Charlottesville ha eroso ancora un po' la già bassa fiducia degli americani in Trump
Charlottesville ha eroso ancora un po' la già bassa fiducia degli americani in Trump

Charlottesville ha eroso ancora un po' la già bassa fiducia degli americani in Trump

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Trump (Afp) 
Trump (Afp) 
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  • In primis, anche se non si assiste a uno sgretolamento del gradimento nell’opinione pubblica (che del resto è già molto basso), la vicenda di Charlottesville rischia di produrre effetti significativi sulle relazioni fra Casa Bianca e Congresso, cioè il luogo dove si giocano tutte le partite legislative (dalla sanità alla riforma fiscale) e, se mai ci si arriverà, anche quella dell’impeachment. Il deterioramento dell’interlocuzione di Trump con la maggioranza repubblicana è dimostrato dalle prese di distanza di esponenti del Gop con solidissime credenziali di conservatori, come Orrin Hatch, Tim Scott, Ted Cruz, Marco Rubio e John Cornyn, tutti valutati con almeno 88 punti su 100 nella classifica della American Conservative Union:
  • Il secondo fattore è il ruolo della “base” conservatrice. Fra gli elettori repubblicani, secondo CBS News il 67% approva la risposta di Trump agli eventi di Charlottesville, ma c’è un 22 per cento che non la approva.
    Nella media di Pollster.com sull’operato del presidente, oggi poco meno dell’80% dei repubblicani esprime gradimento per l’operato del presidente. Rispetto a inizio mandato, il peggioramento in questo segmento, che votò Trump all’88% secondo gli exit poll, è di 13 punti. Questo generale raffreddamento non è dinamica di questi ultimi giorni, ed è perciò probabilmente dovuta ad altre ragioni più che alle violenze di Charlottesville, come sottolinea la responsabile dei sondaggi dell’Huffington Post Ariel Edwards-Levy:
  • Sullo sfondo, la questione delle ‘race relations’ e della ‘identity politics’ negli Stati Uniti è molto più complessa di quanto si immagini.


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