Gli industriali italiani chiedono al governo di non cercare lo scontro con l'Ue

L'avvertimento all'esecutivo da parte degli industriali, che hanno parlato a più voci: da Milano il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, dall'annuale convegno di Rapallo il presidente dei Giovani Imprenditori, Alessio Rossi

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Pierpaolo Scavuzzo / AGF 
Luigi Di Maio e Vincenzo Boccia

L'Italia non deve fare la guerra all'Europa, con il rischio di finire 'in panchina', ma deve stare dentro l'Unione da protagonista con lo scopo di riformarla. Questo l'avvertimento all'esecutivo da parte degli industriali, che hanno parlato a più voci, da Milano il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, dall'annuale convegno di Rapallo il presidente dei Giovani Imprenditori, Alessio Rossi.

"Non vogliamo - dice quest'ultimo - che l'Italia ingaggi una guerra di posizione con le istituzioni europee. Se è vero che è arrivato il momento di migliorarle allora dobbiamo smettere di dipingerle come avversarie. L'unico modo per riformare l'Unione Europea è starci dentro, da protagonisti". Il rischio, afferma è che "in caso di apertura della procedura di infrazione l'Italia potrebbe finire in panchina".

Invece "dobbiamo avere un chiodo fisso, dimostrare affidabilità ed essere credibili, e dobbiamo farlo prendendo impegni precisi, sia in termini di tempo che di responsabilità". "La raccomandazione recapitata all'Italia - insiste Rossi - infrange l'illusione di continuare a fare deficit senza guardare alle conseguenze, ripristinando un'oggettività, o si accetta il dialogo con l'Unione europea e i suoi 'numerini', o si paga il prezzo delle conseguenze. È il momento della collaborazione, non dell'isolamento".

Rossi denuncia cosa non va nel programma economico del governo: "Quota 100 ci sta tornando indietro come un boomerang, la Commissione l'ha messa all'indice perché genera un sistema pensionistico insostenibile. Flat tax e reddito di cittadinanza sono fatte a debito, riparliamone quando si potranno fare senza sfondare i conti pubblici".

Infine mette in guardia sugli sviluppi della procedura: "Ci stupisce sentire il nostro premier parlare di una sorta di 'autocorrezione naturale' che dovrebbe metterci al riparo, in attesa di questo miracolo temiamo invece l'autoscontro. Non sappiamo se la procedura verrà approvata ma già da oggi è una fumata nera per gli investitori, con sfiducia nel nostro Paese, impennata dello spread, aumento del costo del debito".

Più diplomatico nei modi Vincenzo Boccia, secondo cui "sia la lettera da parte della Ue sia le risposte del governo fanno capire che si cerca un dialogo costruttivo e non uno scontro che non è nell'interesse di nessuno". "Abbiamo già detto - ricorda però - che lo sforamento del 3% è un errore e la procedura d'infrazione non è nell'interesse del Paese".

Boccia ricorda inoltre che in Europa tra poco si giocherà la partita della formazione della nuova Commissione: "Il governo deve evitare di scambiare qualche decimale di flessibilità per rinunciare a qualche commissario di rango. Ci sono delle priorità, come agenda del nostro governo, ad esempio quale commissario intendiamo avere in chiave europea, quali dirigenti di alto livello pensiamo di inviare in Europa e quale futuro per la Bce dopo Mario Draghi, oltre alla prossima manovra finanziaria che è un elemento essenziale", ha aggiunto Boccia. "Riteniamo che occorrerebbe puntare a un commissario all'industria, alla concorrenza o al mercato interno: questi sono commissari importanti e strategici in chiave italiana", sottolinea. 



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