AGI - C’è stato un tempo in cui la civiltà aveva il ritmo lento di un grande fiume. Oggi quel fiume arretra a causa degli stravolgimenti del clima, lasciando tracce di un tempo perduto e questo libro somiglia a un relitto ritrovato sul fondo sabbioso del fiume.
La danza del grande fiume di Michele Marziani (Bottega Errante Edizioni, € 18), apprezzato scrittore noto anche per essere uno dei più influenti editor della letteratura nostrana, è un canto corale a un mondo che non esiste più, quello della civiltà fluviale del Po. Anche se l’analisi è un po’ riduttiva.
La nuova fatica letteraria di Michele Marziani
Il libro di Marziani ha il fulcro nel racconto denominato La signora del caviale, la storia del caviale made in Bodeno (seppur il paese non sia mai espressamente citato), la località nei pressi di Ferrara dove, fino alla Seconda guerra mondiale, era praticata la pesca dello storione. La storia ha il sapore di favola, raccontata dalla voce di un ragazzino sospeso tra i primi palpiti per una ragazzina e l’attrazione fatale per la pesca. Il racconto ha il merito di mantenersi in perfetto equilibro lungo un filo di leggerezza, nella dimensione calviniana del termine, anche se attraversa gli anni terribili della guerra, che riempie il fiume di cadaveri e alla fine porta anche alla scomparsa degli storioni.
Gli aneddoti tra cronaca e leggenda
A corollario del racconto, una serie di aneddoti tra cronaca e leggenda, raccolti direttamente dall’autore che confermano che si tratta di una storia vera: è esistito il tempo della pesca allo storione e anche il sogno di una lussuosa bottegaia ferrarese di origine ebraica di produrre un caviale nazionale secondo un’antica ricetta della corte degli Este.
La storia appartiene anche alle novelle della perduta comunità ebraica di Ferrara e si pone in perfetta continuità con l’opera di Bassani, anche da questo punto di vista Marziani racconta una civiltà che non esiste più, per ragioni che a volte rischiamo di dimenticare.
Lettura più che consigliata, per chi cerca nella nostra storia perduta la chiave per comprendere questi faticoso tempi, nella speranza che le favole tornino alla funzione per cui sono nate. Renderci uomini capaci di calarci nei panni degli altri.