Perché Cassa depositi e prestiti ha comprato il 5% di Tim

Un investimento, spiega Cdp, che rientra nella missione istituzionale a supporto delle infrastrutture strategiche nazionali

Perché Cassa depositi e prestiti ha comprato il 5% di Tim

La Cassa depositi e prestiti rompe gli indugi e mette nero su bianco che, "con una prospettiva di lungo periodo", entrerà nel capitale di Telecom Italia comprando "progressivamente" una partecipazione fino al 5% delle azioni ordinarie.

La mossa di Cassa depositi e prestiti

Questo investimento, ha spiegato la società presieduta da Claudio Costamagna, "rientra nella missione istituzionale di Cdp a supporto delle infrastrutture strategiche nazionali e vuole rappresentare un sostegno al percorso di sviluppo e di creazione di valore, avviato dalla società in un settore di primario interesse per il Paese".

Prima che la Cdp ufficializzasse l'operazione, fonti riconducibili a Vivendi, primo azionista di Tim con il 23,9% del capitale, aveva battezzato come "non ostile" l'iniziativa della Cdp e ricordato che "ogni azionista è benvenuto", anzi "è positivo che la società sia in grado di attrarre investitori", purché questi "creino valore aggiunto". Fonti autorevoli escludono però che la mossa della Cdp sia "in soccorso o a supporto di Elliott", il secondo azionista del principale operatore di tlc del paese con il 5,7% circa del capitale, anche se indiscrezioni lo accreditano di essere titolare di un pacchetto di poco inferiore al 10%.

In futuro non è comunque escluso, proseguono le fonti, che "interessi e finalità" di Cdp ed Elliott possano "convergere", come è naturale che sia dopo che Elliott ha messo nero su bianco le proprie intenzioni, pur distinguendo le evidenti diversità 'genetiche' tra un soggetto di carattere pubblico e un fondo di investimento privato come Elliott.

Garantire l'italianità di un asset strategico

Il primo tema per verificare una possibile convergenza potrebbe essere senza dubbio il futuro della rete, con la Cdp pronta a garantire l'italianità di un asset strategico per lo Stato, una volta avviato, come propone Elliott, il processo di scorporo e quotazione dell'infrastruttura.

Lo stesso Costamagna, nella presentazione a Milano dei conti del 2017 della società, aveva confermato che contatti con Elliott c'erano stati, e adesso, con l'ingresso in Tim, potrebbe prendere corpo il progetto di separazione della rete per arrivare in futuro a una fusione con Open Fiber, la società controllata congiuntamente da Cdp ed Enel e creata per portare la banda larga in tutto il Paese.

Il primo banco di prova per testare quali saranno gli orientamenti di Cdp per il futuro di Telecom saranno le assemblee del 24 aprile e del 4 maggio. Ma per presentarsi in regola ai due appuntamenti i tempi stringono: la Cdp dovrà acquistare le azioni entro il 13 aprile per depositarle in tempo utile in modo da poter votare con gli altri soci il 24 aprile prossimo.

Chi intanto, in vista del rinnovo del cda all'assemblea del 4 maggio ha fatto il proprio dovere, è stata la stessa Vivendi che ha presentato la propria lista guidata da Amos Genish che sarà riproposto come Ad, mentre al secondo posto troviamo Arnaud de Puyfontaine ricandidato al ruolo di presidente (non esecutivo).

Completano la lista di dieci persone, Franco Bernabè (riproposto al ruolo di vice presidente con delega alla sicurezza), Marella Moretti, Frederic Crepin, Michele Valensise, Giuseppina Capaldo, Anna Jones, Camilla Antonini, e Stephane Roussel. Tornando all'investimento della Cdp, ai corsi attuali, l'importo massimo dell'operazione è stimato in poco meno di 600 milioni di euro, con il mercato che si sta entusiasmando all'idea dell'ingresso di un acquirente dichiarato, come dimostra l'andamento del titolo che ha chiuso la seduta con un progresso del +5,22% a quota 0,7978 euro per azione. 



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