Nelle Marche c'è una strategia integrata. Ma ancora poca banda ultralarga

Prosegue il nostro viaggio per l'Italia alla ricerca della connessione più veloce

Nelle Marche c'è una strategia integrata. Ma ancora poca banda ultralarga

Una copertura attuale, in termini di immobili raggiunti, appena superiore al 16% del territorio con la banda a 30Mbps e di fatto solo una parte, nemmeno troppo consistente, della città di Ancona a 100Mbps, per una copertura dell’1% degli immobili di tutta la regione. Le Marche sono una regione piuttosto disconnessa, in termini di rete fissa a banda larga. Perlomeno, stando ai dati consultabili sul sito della Strategia banda larga del Ministero dello sviluppo economico (Mise).

Un milione e mezzo di persone, poco meno di un milione di immobili, una forte vocazione nel campo della cultura, con importanti centri di formazione universitaria, e in quello del turismo senza però dimenticare anche una importante tradizione manifatturiera. L’identikit rapido della regione, a partire dai dati Istat sulle imprese e sulle attività del territorio, consente di vedere a colpo d’occhio che l’innovazione qui, in termini di digitalizzazione, deve ancora fare tanta strada.

Con l’approvazione dell’Agenda digitale a fine 2013, la regione Marche si è messa in moto per integrarsi con il piano nazionale e europeo e gli obiettivi di copertura per il 2020. Anche qui, come nella maggior parte delle regioni italiane, lo sforzo è quello di dare entro quella data una copertura totale a case e altri immobili, e in particolare ai distretti industriali e a tutte le sedi di pubblica amministrazione. Non si specifica con quale larghezza di banda, ma dai dati della Strategia nazionale di banda ultralarga si direbbe che la copertura principale rimarrà quella a 30Mbps, mentre per i 100Mbps gli obiettivi sono molto più modesti.

Sulla pagina dedicata del sito della Regione leggiamo che alcuni passaggi chiave sono stati la firma di un protocollo d’intesa con altre regioni limitrofe (la cosiddetta Italia Mediana) come l’Emilia-Romagna, il Lazio, l’Umbria e la Toscana per una collaborazione sullo sviluppo delle infrastrutture e dei progetti digitali.

Tra le altre iniziative di sviluppo, c’è un progetto M-Cloud, per potenziare i servizi di cloud al servizio delle amministrazioni ma anche dei settori professionali e un progetto eCluster, un distretto tecnologico diffuso a livello regionale che dovrebbe favorire l’integrazione tra il mondo della ricerca e quindi le Università e le imprese, sia quelle tradizionali che le nuove imprese già integrate nel contesto digitale.

Dove arriva la banda ultralarga nelle Marche?

Anche a prima vista è evidente che l’attuale copertura a 30Mbps si limita sostanzialmente alla città di Ancona e a poche altre città sulla costa verso Nord, come Pesaro, Fano, Senigallia. La gran parte del territorio regionale, sia di collina che tutta la costa verso Sud, sono ancora sostanzialmente non connessi.

Come abbiamo detto, la situazione è ancora più chiara se passiamo ai dati della banda a 100Mbps, dove la sola città di Ancona ha una certa copertura, che raggiunge a malapena il 21% degli immobili. Per il resto, a oggi, la regione è del tutto priva di banda ultralarga fissa ultraveloce.

Come è evidente dalle due mappe, l’obiettivo più vicino e realistico è quello della copertura di buona parte del territorio a 30Mbps. Ambizioso, ma non impossibile, anche quello di arrivare a coprire circa il 10-15% degli immobili in 191 dei 236 comuni. 

Come si leggono le mappe dell’accesso a 30Mbps e 100Mbps

Le mappe qui sopra rappresentano, per intensità di colore, l’accesso all’ultralarga nei diversi comuni della regione.

Cliccando con il  puntatore all’interno dell’area comunale è possibile vedere i dati al presente (ultimo rilevamento alla fine di giugno 2017) e le proiezioni al 2018 e al 2020.

Il dato della popolazione è rappresentato da un punto colorato al centro del territorio comunale. L’intensità dei colori a colpo d’occhio permette di vedere nell’insieme quali sono le zone più popolate rispetto a quelle meno densamente abitate. Passando con il puntatore sopra il cerchietto si visualizza il dato preciso del numero di residenti al 1 gennaio 2017, secondo Istat.

I riquadri che accompagnano le mappe permettono di analizzare i dati più in dettaglio, per esempio andando a vedere quanti comuni saranno effettivamente raggiunti dalla ultralarga nei prossimi anni, con gli obiettivi 2018 e 2020. Cliccando sulle barre colorate, è possibile evidenziare quegli stessi dati sulla mappa, sia evidenziando, nelle prime due mappe, quali sono i territori che nel corso del tempo saranno coperti sempre più, sia comprendendo, nella terza, come sono distribuite le attività nelle diverse province.

Le attività sul territorio: ospedali, scuole e aziende

I dati del registro imprese di Istat (2015) e degli istituti di cura, pubblici e privati, associati al Servizio Sanitario Nazionale (sempre Istat, 2013) e quelli del Miur (2017) sulla presenza delle sedi scolastiche nelle diverse province italiane aiutano a fare una fotografia del tipo di strutture che potrebbero beneficiare di infrastrutture di banda larga e della vocazione di un certo territorio. In particolare, si nota nelle Marche una ridotta presenza di strutture di cura pubbliche e convenzionate rispetto ad altre regioni con province di analoghe dimensioni. Al contrario, è evidente che il territorio di Ancona, e in minore misura quello di Pesaro, ospitano un numero piuttosto consistente di aziende e attività private. Un dato, rispetto ad altre regioni, che salta all’occhio è l’assenza di una città decisamente preponderante come numeri, sia in termini di popolazione che di attività. Certo, Ancona ha i dati più elevati, ma la distanza tra il capoluogo di regione e le altre città non è così marcata come accade in altri territori. 

La suddivisione di queste attività per tipologia di impresa permette anche di evidenziare quali settori sono prevalenti nell’economia della regione, a seconda della provincia. E i dati, prelevati dal Registro imprese di Istat (2015) confermano l’impressione derivata dalla mappa di cui sopra. Non c’è effettivamente una forte differenza tra una provincia e l’altra in termini di distribuzione delle varie attività. 

Come abbiamo già rilevato in altri casi, il maggior numero di imprese e aziende è registrato nella categoria commercio, che include sia le piccole attività che i commerci all’ingrosso e per le aziende. Al secondo posto troviamo le attività professionali, tecniche e scientifiche, tranne per la provincia di Fermo dove sostanzialmente le attività manifatturiere eguagliano, in termini di numeri, quelle commerciali. Una zona, questa, dove la tradizione soprattutto nel settore delle calzature, è rinomata in tutta Italia.

Un sistema, quello marchigiano, che stando ai dati di CNA e Confartigianato Marche rilasciati solo qualche giorno fa, sta cercando di rilanciarsi in un momento non facile, anche in seguito al sisma di un anno fa che ha interessato una parte del territorio regionale. Un segnale positivo viene dalla nascita di nuove imprese, soprattutto nei settori del commercio e delle attività legate al turismo. Un sistema vivo, dicono le associazioni di categoria, ma che potrebbe senz’altro trarre grande vantaggio dall’innovazione nei servizi e nelle attività imprenditoriali derivante anche dal miglioramento dell’infrastruttura di rete. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it