Che succederà ad Alitalia dopo il ritiro di EasyJet?

Il forfait del vettore low cost britannico complica il salvataggio della compagnia di bandiera. Anche perché sia Delta che Fs oltre una certa soglia non intendono andare

alitalia easyjet 

Di che colore sarà e di quale nazionalità la bandiera che sventolerà a breve sugli aeroporti italiani? La domanda è d’obbligo dopo che Easyjet, la compagnia low cost battente bandiera britannica, ha clamorosamente deciso di ritirarsi dal progetto di consorzio con Delta e Fs per il salvataggio di Alitalia. Il Sole 24 Ore segnala che sono urgenti altri soci e che ora il salvataggio è adesso in salita.

Scrive a questo proposito Gianni Dragoni, anticipando un possibile scenario: “Le sfide che rimangono sono impegnative. Ma almeno, nel seguito della trattativa che vede al centro le Fs, in stretto coordinamento con il Ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo economico, adesso c’è un punto fermo: la disponibilità di Delta Airlines, una delle maggiori compagnie del mondo, a proseguire la trattativa per entrare con una quota iniziale che sarebbe del 10% stando all’indicazione che l’a. d. delle Fs, Gianfranco Battisti, ha portato a casa dalla trasferta degli Stati Uniti. Questo non era scontato. La partecipazione di Delta, dice una fonte vicina alle trattative, potrebbe eventualmente in futuro salire fino al 49%. Ma prima di poter passare a questo, bisogna completare il piano industriale e l’assetto societario di partenza della ipotizzata ‘newco’, la nuova Alitalia”.

Il Corriere Economia rileva che la compagnia Usa Delta sarebbe pronta a mettere sul piatto “subito 100 milioni per finanziare il nuovo corso del vettore tricolore”. E che a Tesoro e Fincantieri andrebbe il 15% ciascuno. Mentre in un secondo articolo il supplemento economico del quotidiano di via Solferino 28 punta la lente di ingrandimento sui “nodi” flotta, soldi e dipendenti. Scrivono Leonard Barbieri e Fabio Savelli che “a conti fatti lo Stato dovrà metterci almeno 900 milioni di euro. Per il rilancio della compagnia aerea, da realizzare con una newco dall’attuale amministrazione straordinaria, il 90% sarà in mano ad aziende pubbliche e al ministero del Tesoro"

"Il negoziato di questi ultimi tre giorni tra Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Ferrovie, ed Ed Bastian, numero uno di Delta Air Lines, porta ad un pre-schema di accordo nel quale la compagnia americana ottiene di ridurre al minimo la sua partecipazione in attesa di un progressivo maggiore impegno nel capitale nei prossimi 12 mesi, tutto però ancora da costruire", prosegue la testata, "Delta resta così l’unico partner industriale, vista l’indisponibilità da parte di EasyJet che aveva proposto uno spezzatino del vettore e l’hub di Milano Linate per alimentare i voli sul corto e medio raggio. Accetta di impegnarsi con il 10%, cioè circa 100 milioni di euro, riservandosi di adottare il modello Aeromexico non appena la compagnia comincerà ad avere un modello di business sostenibile. Nella compagnia messicana Delta entrò al 19% all’inizio salvo poi crescere poco sotto la quota di controllo”.

E sul futuro di Alitalia, la Repubblica sottolinea che “Adesso, il progetto del governo gialloverde, che sul salvataggio ha giocato una parte del consenso popolare puntando tutto sulla nazionalizzazione del vettore, rischia di infrangersi sull’ennesimo scoglio a due mesi dalle elezioni europee. Delta potrebbe entrare inizialmente nella nuova linea aerea con un misero 10%, pari a 100 milioni. Con 100 milioni, per inciso, oggi si può acquistare un aereo passeggeri di medio raggio ma nulla di più. Per rilanciare Alitalia occorrerebbero, invece, circa 2,5 o 3 miliardi di euro. Fs, secondo indiscrezioni dell’ultim’ora non salirebbe oltre 30% del capitale. Il resto andrà spalmato tra gli altri, fra Poste e Fincantieri. In queste condizioni il piano di salvataggio potrebbe decollare, anche se gravato da un fardello di debiti”.

Chiosa La Stampa di Torino: “Luci e ombre dalla trasferta negli Usa dei vertici di Fs”. Delta conferma l’interesse a una quota del 10-15% ma il vicepremier pentastellato Di Maio “vuole coinvolgere alcune aziende partecipate”. Annota infine Il Fattoquotidiano: “Se l’attuale ricerca di investitori fallisse, hanno spiegato ancora le fonti, l’unica alternativa alla liquidazione di Alitalia potrebbe essere quella di far rientrare nella partita per il salvataggio la tedesca Lufthansa”.



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