(AGI) - Roma, 10 apr. - Un crac da 1,125 miliardi di euro chespazzo' via i risparmi di oltre 35mila investitori, anche seappena 13mila hanno voluto costituirsi parte civile. Leindagini della procura di Roma sul Gruppo Cirio partirononell'estate del 2003 in seguito al mancato pagamento di un bondda 150 milioni di euro. Un 'pool' di magistrati si mise allavoro cercando di fare luce sull'emissione di nove bond dal 30maggio 2000 al 31 maggio 2002, individuando tra i responsabilidel fallimento l'allora patron della SS Lazio, SergioCragnotti, tutti i suoi familiari e pezzi da novanta dellafinanza e del mondo del credito dell'epoca, a cominciaredall'ex presidente di Banca di Roma, Cesare Geronzi, dall'examministratore delegato di Bpl Giampiero Fiorani fino agli exvertici del San Paolo Imi, subito usciti di scena in sede diudienza preliminare. Bancarotta distrattiva, bancarottapreferenziale e truffa (le ultime due ormai prescritte) i reaticontestati dalla procura convinta che il crac della Cirio fu laconseguenza di una serie di operazioni che, tramite ilpassaggio di finanziamenti da alcune aziende del Gruppo adaltre, finirono per prosciugare le casse e far contrarre debitisempre maggiori con gli istituti di credito. Debiti che, inbuona parte, pesarono sulle spalle dei risparmiatori conl'emissione dei bond, anche se le banche ben sapevano che Cirionavigava da tempo in pessime acque. Le indagini misero indiscussione anche l'operato di amministratori e sindaci delGruppo Cirio accusati di aver preso parte alla stesura dibilanci non veritieri sullo stato di salute delle variesocieta' riconducibili a Sergio Cragnotti. (AGI).