AGI - "Riportando tutto a casa" è il titolo di un suo romanzo del 2009. Ma ora, per Nicola Lagioia, è arrivato nuovamente il tempo di riportare qualcosa a casa: si tratta di "Santa Barbara" (Einaudi), il nuovo romanzo che lo scrittore Premio Strega nel 2015 (con "La Ferocia") presenterà oggi a Capurso, a pochi chilometri da Bari, il paese dei suoi genitori e dei suoi nonni. "Si tratta di una Capurso romanzesca, reinventata", spiega all'AGI Lagioia, "ma è uno dei miei luoghi dell'infanzia, a cui mi legano moltissimi ricordi e in cui vive un patrimonio di narrazioni orali particolarmente prezioso". Un patrimonio che, spiega, "è stato fondamentale per scrivere il romanzo". Data l'elevatissima richiesta, gli appuntamenti saranno due: il primo alle 17, il secondo alle 19, nell'ex cinema Enal che riaprirà per l'occasione.
Lagioia e la Puglia
Poco più di 10 anni dopo "La Ferocia", dunque, Lagioia torna ad ambientare un romanzo in Puglia. Un libro che attraversa due famiglie e tre generazioni per oltre mezzo secolo (ma che ha "pochissimo di autobiografico") e che, spiega l'autore, "nasce dai tanti ricordi, ma soprattutto dai racconti, dalla narrazione orale che a Capurso, come in ogni paese italiano, è particolarmente fiorente, si adagia su una tradizione antica e sapiente". "Diceva Tolstoj - aggiunge - che per essere universali basta raccontare il proprio villaggio. In fondo è sempre la parte per il tutto, e questa 'parte' direi che la conosco piuttosto bene".
"Santa Barbara" ruota attorno all'ombelico della provincia pugliese, ma è lo stesso autore a definire il romanzo "profondamente italiano". Lo è "per il lavoro sulla lingua, che spero di aver condotto sufficientemente bene". "Ogni lavoro letterario sulla lingua dialoga con il territorio - geografico, culturale, sentimentale, emotivo, civico, spirituale - nella cui culla quella lingua è nata e continua a evolversi", aggiunge Lagioia. Nel libro, spiega ancora "ho provato a lavorare sulla cosiddetta microstoria, provando a fare mie le lezioni di Elsa Morante, Carlo Ginzburg, Carlo Levi, Ernesto De Martino e tutti quegli autori che, partendo da vicende minime, hanno raccontato del nostro Paese un'altra storia, molto lontana da quella ufficiale e spesso più interessante".
Il successo de "La città dei vivi" e il disagio giovanile
Eppure di una storia "ufficiale" Lagioia si era occupato nel libro precedente, "La citta' dei vivi", ricostruzione dell'omicidio di Luca Varani, ucciso a Roma da Manuel Foffo e Marco Prato il 4 marzo 2016. Uno straordinario successo che è diventato prima un podcast (raccontato dallo stesso Lagioia, "un modo per raccontare la stessa storia con un altro strumento espressivo, molto lontano dalla letteratura, eppure vicino alle sue origini, dato che la letteratura nasce orale") e poi un film del 2026 di Edoardo Gabbriellini.
"Ho apprezzato - dice Lagioia -la scelta di Gabbriellini di discostarsi dal punto di vista del libro, cercandone una tutta sua, molto autoriale". La pellicola, infatti, racconta la storia dal punto di vista della vittima, un ragazzo di 23 anni torturato per ore prima di morire. Un racconto, quello fatto da Lagioia in quel caso, che oltre ad analizzare un brutale omicidio indaga anche nel disagio delle persone coinvolte, killer e vittima. E in questi giorni ci si ritrova a parlare di disagio giovanile, per quanto per vicende molto diverse, alla base tanto delle manifestazioni pacifiche quanto di quelle piu' violente avvenute in tutta Italia nelle scorse settimane. "Penso che queste proteste - nota Lagioia - sanciscano il fallimento di un'intera classe politica. Di due temi enormi non solo questo governo ma lo Stato italiano non si è occupato negli ultimi 30 anni: il Sud, e i giovani. Tutto ciò che di importante rimuovi, o fingi di dimenticare, finisce per venirti addosso".
La direzione del Salone del libro di Torino
Accanto alla produzione letteraria, Lagioia ha ricoperto per sette anni (dal 2017 al 2023) il direttore del Salone del Libro di Torino. Un'esperienza "bellissima e istruttiva" ma anche "molto faticosa, e per questo dubito di voler tornare a quei livelli di stress". "E' un periodo in cui ricevo gioia dalla scrittura letteraria - conclude -, ma sono orgoglioso di aver contribuito a salvare e poi rilanciare il Salone".