AGI - Si ritiene convenzionalmente che la seconda guerra mondiale sia scoppiata il I settembre 1939, con l’attacco di Hitler alla Polonia, ma quel giorno in realtà iniziò solo il conflitto tedesco-polacco.
L’incendio si sarebbe allargato il 3 con la discesa in campo delle alleate Gran Bretagna e Francia, malvolentieri e senza neppure la dichiarazione di guerra.
Quel giorno Londra e Parigi attraverso i consueti canali diplomatici inoltrano due ultimatum al Terzo Reich chiedendo l’immediata cessazione delle ostilità e il ritiro tedesco dietro alla linea di frontiera. Li notificano a Berlino gli ambasciatori Nevile Henderson e Robert Coulondre alle 9 e alle 12.30 di quella domenica. In tutte le cancellerie europee era però già scontato che gli ultimatum sarebbero stati respinti, perché nella prassi non esistevano precedenti di una trattativa di pace condotta sotto la condizione preliminare del ritiro di un esercito vittorioso.
Lo sgarbo all’ambasciatore inglese tenuto in piedi
A Henderson che chiedeva udienza il ministro degli esteri del Reich Joachim Ribbentrop ha imposto un palese sgarbo: gli ha fatto dire che è impossibilitato a vederlo e lo ha fatto ricevere dall’interprete capo del ministero degli esteri, Paul-Otto Schmidt. Non lo fanno neppure sedere e deve leggere in piedi il testo dell’ultimatum inoltratogli da Londra alle 5 per telefono. Schmidt si limita a riferirgli che dovrà visionarlo Hitler.
Alle 11 Henderson è convocato da Ribbentrop per sentirsi dire che se la Polonia si è irrigidita sulle sue posizioni intransigenti la colpa è degli inglesi. La Gran Bretagna senza una formale dichiarazione di guerra tiene fede al trattato con la Polonia, vincolante e proposto unilateralmente subito dopo la firma del Patto Ribbentrop-Molotov che il 23 agosto ha sparigliato ogni possibile equilibrio continentale. Alle 11.15 il premier Nevile Chamberlain legge davanti alla Camera dei Comuni il documento che chiedeva l’immediato ritiro delle truppe tedesche dalla Polonia, approvato all’unanimità dall’assemblea, quindi anche col voto di Lloyd George, e poi si rivolge agli inglesi dai microfoni della BBC: "Vi parlo dalle stanze del governo al numero 10 di Downing Street. Questa mattina l’ambasciatore inglese a Berlino ha consegnato al governo tedesco la nota definitiva con cui si chiedeva che, se entro le ore 11 non saremmo stati informati che erano pronti a ritirare immediatamente le loro truppe dalla Polonia, tra noi e loro vi sarà lo stato di guerra. Vi devo avvisare che nessuna notizia in merito ci è stata recapitata entro il limite di tempo fissato, conseguentemente questo paese è in guerra contro la Germania".
La prima sirena di allarme aereo risuona su Londra alle 12.35, ma nei cieli non appare nessun aereo tedesco. Nel pomeriggio, al largo dell’Irlanda, il sommergibile U-30 del capitano Fritz-Julius Lemp, probabilmente per errore, silura la nave Athenia diretta in Canada, con oltre 1.400 passeggeri a bordo: le vittime sono 112, di cui 28 cittadini americani.
Gdynia, I settembre 1939
A Parigi l’imbarazzo di dover posticipare le operazioni
A Parigi il ministro degli esteri Robert Bonnet era stato informato da tempo dal capo di stato maggiore generale Maurice Gamelin che l’esercito francese non avrebbe potuto iniziare le ostilità prima di lunedì 4 settembre, ma era impossibile, per il prestigio e per il discredito internazionale che ne sarebbe derivato, entrare in guerra il giorno dopo la Gran Bretagna. Sarebbe stato uno smacco intollerabile che avrebbe fatto precipitare ai minimi termini la considerazione internazionale nei confronti della Francia.
Ribbentrop ha detto all’ambasciatore Coulondre che l’ultimatum inglese è stato respinto perché irricevibile, e questo vale anche per la Francia. Coulondre, attenendosi alle disposizioni ricevute telefonicamente, si limita a prendere atto di quanto gli comunica il ministro degli esteri, al quale replica flemmatico: "Poiché il governo del Reich rifiuta di sospendere ogni azione aggressiva contro la Polonia e di ritirare le sue forze dal territorio polacco, ho l’incombenza di notificarvi che a partire da oggi, 3 settembre alle 17, il governo francese si trova nell’obbligo di tener fede agli impegni assunti con la Polonia e che sono a conoscenza del governo tedesco". Si parla di impegni, e si sottintende guerra.
Il Führer chiede subito a Stalin di intervenire contro Varsavia
Neanche Coulondre pronuncia quindi la parola guerra nel richiedere le credenziali, così come ha fatto Henderson, salvo sentirsi dire dall’ex rappresentante di champagne che allora è la Francia il Paese aggressore.
Il suo ultimo atto è chiedere a Bonnet di far valere lo stato di guerra alle 17 del 3 settembre in sintonia con Londra, e non alle 5 del 4 come previsto e ventilato. Hitler, dopo aver firmato la seconda direttiva per la condotta della guerra, telegrafa alle 19 all’ambasciatore Mosca Werner von der Schulenburg di avvisare il ministro Molotov dell’opportunità di far scattare la clausola del protocollo segreto del 23 agosto e di far attaccare la Polonia dall’Armata Rossa, ma per ora Stalin preferisce rimanere alla finestra. Ci resterà fino al 17, poi agirà per prendersi quasi senza colpo ferire mezza Polonia.
Le tre scuse del generale Gamelin per non attaccare i tedeschi
I francesi, peraltro, a ovest non smaniano certamente per dare applicazione all’accordo militare segretissimo del 19 maggio firmato a Parigi da Gamelin e dal ministro della guerra polacco Tadeusz Kasprzycki.
Era previsto che se la Germania avesse aggredito la Polonia o minacciato i suoi 'interessi vitali a Danzica', con reazione polacca, i francesi avrebbero dovuto effettuare immediatamente un’azione aerea (punto I), condurre un’offensiva entro tre giorni 'con obiettivi limitati' (II) e una su vasta scala "dal quindicesimo giorno in poi" (III). Non accadrà mai.
Gamelin sapeva che i francesi non avevano alcuna intenzione di attaccare le fortificazioni tedesche lungo la Linea Sigfrido, né entro il trentesimo giorno, né entro il primo anno di guerra, tanto da aver elaborato tre diverse risposte elusive e giustificative nel caso lo avessero interrogato su questo argomento. A ovest fino a maggio non ci sarebbe stato niente di nuovo tranne la drôle de guerre (guerra balorda) dei francesi, la phoney war (guerra fasulla, o dei proclami) degli inglesi, la “guerra dei coriandoli” fatta di slogan e volantini di propaganda secondo gli americani, o la sitzkrieg (guerra seduta) dei tedeschi che hanno trasferito l’intera massa d’urto della Wehrmacht contro la Polonia, che sarà piegata in quattro settimane.
Nel 1940 ce ne vorranno appena due di più per annichilire l’altezzosa Francia della tutt’altro che imprendibile Linea Maginot difesa da 110 divisioni (di fronte ne ha meno di 40 ma solo dieci attive) e del più grande esercito continentale umiliato dalla Blitzkrieg tedesca.