AGI - Nina Quarenghi è in libreria con ‘Ai confini del vento’ (Mondadori) L’isola delle sorelle di Marco Piscitello Con un titolo che evoca liricamente il confino sulle isole pontine imposto a persone oppostesi al regime negli anni Trenta e Quaranta, arriva in libreria ‘Ai confini del vento’ (Mondadori), ultimo romanzo di Nina Quarenghi. Insegnante di italiano e storia, membro del direttivo dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (Irsifar), autrice per Garzanti di ‘Registri di classe’ (in cui raccoglie i diari di Giorgio Caproni in veste di maestro elementare), Quarenghi ha scritto un’opera ispirata alla vera vita della militante antifascista Maria Baroncini e di altre condannate al domicilio coatto realmente esistite. Il merito principale di questo lavoro è quello di usare il materiale di ricerca in modo intelligente: la Baroncini (che nel 1982 pubblicò un’autobiografia intitolata ‘Memorie dei tempi difficili’) fu in realtà tradotta a Ponza solo per pochi mesi, mentre l’arco temporale di un decennio che il testo copre viene dilatato narrativamente integrando le sue vicende con quelle di personaggi diversi. Tra cui figurano, nell’intrecciarsi di fiction e non fiction, Altiero Spinelli e Giorgio Amendola, a propria volta confinati sull’isola durante la dittatura.
Il genere
Omaggio all’esempio di coraggio fornito da donne che possono dirsi artefici della conquista dei diritti femminili del dopoguerra, sul piano stilistico ‘Ai confini del vento’ non rispetta sempre la regola dello ‘show don’t tell’, privilegiando la ricostruzione chiara degli eventi rispetto alla loro messa in scena e lasciando così poco spazio al lettore nel formarsi un’opinione sui buoni e sui cattivi. Finché la narrazione sfugge alla nettezza del giudizio storico e la protagonista subisce un tradimento da ‘fuoco amico’, scoprendo altresì che un presunto ‘nemico’ nella realtà incarna ben altro. Emerge così sulla pagina un punto centrale del romanzo: la sostanziale comunanza culturale tra fascisti e oppositori al regime nei confronti delle donne. Un aspetto che acquista particolare evidenza quando viene citato il caso di un gruppo di confinati che riduce una giovane ponzese, per di più sorella di un ragazzo al soldo dei repressori, a una condizione prossima alla schiavitù.
Il cuore del libro
‘Ai confini del vento’ ci mostra un gruppo di italiane che scelsero di rinunciare anche ai propri affetti più profondi per coerenza politica. E come al loro strazio di cittadine si sia sommato quello di madri, mogli e figlie, sollecitandone l’istinto a cercare sollievo nella capacità di fare rete. Il piano della lotta civile e democratica si interseca a quello della quotidiana battaglia interiore che condussero con sé stesse, facendo risaltare il valore della sorellanza come una materia viva capace di indurire la scorza ‘esterna’ mantenendo al contempo sempre intatta l’umanità. La ricostruzione storica si accompagna a quella sociale, altro tema portante dell’opera, unendo alla celebrazione di figure rese quasi invisibili dalla polvere del tempo una denuncia di come determinate forme di disparità e sopraffazione accomunassero nei fatti, cento anni fa, i cosiddetti giusti agli ingiusti.