Storia di Blutec, l'azienda che ha intascato 20 milioni dallo Stato facendoli sparire nel nulla

Dopo la chiusura dello stabilimento Fiat, deciso nel 2011 da Sergio Marchionne, si sono susseguite le ipotesi per il rilancio del polo industriale di Termini Imerese, fino all'arrivo della società che voleva fare batterie per veicoli elettrici e minicar elettriche, Una prospettiva che sembra infrangersi con gli arresti di oggi  

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Zumapress / Agf
Luigi Di Maio incontra i lavoratori Blutec a Termini Imerese

L'arresto dei vertici e il sequestro dell'azienda sono l'ennesimo colpo di scena nella travagliata storia della Blutec sorta sulle 'ceneri' dell'ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Prima della svolta giudiziaria era arrivato l'annuncio di voler realizzare mini car e auto elettriche insieme ai produttori cinesi Jiayuan e Xsev, ma nessuno aveva fatto troppo conto su quella che da subito era apparsa come una nuova buona intenzione destinata a tenere buoni sindacati, lavoratori e istituzioni.

Del resto, a quasi tre anni dalla riapertura dei cancelli, che risale al 2 maggio 2016, le nebbie non si sono mai sollevate sull'effettivo rilancio dell'industria dell'auto e sul piano che doveva garantire la conversione produttiva in direzione dell'auto verde.

Quei cancelli erano stati chiusi per volontà di Sergio Marchionne il 24 novembre 2011, archiviando la quarantennale storia siciliana della Fiat.

Cinque anni di cassa integrazione

Poi erano arrivati cavalieri improbabili e senza futuro. Fino alla Blutec e alla sua 'missione green'.

Secondo l'azienda in settimana dovrebbero farsi vedere i dirigenti delle società cinesi. "Apprezziamo lo sforzo - dice scettico Enzo Comella, segretario della Uilm Palermo - ma ricordiamo a Blutec che gli operai sono in cassa integrazione da ben cinque anni e nulla si è mai concretizzato sino ad oggi".

"Chiediamo risposte concrete e non annunci spot", scandiscono i sindacati. Mettere in produzione nuovi mezzi, ammesso che gli incontri vadano a buon fine, è tutto da verificare. L'unica nota positiva è la volontà del governo nazionale di mantenere un tavolo permanente.

Poche certezze

Di "piano di carta" parla la Fiom Cgil, perché non c'è solo l'ipotesi cinese a tenere freddi i motori di Termini Imerese. C'è anche slittamento del progetto Doblò e la lunga attesa dell'assegnazione della gara per il veicolo delle Poste italiane. Pur se fosse confermata la partnership cinese, questa da sola non darebbe le certezze necessarie per il completo riassorbimento dei lavoratori. 

Cosa dice il Decretone

Soprattutto, "non è assolutamente chiara l'assunzione di responsabilità di Fca" chiamata in causa dal ministro Luigi Di Maio. Nel Decretone ci sono i 6 mesi di cigs per lavoratori: anticipo di sei mesi della cassa integrazione straordinaria per garantire il sostegno al reddito ai lavoratori di imprese in crisi con un organico superiore alle 500 unità.

Il vice capo di gabinetto ha comunicato che l'iter parlamentare del decreto sulla cassa integrazione, si dovrebbe concludere entro fine marzo.

Stando così le cose, però, i sindacati non sono convinti che alla scadenza degli ammortizzatori sociali l'azienda riuscirà a portare tutti i lavoratori in azienda, ma la preoccupazione maggiore è per i lavoratori dell'indotto che rischiano più di tutti la continuità di reddito. 

Troppe incertezze, considerato che si aspettava che fossero chiariti i rapporti tra Invitalia e Blutec, soprattutto in merito al piano di rientro delle somme da restituire e che la Guardia di Finanza ora afferma di saper dove siano finite.

Blutec per le spettanze in sospeso dei lavoratori ha riconosciuto la necessità di un piano di pagamenti che dovrebbe essere discusso il 9 aprile. 



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