Cosa c'è nella concessione ad Autostrade che doveva restare segreta

Repubblica passa alla lente di ingrandimento l'accordo tra lo Stato e la società dei Benetton. Ed ecco cosa viene fuori

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Ora che gli atti secretati sulle concessioni autostradale sono pubblici, Repubblica ha passato alla lente di ingrandimento l'accordo tra il ministero dei Trasporti e Autostrade per l'Italia siglato nel 2007. Ecco cosa emerge, punto per punto. 

La manutenzione

Nel documento si stima che la spesa per la manutenzione ordinaria della rete ammonti a 290 milioni l'anno, tra il 2013 e il 2038. Di quella straordinaria non si dà conto perché gli interventi straordinari vengono autorizzati dal ministero delle Infrastrutture e rendicontati nella relazione annuale che pubblica l'autorità responsabile dei controlli. L'ultima disponibile è datata 2016. La gran parte dei lavori di manutenzione ordinaria annuale, 262 milioni, è realizzato "attraverso imprese esterne", ma si tratta in gran parte di affidamenti in house, cioè a società di proprietà della stessa Autostrade.

La remunerazione del capitale

Per fare gli investimenti sulla rete il gestore può chiedere finanziamenti esterni per esempio alle banche pagando un interesse per i prestiti ottenuti. La remunerazione del capitale investito serve a ripagare i costi per gli interessi passivi che vengono pagati sul debito che si è contratto, oltre ai costi per le tasse sul reddito. Quello che resta dopo gli oneri finanziari e le imposte costituisce il profitto. Dai documenti emerge che la percentuale per la remunerazione del capitale è stata fissata al 10,21% lordo, che equivale al 6,85% al netto delle tasse. Una percentuale molto conveniente. Per dare un'idea: dal 2000 a oggi il rendimento dei titoli di stato italiani non ha mai superato il 4,79%.

Gli aumenti

L'ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio aveva negoziato con Bruxelles una proroga al 2042 della concessione ad Autostrade con una percentuale di remunerazione del capitale per tutti i "nuovi investimenti programmatitra il 4 e il 6% lordo. L'accordo prevede che le tariffe dei pedaggi non possano essere aumentate più dello 0,5% oltre l'inflazione, ma gli aumenti non sono mai stati inferiori all'1,5% oltre l'inflazione.

Perché gli atti erano segreti

Le concessionarie hanno sempre chiesto - e ottenuto - che non venissero resi pubblici gli accordi che riguardano gli investimenti per la ristrutturazione della rete e delle infrastrutture. Sono dati sensibili, sostengono i gestori, che potrebbero favorire la concorrenza. Ma non c'è mai stata alcuna gara per l'affidamento della concessione, e anche i lavori a valle vengono fatti in gran parte da società di proprietà della stessa Autostrade.

 



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