha affermato Doug Frantz, vice segretario-generale dell'Ocse. I 'falsi', ha aggiunto "beneficiano della nostra fiducia nei nomi dei marchi per minare le economie e mettere in pericolo la vita" delle persone. (AGI)