Perché le piccole e medie aziende che si quotano in borsa sono tanto aumentate

Negli ultimi 15 mesi, le società quotate all'Aim, lo speciale listino di Piazza Affari dedicato alle Pmi, sono cresciute del 30%. Intervista con Anna Lambiase (IRTop). "I volumi si sono moltiplicati grazie alla spinta dei Pir, triplicando nel 2017 rispetto all'anno precedente. Sono soprattutto investitori professionali ed istituzionali ma c'è anche una piccola quota crescente di retail"

Perché le piccole e medie aziende che si quotano in borsa sono tanto aumentate

Negli ultimi 15 mesi, le società quotate all'Aim, lo speciale listino di Piazza Affari dedicato alle Pmi, sono aumentate del 30%, passando dalle 69 dell'inizio del 2017 a quasi cento (98) grazie alle ultime quotazioni di marzo. Un exploit che ha moltiplicato per sei il controvalore degli scambi, triplicato i volumi e raddoppiato la capitalizzazione complessiva, ora pari a 6,4 miliardi.

Rispetto alle "sorelle maggiori" quotate al listino Star (+35% nel 2017), più antico ma pure dedicato alle medie imprese, le società che si quotano all'Aim sono più piccole e hanno meno vincoli: ma molte ancora non conoscono questa opportunità di ricorrere al mercato e a volte si scontrano con la difficoltà di ottenere crediti bancari per crescere.

Negli anni scorsi, anche a causa della crisi di alcuni istituti, soprattutto nel nord est, molte imprese sono state costrette a chiudere, altre a ridurre la propria attività, mentre la carenza di finanziamenti bancari ha anche ridotto il numero delle nuove iniziative imprenditoriali. Il ricorso alternativo al mercato dei capitali è visto storicamente con una certa diffidenza; del resto gli investimenti in Borsa sono considerati in economia "capitale di rischio". Ma, negli ultimi tempi, sempre più piccole e medie imprese, soprattutto in Lombardia, hanno deciso di quotarsi approfittando delle particolari condizioni per accedere all'Aim (Alternative investment market), nato in Piazza Affari cinque anni fa come corrispettivo italiano di quello della Borsa di Londra.

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 Anna Lambiase

Molte (circa un terzo) lo hanno fatto utilizzando la consulenza di IRTop, società fondata e guidata da Anna Lambiase che per questa sua attività è stata definita "lady Aim", anche se la definizione non la entusiasma, come ha spiegato sorridendo durante un'intervista all'Agi, rubata al poco tempo disponibile di questa giovane signora della finanza milanese. A mettere le ali all'Aim, la cui capitalizzazione è raddoppiata soprattutto grazie all'ingresso di 24 nuove "matricole", sono stati i Piani individuali di risparmio, o Pir, introdotti un anno fa per rivitalizzare il settore del risparmio gestito.

L'aumento degli scambi sui titoli azionari è stato marcato soprattutto per le piccole e medie imprese e il segmento dedicato è passato da una media mensile di 27 milioni nel 2016 a 165 nel 2017. Le società quotate, secondo gli ultimi dati raccolti dall'Osservatorio Aim Italia di IR Top, sono 98 e si avvicina quindi il traguardo del centinaio; la crescita rispetto al 2016 è stata del 26%. La capitalizzazione di mercato è di 6,4 miliardi, la raccolta totale di 3,7 miliardi, considerando le offerte iniziali (Ipo) e il mercato secondario. La capitalizzazione media per ogni società quotata è quindi pari a 41 milioni e la raccolta media a 8 milioni. Per ora nel 2018 ci sono già state 5 Ipo, contro le 24 dell'intero 2017, con una raccolta che è quest'anno già pari a 943 milioni, mentre in tutto l'anno scorso era stata di 1,3 milioni.

Qual è la funzione dell'Aim, e in che cosa consiste l'attività della vostra società di consulenza?

Risponde Anna Lambiase: "Il nostro obiettivo è far conoscere alle piccole e medie imprese di tutta Italia che abbiano almeno una ventina di millioni di fatturato e un Ebitda pari a oltre il 10% dei ricavi le potenzialità della quotazione, come alternativa alle banche per ottenere liquidità ed espandersi".

Bastano queste caratteristiche perché una Pmi possa sperare nel successo della sua Ipo?

"Il candidato ideale per l'Aim dovrebbe avere anche un azionariato stabile, un buon sistema di controllo di gestione, una crescita annua di almeno il 10% e un rapporto fra debiti e Ebitda non superiore al 3%. Le aziende con questi requisiti sono molte, almeno. E dovrebbero secondo noi programmare l'Ipo a breve, per approfittare delle attuali condizioni favorevoli".

Quali sono i settori in cui operano le Pmi che si quotano all'Aim? La loro distribuzione territoriale è omogenea in Italia?

"Le società che si sono quotate finora sono attive nel settore della finanza (26%), dei media, soprattutto digitali (15%), delle energie rinnovabili (12%) della tecnologia e dell'industria (11% rispettivamente). Quest'ultima sta particolarmente crescendo. Oltre la metà si trovano in Lombardia (il 51%). In media, hanno ricavi per 38,5 milioni con una crescita annua del 18%, e un Ebitda di 5,1 milioni, in aumento del 17% all'anno. Il 76% delle Pmi quotate all'Aim fatturano meno di 50 milioni, e il 47% meno di 20 milioni. Sono società in crescita e molto attive nel settore delle fusioni e acquisizioni. Ognuna delle società già quotate ne ha fatta in media una e mezza, quasi sempre in Italia, aumentando il valore".

Qual è l'andamento degli scambi sul segmento Aim?

"I volumi si sono moltiplicati grazie alla spinta dei Pir, triplicando nel 2017 rispetto all'anno precedente. Sono soprattutto investitori professionali ed istituzionali ma c'è anche una piccola quota crescente di retail. Nell'ultima Ipo, che si è conclusa con la quotazione il 9 marzo, la società Kolinpharma ha raccolto 3,1 milioni, per un flottante pari a oltre il 30%; il 20% dei sottoscrittori era retail".

Quante sono le Pmi che potrebbero quotarsi a breve e quali sono i vantaggi di farlo sull'Aim?

"Ci sono potenzialmente 160 Ipo e questo triplicherebbe la capitalizzazione del mercato Aim che ora è di poco più di 6 miliardi. A Londra le società quotate sono un migliaio, 10 volte quelle di Milano: il margine di crescita è innegabile, speriamo di quotarne almeno una quindicina nei prossimi mesi. I vantaggi sono costi di quotazione contenuti, incentivi fiscali e adempimenti successivi semplificati rispetto al listino normale. La quota minima del flottante è pari al 10%".

Ci sono preoccupazioni sull'attuale situazione politica italiana?

"Il governo precedente ha fatto molto per il settore della finanza e per incentivare il ricorso all'equity per ottenere linee di credito. Ci auguriamo che questa attenzione e la sensibilità ai temi finanziari continui. L'equity è un sistema alternativo rispetto alle banche e sarebbe giusto incoraggiare un sistema virtuoso per il cosiddetto capitale di rischio".

Anche voi società di consulenza incoraggiate le Pmi a quotarsi: come?

"Abbiamo recentemente fatto un accordo con la Camera di commercio sul tema dell'equity, stabilendo dei criteri di selezione per le Pmi potenzialmente interessate. Ne abbiamo individuate circa 350 solo in Lombardia. Cerchiamo di sensibilizzarle diffondendo una cultura dei mercati di capitale e abbiamo scritto una guida alla quotazione sull'Aim".



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