Lo sviluppo delle startup green in Italia e nel mondo. Uno scenario

Per ora i grandi flussi finanziari sono rivolti in altre direzioni, ma è forse ai paesi dell’Africa e del Sud Est Asiatico che bisognerà guardare in futuro per lo sviluppo di startup tecnologiche orientate alla sostenibilità

startup green economia circolare

In un contesto globale dove la crescita economica si accompagna inevitabilmente a una crescita di richiesta energetica, lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi mezzi di produzione sostenibili capaci di ridurre le emissioni diventa una sfida - forse la sfida - imprenditoriale del prossimo futuro. Uno dei fenomeni più promettenti di questo nuovo modo di coniugare mercato e sostenibilità sono le startup green.

In generale, per startup si intende una nuova azienda che cerca investitori e liquidità per potersi radicare nel mercato e rendere replicabile e funzionante la propria idea e il relativo modello di business. Raggiunta una certa stabilità economica nel tempo, la startup diventa una scaleup e infine un’impresa a tutti gli effetti. Con l’aggettivo “green” si vuole connotare la natura sostenibile e attenta agli impatti ambientali delle nuove imprese. Per questo nel novero delle startup green rientrano aziende che puntano a ridurre l’inquinamento, a migliorare l’efficienza energetica, a ridurre lo spreco di cibo e a migliorarne la filiera produttiva, ma anche a rendere più sostenibile la mobilità quotidiana e turistica, a organizzare meglio gli spazi cittadini, a incrementare le esperienze di economia circolare.

Startup green in Italia

Secondo i dati del Registro Imprese, a inizio dicembre 2018 le startup innovative censite in Italia sono 9713. Per startup innovative il report intende “le società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato annuo inferiore a cinque milioni di euro, non quotate, e in possesso di determinati indicatori relativi all’innovazione tecnologica previsti dalla normativa nazionale”.

Tenendo conto di questa descrizione, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna sono le regioni con il maggior numero di realtà imprenditoriali innovative. A livello cittadino, Milano, Roma e Napoli sono i centri nevralgici di queste nuove realtà. Nel report dell’ultimo trimestre 2018 si contano un totale di 13187 persone impegnate nelle startup innovative. Il report fornisce poi la divisione delle startup innovative iscritte al registro per settore economico nel quale operano.

E quante sono quelle green? Difficile dirlo con precisione perché una catalogazione unica manca, inoltre il concetto di “green” è abbastanza ampio e non del tutto univoco. Tuttavia, una stima - probabilmente per difetto - è possibile. Delle circa 9700 aziende censite, 1350 sono catalogate come “imprese ad alto valore tecnologico in ambito energetico”, quindi sono riconducibili al concetto di startup green.

Byomic e Ecosummit: startup e acceleratori europei

La Commissione Europea, in collaborazione con Finnova Foundation, ha istituito il concorso Startup Europe Awards che punta a premiare le migliori aziende emergenti del continente in 18 categorie. Una di queste è espressamente dedicata alle startup green e nel 2018, in questo ambito, è stata premiata la startup bulgara Byomic. Questa azienda punta a produrre materiali totalmente biodegradabili - poiché ricavati da scarti di lavorazione agricoli - capaci di far concorrenza alle schiume plastiche. Le applicazioni sono le più diverse: dagli imballaggi alle costruzioni, ma anche pellami.

Come si legge sul sito ufficiale, Byomic è ancora in una fase preliminare. L’obiettivo a breve termine è quello di riuscire a finanziare una struttura per iniziare a produrre su una scala più ampia i materiali che, al momento, sono creati solo in laboratorio. Se il processo si dimostrerà economicamente sostenibile e riuscirà ad attrarre finanziatori, arrivando a una fase di scaleup, i fondatori di Byomic contano di essere pienamente operativi per il 2020.

Potenzialità e rischi

Non essendo aziende con un modello di business definito e con sfide tecnologiche tutte da vincere, non è facile per le startup green riuscire a competere contro realtà meno innovative ma già consolidate da un punto di vista industriale e di marketing. Molto spesso anche un’eccessiva fiducia nella propria idea, non supportata da realistiche considerazioni sulla capacità di attirare clienti e investitori, è letale per la sopravvivenza di queste imprese. Ecco perché è fondamentale il networking e una continua condivisione di conoscenze e di come sfruttare al meglio i fondi ottenuti tramite investimenti o premi.

È per questo che a fianco delle startup operano strutture come incubatori e acceleratori, ovvero programmi che le seguono o dalle primissimi fasi (incubatori) o in quelle subito successive (acceleratori). In Italia sono censiti 34 incubatori certificati (fonte: Registro Imprese). In Europa esiste un acceleratore tutto dedicato alle startup green, ovvero Ecosummit, che si presenta come leader europeo nel settore. Questo acceleratore organizza sin dal 2010 eventi (a Berlino, Londra, Parigi, Dusseldorf, Amsterdam, Stoccolma) nei quali offre a startup esclusivamente dedicate alla sostenibilità ambientale delle soluzioni economiche, finanziarie (con investimenti iniziali da 300 mila euro a 3 milioni di euro) e di counseling per avviare il proprio business.

Un identikit scandinavo delle startup green

La banca scandinava Danske Bank ha deciso di commissionare uno studio accurato sulle startup green presenti fra le circa 4000 startup iscritte alla comunità TheHub. Nel luglio 2018 è uscito il rapporto che descrive questo importante ecosistema economico. Fra le 4000 startup, quelle green sono meno del 10% (306 in totale). Lo studio di Danske è un lavoro rilevante perché - sebbene limitatamente alla Scandinavia - fornisce una panoramica del fenomeno startup green in quattro paesi (Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia) dove la green economy - come si evince dai dati forniti dalla Commissione Europea - è maggiormente sviluppata.

Prendendo come riferimenti e ambiti di intervento i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU nel 2015, il report trova che quello che vede al lavoro più startup è quello che punta al consumo e alla produzione responsabile. E quante persone lavorano in queste startup? Solo il 13% di queste aziende ha più di 10 dipendenti, quindi ciò significa che le startup censite sono realtà ancora molto piccole e alle primissime fasi di vita. Tuttavia, a livello occupazionale, Danske ha trovato che tra 2015 e 2016 il 72% delle startup è cresciuta a livello di organico contro un 20% che invece ha perso forza lavoro. Se questo dato è incoraggiante, ce n’è uno che invece mostra quanto fragile sia l’ecosistema delle startup green: fare profitto rimane difficile. Il 74% delle startup censite da Danske, nel 2016, ha infatti fatto segnare perdite.

Nuovi ecosistemi di startup globali

Le startup crescono in tutto il mondo. Nel 2017 gli investimenti globali nelle startup hanno raggiunto gli oltre 140 miliardi di dollari. Il valore economico globale nel periodo 2015-2017 ha raggiunto i 2300 miliardi di dollari: +25,6% rispetto al biennio 2014-2016. I principali centri di startup come Silicon Valley, Londra e New York continuano a dominare, anche se sono in leggero declino. Stanno emergendo infatti nuovi ecosistemi in settori come il Fintech, la Cybersecurity e il Blockchain.

È lo scenario disegnato dall’ultimo Global Startup Ecosystem Report 2018, realizzato dal gruppo di ricercatori della californiana Startup Genome in collaborazione con il Global Entrepreneurship Network (GEN) che finanzia progetti e programmi in 170 paesi del mondo per avviare un'impresa. Startup Genome parla di una terza ondata di ecosistemi di startup tecnologiche: la prima ondata di questa rivoluzione ha contribuito a costruire le fondamenta di Internet; la seconda è stata guidata da aziende come Google e Facebook che hanno creato social media, motori di ricerca e server di posta elettronica; mentre la Third Wave porterà questi sviluppi nel mondo reale in settori specifici come trasporti, assistenza sanitaria, produzione, agricoltura, e molti altri.

Il rapporto 2018 ha analizzato i dati di oltre 1 milione di aziende, quasi 100 ecosistemi e 300 partner suddivisi in 15 sottocategorie di startup che stanno creando valore economico.

Solo una sottocategoria può essere considerata green: il Cleantech, termine utilizzato per definire le startup tecnologiche che ottimizzano l'uso delle risorse naturali, rendono la produzione di beni sostenibile ed efficiente, producono energia da fonti rinnovabili, generano meno rifiuti e causano meno inquinamento. Ma secondo i ricercatori di Startup Genome la grande opportunità offerta dalle startup green non si è ancora manifestata nei numeri.

Dal punto di vista dei ricavi, infatti, le startup del settore cleantech fanno registrare una crescita mediana del 24%, una delle performance più basse, come mostrato nel grafico sopra. Numeri molto bassi se paragonati a quelli delle startup che si occupano di blockchain, che vedono questo aumento mediano intorno al 227%. Inoltre, dopo un 2011 eccezionale, il finanziamento alle Cleantech è rimasto costante, oscillando intorno ai 5 miliardi di dollari. Negli ultimi anni, il gas naturale e il petrolio meno costosi e i ritorni economici scarsi (rispetto ad altri settori) hanno reso le Cleantech meno attraenti per gli investitori. I venture capitalist preferiscono investimenti che offrono grandi e rapidi profitti.

Il numero di startup green nel mondo è difficile da stabilire. AngelList, una piattaforma online (quasi un social network) diventata punto di riferimento negli Stati Uniti, a cui si iscrivono le startup e gli investitori da tutto il mondo raccoglie i profili di più di quattro milioni e mezzo di imprese. Non si tratta solo di startup perché molti di queste hanno ormai raggiunto la fase di scaleup o sono diventate un’impresa a tutti gli effetti (come Uber e Tinder). Sul sito non c’è una unica sezione per le imprese green, ma diverse sottocategorie che comprendono l’energia rinnovabile, la sharing economy, il riciclo di materiali e molte altre. Nonostante l’alto numero di categorie che possono essere associate alla green economy, il numero totale di imprese impegnate in questi settori rappresenta una percentuale bassa rispetto al totale, che rimane molto sotto l’1%. 

La crescente consapevolezza riguardo al riscaldamento globale e al cambiamento climatico potrà spingere gli investitori a promuovere finanziamenti verso le startup green? Nel 2014, anche in pieno calo di interesse verso le Cleantech, la Banca Mondiale aveva stimato le potenzialità del settore a 6400 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo, compresi 1600 miliardi dollari per le PMI. Per ora i grandi flussi finanziari sono rivolti in altre direzioni, ma è forse ai paesi dell’Africa e del Sud Est Asiatico che bisognerà guardare in futuro per lo sviluppo di startup tecnologiche orientate alla sostenibilità.



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