(AGI) - CdV, 20 apr. - La notizia della canonizzazione domenicaprossima di Papa Giovanni, al quale ella fece visita con ilmarito Aleksej Adjubei il 7 marzo 1963 in Vaticano, e' stata "accolta con gioia" da Rada Krusciov, che vorrebbe venire inItalia ma essendo oggi molto anziana scherza dicendo diapparetenere alla categoria dei "non trasportabili", che nelsuo caso ha preso il posto di qualla delle persone "nonuscibili", cioe' di quanti non potevano ottenere il vistoper l'espatrio ai tempi dell'Urss. Intervistata a Mosca dalnipote del Pontefice, Marco Roncalli, e dal primo giornalistadella Tass accreditato in Vaticano, Anatoly Krasikov, per ilCorriere della Sera, paragona Giovanni XXIII a NikitaKrusciov. "Era - dice - un Papa contadino, come mio padreNikita, contadino di origine, poi operaio, soldato, funzionariodel partito, sino a quando nel 1953 divento' segretario delComitato centrale del Pcus e nel 1958 primo ministrodell'URSS... E come lui Papa Giovanni fu un fautore dirinnovamento nella sua istituzione, e in un respiro piu' ampio,un fautore di pace nel mondo". "Sapevamo che in Vaticano -racconta la signora Rada nell'intervista - c'erano due fazioni:una favorevole e l'altra contraria alla nostra richiesta di unincontro con il Papa... Anche nella forma in cui avvenne nonera scontato. A Mosca era stata preparata una missiva perGiovanni XXIII". Quel giorno la figlia di Krusciove e il maritoerano fra i quaranta giornalisti invitati alla consegna al Papadel premio Balzan per la pace. "Sino alla fine - rivela - nonavevamo certezza dell'incontro. Si chiese di non darne notiziaalla stampa. Quando, dopo la cerimonia, si invitarono gliospiti a uscire, ci fu detto di attendere. Poi un responsabiledel protocollo, ci accompagno' a una porta. Entrammo in unabiblioteca e Giovanni XXIII era li' ad aspettarci. Ci fecesegno di accomodarci. Con il Papa c'eravamo io, mio maritoAleksej, e il gesuita Koulik come traduttore. Ci sedemmo.Aleksej gli diede una lettera di mio padre che esprimevaapprezzamento per i suoi sforzi per la pace. In rispostaGiovanni XXIII ci diede una lettera dove si augurava lasperanza di futuri passi per un avvicinamento". E poi, continuaRada, "ci ha rivolto alcune domande. Ha osservato che lui e miopadre avevano comuni origini contadine e avevano visto le dueguerre del '900. Volle che io stessa pronunciassi i nomi deimiei figli: Aleksej, Nikita, 'come il nonno', disse, e Ivan 'cioe' Giovanni, come me', aggiunse, cui invio' unabenedizione. A me regalo' un rosario, a mio marito monete. Allafine ci accompagno' alla porta. Quel che successe dopo e' noto.In realta' Giovanni XIII quel che voleva dirci lo espresse benedi li' a poco nella Pacem in Terris...". Il Corriere pubblica oggi anche un memorandum segreto, sucarta intestata della Casa Bianca, redatto il 16 novembre 1962da Pierre Salinger, segretario per i rapporti con la stampa, incui si fa riferimento alla "missione ad altissimo livello"affidata da Roncalli a padre Felix Morlion, il frate domenicanobelga che fondo' a Roma l'Universita' Pro Deo (l'attualeLuiss): oggetto il riavvicinamento del Vaticano a Mosca. Sforzidel Papa buono per preservare la pace nel mondo messa a rischiodalla crisi dei missili a Cuba. (AGI).