Tutti i numeri per capire come funziona la nuova Champions League

Il nuovo sistema riduce il ruolo del cosiddetto “market pool” e introduce una nuova classifica basata sui risultati decennali che punta a favorire la presenza di club blasonati e con ampi bacini di utenza al fine di massimizzare gli introiti

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La Champions League 2018-19 che inizia martedì 18 settembre inaugura il triennio 2018-2021 che attua nuovi regolamenti sugli accessi dai vari campionati e soprattutto nuovi e più ricchi premi economici per le partecipazioni, per le vittorie e per i pareggi nei gironi e passaggi del turno.

Il nuovo sistema riduce il ruolo del cosiddetto “market pool” e introduce una nuova classifica basata sui risultati decennali che punta a favorire la presenza di club blasonati e con ampi bacini di utenza al fine di massimizzare gli introiti.

Il budget dell’UEFA per la stagione 2018-19

L’UEFA prevede un incasso totale lordo stimato sui 3,25 miliardi di euro. Di questi, il 9% (cioè poco meno di 300 milioni) verrà utilizzato per coprire costi organizzativi mentre il 7% (227,5 milioni) verranno investiti nel fondo di solidarietà. Restano 2 miliardi e 700 milioni abbondanti: l’UEFA se ne riserva il 6,5%, mentre il 93,5%, ovvero 2 miliardi e 550 milioni, verrà redistribuito ai club fra Champions, Europa League e Supercoppa Europea.

Di questi, 510 saranno riservati all’Europa League, 90 alla Supercoppa Europea e i restanti 1950 sono di pertinenza della Champions League. 

Questi 2 miliardi saranno divisi come mostrato dal grafico qui sopra. 30 milioni verranno destinati alle sei squadre eliminate nell’ultimo turno dei playoff (5 milioni per ciascuna squadra, ovvero Videoton, Dinamo Kiev, Dinamo Zagabria, Bate Borisov, Salisburgo e PAOK Salonicco). Chi invece si è qualificato alla fase a gironi ha incassato il premio di iscrizione previsto che ammonta a 15,25 milioni di euro per ciascuna delle 32 squadre qualificate, il che genera un totale di 488 milioni. 

L’ammissione ai gironi incide quindi per il 25% del totale dei fondi della Champions League. Cala l’importanza del market pool, che scende al 15% per un totale di 292 milioni complessivi. Le voci più importanti sono quelle legate ai risultati del decennio precedente l’inizio della nuova Champions (30%) e ai risultati sul campo della prossima Coppa dei Campioni (30%). Avere una storia vincente - almeno nell’arco di un decennio - e fare una buona stagione può fruttare molto. Iniziamo proprio dai premi legati ai risultati della prossima Champions.

Premi legati ai risultati stagionali

L’UEFA ha aumentato il bottino legato ai risultati utili nei gironi così come ha aumentato i premi legati al superamento delle varie fasi. 

La sola ammissione ai gironi garantisce a ogni squadra 2,55 milioni in più rispetto al triennio precedente. Inoltre, vincere un match all’interno del girone è molto più redditizio (2,7 milioni contro 1,5 del 2017). Per cui, conti alla mano, accontentarsi di un risultato qualunque anche a di fronte a un esito del girone già ottenuto (passaggio del turno, retrocessione in Europa League o eliminazione) sarà meno conveniente e a beneficiarne potrebbe essere lo spettacolo, o almeno questo è ciò che spera l’UEFA. Avanzare in ogni fase, poi, è decisamente più fruttuoso sul piano economico, senza contare ovviamente gli introiti garantiti dai biglietti dello stadio nelle partite casalinghe.

La classifica storica

La Champions League è una competizione aperta legata ai risultati stagionali e non prevede licenze pluriennali o la creazione di leghe chiuse. Per questo c’è il rischio che un periodo negativo di una squadra molto prestigiosa tenga lontano quel club (e il suo bacino di utenza) dalla competizione. Si pensi al Milan, detentrice di sette Champions, che non partecipa ormai da 5 edizioni. Ovviamente ciò è un danno per la UEFA: più squadre blasonate presenti in Champions vuol dire più tifosi interessati, e più tifosi vuol dire più telespettatori, utenti, paganti, eccetera. Per questo l’UEFA punta ad avere una Champions ricca di grandi club perché tanti grandi club ai nastri di partenza sono sinonimo di grandi incassi. Per attuare questo piano di “aiuto” ai grandi club la UEFA ha stabilito una classifica decennale attraverso la quale predisporre un piano di redistribuzione di circa 585 milioni annui. 

Il ranking attuale delle 32 squadre qualificate ai gironi è quello mostrato nel grafico sopra. Ogni squadra riceve una quota di 1,108 milioni a seconda della posizione che occupa in classifica: 32 quote alla squadra al primo posto, 31 quote alla squadra seconda, e così via. Ciò comporta una suddivisione dei 585 milioni come mostrato dal grafico sopra. La Juventus è la squadra italiana che incassa più quote: è settima nel ranking decennale UEFA generale, ma l’assenza del Chelsea (sesto) la fa salire di un gradino per cui i bianconeri incassano le 27 quote destinate della sesta classificata, ovvero poco meno di 30 milioni di euro.

Questa scelta di cercare di aiutare le squadre importanti di campionati importanti ad arrivare ai gironi è anche la logica che sta dietro alle nuove regole per l’ammissione ai gironi. L’Italia, terzo campionato UEFA nel ranking, ha così beneficiato di 4 squadre direttamente ai giorni. Un bel regalo per le nostre squadre, che con il turno preliminare hanno avuto sempre un rapporto abbastanza complicato. Ciò si rifletterà probabilmente anche sulla competitività interna della nostra Serie A: il quarto posto vale decisamente di più in termini economici: garantisce infatti almeno 15,25 milioni di euro, più la fetta del ranking storico e quella del market pool fisso (2,5 milioni) senza dover passare da un preliminare che molto spesso comportava una preparazione anticipata e anche potenziali rischi sul calciomercato.

Il market pool

Ultima voce in termini di rilevanza è il market pool, ovvero il mercato dei diritti televisivi nazionali. La cifra totale dedicata a questa voce dall’UEFA è di 292 milioni di euro, cioè quasi la metà dello scorso anno. Questa voce viene spartita dai club in base al valore del mercato televisivo della loro nazione di appartenenza. La fetta destinata all’Italia è di 50 milioni contro i 110 della stagione 2017-18. Il market pool prevede una quota fissa (50%, per cui circa 25 milioni nel caso delle italiane) che va divisa fra i club in base ai risultati della stagione precedente: i campioni d’Italia prendono il 40% di questi 25 milioni, i vicecampioni il 30%, i terzi classificati il 20% e i quarti il 10%. Gli altri 25 milioni, ovvero il restante 50%, verrà suddiviso sulla base dei risultati di tutte e quattro le squadre in proporzione sul totale delle partite giocate dalle squadre di una stessa nazione. Per fare un esempio: al termine dei gironi le italiane avranno giocato tutte 6 partite. Nell’infausta ipotesi che dovessero essere tutte eliminate dopo la prima fase il market pool variabile sarà diviso in parti uguali (25% ciascuna). Altrimenti, se proseguiranno si attenderà fino alla fine della competizione (o all’eliminazione dell’ultima rimasta) e si calcolerà il totale delle partite giocate per poi vedere la suddivisione per ciascuna squadra. Andare avanti ovviamente conviene, e in questa voce di guadagno ogni squadra della stessa nazione finisce per tifare contro le connazionali, perché l’eliminazione prematura di una squadra dello stesso paese vuol dire più soldi per chi invece riesce a proseguire.

I conti in tasca alle italiane

Fin qui, le quattro italiane sono già sicure di un discreto bottino.

Il resto che si può aggiungere dipende solo dal campo e, nel caso del market pool variabile, dai risultati delle connazionali. I gironi possono valere fino a 16,2 milioni nel caso di 6 vittorie su 6 partite, ovvero un punteggio pieno di 18 punti. Per passare il turno spesso servono all’incirca 12 punti, il che vuol dire 4 vittorie, oppure 3 vittorie e 3 pareggi. Secondo i bonus del triennio 2018-2021, questi risultati comportano un incasso di 10,8 milioni. Vincere il girone a punteggio pieno fa incassare fino a 16,2 milioni e come dicevamo questo può essere un bell’incentivo a dare il massimo anche a risultati acquisiti.

Il passaggio del turno può valere all’incirca un minimo di 10-11 milioni di euro da aggiungere al bottino già certo di soli risultati sul campo, ma non è tutto. Le combinazioni dei risultati potrebbero far sì che per ciascun gruppo rimangano 900 mila euro non distribuiti. In tal caso, questo bottino andrà distribuito proporzionalmente tra tutti i club della fase a gironi in base al numero di vittorie ottenuto. Inoltre, l’approdo agli ottavi viene quotato dall’UEFA 9,5 milioni. Per cui passare il girone da seconda classificata porta in dote un tesoretto di 20 milioni da aggiungere agli incassi certi. 

I principali ostacoli fra le italiane e questi 20 milioni sono le 12 rivali dei 4 gruppi sorteggiati a Montecarlo lo scorso 30 agosto e anch’esse intenzionate a mettere in cassa l’invitante incentivo economico. Nel gruppo B l’Inter affronterà una big assoluta come il Barcellona e il Tottenham di Harry Kane, che lo scorso anno ha chiuso il girone davanti ai campioni d’Europa in carica del Real Madrid. Difficile anche il compito del Napoli che affronta due squadre che puntano alla Coppa come PSG e Liverpool e che hanno anche un’ottima statistica per ciò che riguarda i precedenti ai gironi: 80% di passaggio del turno per i francesi, 70% per gli inglesi. Nel gruppo G la Roma avrà a che fare con il Real Madrid specialista dei gironi: 22 passaggi alla fase successiva su 22. 9 eliminazioni su 11 per il CSKA Mosca, mentre il Viktoria Plzen in due occasioni su due non è mai andato agli ottavi. La Juventus, infine, dovrà vedersela con il Manchester United di José Mourinho e con il Valencia: i Red Devils contano solo 4 eliminazioni su 21 partecipazioni. In attivo anche il saldo degli spagnoli, avanti 6 volte su 10. Al debutto gli svizzeri dello Young Boys.



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