AGI - Un viaggio attraverso l'Italia per denunciare gli scempi e le brutture morali ma soprattutto per raccontare la bellezza che ci salva, una spiaggia, un tramonto, un bosco, un monumento che in un attimo ci restituisce il senso della vita: è questo "All you can hate", tutto ciò che puoi odiare, il lungometraggio del regista emiliano Francesco Campanini.
La trama è semplice: un uomo di 45 anni viene licenziato con un messaggio registrato nel 2020, in piena epidemia Covid. Rinchiuso in casa per il "lockdown" e smarrito, riflette sulla sua condizione e viene colpito dall'escalation di odio attorno a lui, anche sul web.
Così, appena cessate le restrizioni, si dà una missione: intraprende un viaggio da nord a sud, interrogandosi su quale potrebbe essere la missione di un cavaliere moderno per migliorare la società. Invece che con le armi, in un'epoca dominata dall'avvento dell'Intelligenza artificiale decide di crearne una per migliorare i rapporti umani e insegnare i valori fondamentali a chi non ne ha.
Il viaggio, anche interiore, di questo cavaliere scorre tra immagini suggestive e scorci di degrado fino alle sequenze finali e alla grande sorpresa della scena "post-credit" che getta una luce nuova su tutto il film.
Le location: un ritratto suggestivo dell'Italia
"All you can hate" è stato realizzato in tre anni e mezzo con riprese girate in 14 regioni: città come Roma, Parma, Rieti, Amatrice, Matera, Gravina in Puglia, L'Aquila, Mantova, Orvieto, Portovenere, Anzio, Ostia e San Felice Circeo, luoghi speciali come l'Oasi WWF della Laguna di Orbetello, il Castello di Torrechiara in Emilia e quello di Rocca Calascio in Abruzzo.
E ancora il Parco del Vesuvio, le Dolomiti, il Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga e varie zone degli Appennini, laghi, mari, fiumi, grotte, parchi, foreste sparsi per quasi tutta la penisola.
La cura maniacale della regia e il percorso nei festival
Le scene, splendide, sono state girate da Campanini con una cura maniacale: a volte ha impiegato più di un anno per ritrovare un passaggio di luce che il Sole faceva solo in un certo periodo. Ore di appostamenti con la "camera car" o con la steadycam per portare a casa anche solo pochi secondi, scene in maniche corte e tuffi in mare in pieno inverno o con la giacca a vento in estate per cogliere un tipo di luce particolare.
"Credo fermamente che le nostre vite possano essere migliorate attraverso piccoli gesti quotidiani e che tutti noi abbiamo la responsabilità di promuovere valori positivi", spiega Campanini.
Il film partecipa a festival nazionali e internazionali e lo scorso anno è entrato nella selezione del Dubai City Film Festival e dello Stockholm City Film Festival, ha ricevuto una menzione d'onore all'Athens International Monthly Art Film Festival ed è stato finalista all'East Village New York Film Festival e semifinalista allo Sweden Film Awards. Ora l'obiettivo è trovare il distributore per farlo uscire al cinema, in attesa dello sbarco su TV, home-video e streaming.