AGI - In tutto lo Stivale è la festa dei Predicatori. Non degli arruffapopolo in politica, sul web o in televisione. Ma degli abili oratori nati per smentire le temute bufale degli eretici sulla religione.
Il padre dei Predicatori
Sono i domenicani dello spagnolo Domenico di Guzman (1170-1221), vestiti con saio bianco, scapolare e mantello neri.
La data in cui l’Ordine fu riconosciuto dal papa dell’epoca, Onorio III, è il 22 dicembre 1216. La Regola adottata fu “quella di sant’Agostino”, riferisce il sito dell’Ordine.
In questo periodo il frate (canonizzato a Rieti nel 1234) viene celebrato come patrono in molte città. Con un particolare: all‘evento non è dedicato un solo giorno ma due: il 4 e l’8 del mese. Motivo? Il continuo slittamento di date per fare spazio ai “big” del Paradiso. I fatti li ricostruisce Alfredo Cattabiani in “Santi d’Italia” (Rizzoli, 1993).
Una data dalla genesi complessa
All’inizio, dice, il giorno del santo “fu accolto nel calendario liturgico il 5 agosto, perché il 6 si celebrava la Trasfigurazione del Signore. Poi – continua - passò al 4, quando nel 1568 fu introdotta la festa della Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore (a Roma)”. Infine, “il nuovo calendario – prosegue - avendo riservato il 4 agosto alla memoria di san Giovanni Maria Vianney, ha spostato la memoria obbligatoria all’8 agosto”.
Quindi, Bologna il santo lo ha festeggiato il 4; Napoli – che di protettori celesti ne conta 51 (fonte: il Comune partenopeo) lo farà l’8. E così via. In Abruzzo: Pizzoferrato, il 4 agosto; in Campania: Marina di Camerota (4) e Sturno (8); Calabria: Longobucco (4), Condofuri (4), Campana (8) e Pietrapaola (4). Ancora, Puglia: Cavallino (festa dal 3 al 5); in Basilicata, a Moliterno (4) e in Sicilia, ad Augusta, dove la festa addirittura c’è stata il 24 maggio. E probabilmente l’elenco potrebbe continuare.
Infatti, san Domenico è famoso anche all’estero. Soprattutto nei Paesi latini. Si affidano a lui in Costa Rica, Nicaragua, Ecuador, Guatemala e, chiaramente, in Spagna.
Il rapporto con Bologna e la nascita dell'Ordine
Il capoluogo emiliano è il luogo storicamente più legato al personaggio. Qui Domenico scelse l’università come sede formativa degli appartenenti al suo Ordine; qui il 6 agosto 1221 il religioso morì “stroncato da un’enterite cronica che da molti anni gli causava dolori lancinanti e febbri che lo stremavano” (“Santi d’Italia”).
Ciononostante, non è lui il patrono numero uno della città. In vetta c’è san Petronio, poi seguono Domenico e le altre aureole. Va detto che non fu solo per fede che l’Ordine venne costituito. “I francescani avevano preso il nome di ‘frati minori’ – spiegano in ‘Storia medioevale’ (Mondadori, 2019) Franco Cardini e Marina Montesano - a indicare la loro vocazione all’umiltà; i seguaci del religioso assunsero quello di ‘frati predicatori’”. Domenico aveva visitato la Linguadoca (in Francia) e visto che gli eretici - Albigesi in testa - attiravano seguaci con la propaganda. E lui volle fare lo stesso: parola contro parola.
Le grandi innovazioni
Ma ha fatto anche altro quest’uomo descritto dalla testimonianza di una suora (riportata in “Santi d’Italia”) “di statura media e corpo esile; un bel viso e carnagione pallida; barba, capelli fulvi e occhi belli; mai calvo; sorridente e gioviale; mani affusolate; voce grave, melodiosa e sonora”.
Secondo il medievalista Jacques Le Goff (“Il cielo sceso in terra”, Laterza, 2007), con i Predicatori cominciò un grande cambiamento. In primis, ci fu lo stop “alla condanna di ogni novità”. Poi una nuova visione del lavoro: “Da valore negativo di penitenza – continua - a valore positivo di collaborazione all’opera creatrice di Dio”. Quindi, una nuova versione della cultura. “Accanto alle antiche autorità intellettuali – osserva - si possono citare le autorità dei maestri universitari”. E, infine, “in campo economico – conclude - si fa strada l’idea di crescita”.
Per tutto questo i domenicani (con i francescani) incassarono molti onori, ma anche altrettante critiche. Specie dopo che “il papato – chiarisce Le Goff - sottrarrà il controllo dei tribunali dell’Inquisizione ai vescovi per affidarlo agli ordini mendicanti”.
Il conflitto con il demonio
I frati facevano anche paura. E Domenico finì nel mirino del diavolo.
Secondo la leggenda, il principe degli inferi cercò perfino di ucciderlo. Le “prove” del tentato omicidio sarebbero a Roma. Ricorda Federico Canaccini in “Sacre Ossa” (Laterza, 2025) che “nella chiesa di Santa Sabina sull’Aventino si può ammirare il ‘Lapis Diaboli’, la Pietra del Diavolo: si tratta - scrive - di una pietra sferoidale di basalto nero sulla cui superficie si trovano alcuni fori che la tradizione attribuisce al Diavolo che avrebbe tentato di uccidere Domenico di Guzmán, in preghiera su una tomba la cui lapide sarebbe stata distrutta proprio dal lancio di questa pietra nera”. La zampata di satana.