AGI - Una sorta di guerra di Troia, e il suo celebre cavallo, a Carrara in Toscana. Con un morto eccellente. Nell’870 fu trucidato un sant’uomo, Ceccardo (o Cecardo), patrono di Carrara, dal XIV secolo celebrato il 16 giugno. E come i Troiani, anche lui fu vittima di una perfida astuzia. Non fu ingannato - come si tramanda - con l’imponente riproduzione di un purosangue, ma con un trucco meno ingombrante: una cassa da morto.
Stratagemma bellico simile a quello del cavallo di Troia
Infatti, nelle due vicende – di Troia e Carrara – lo stratagemma bellico è simile, ma lo strumento usato è diverso. È stato scritto che per entrare nella città dell’attuale Turchia, gli Achei (l’idea fu di Ulisse) finsero la ritirata e lasciarono sulla spiaggia la struttura lignea di un cavallo “a placar l’ira degli avversi numi” (dal Libro VIII dell’“Odissea”), pensarono gli autoctoni un po’ ingenuamente. Però non era vero: le vele greche erano state occultate altrove e i migliori guerrieri si erano nascosti nella pancia della bestia, pronti a uscire e a uccidere, aspettando solo che il tranello fosse portato in città e calasse il buio della notte.
La bara a Carrara
Entrare a Carrara fu un obiettivo raggiunto con un analogo inganno: non un animale a quattro zampe ma una semplice bara. Il capo dei Normanni, Hastings, si finse stecchito, disteso nel feretro portato dai suoi soldati come in un corteo funebre. Al momento giusto il re “resuscitò”, scatenò la furia assassina e gli “uomini del Nord” scannarono il povero vescovo Ceccardo.
Luoghi e chiarimenti storici
In questa vicenda le furbizie messe in atto dai discendenti dei Vichinghi furono anche altre. Prima, però, un po’ di chiarezza su luoghi e date. Come scena del delitto la tradizione non indica proprio Carrara, bensì Luni, l’antica Luna fondata dai Romani nel II secolo a.C. (oggi in provincia della Spezia, Liguria), importante scalo portuale di un territorio di cui Ceccardo era vescovo. Carrara invece si trova nell’entroterra, in linea d’aria a poco più di sei chilometri di distanza. Già all’epoca il centro era famoso per i suoi bianchi marmi estratti dalle Alpi Apuane, gli stessi che avevano contribuito a rendere Roma bella e famosa. E quelle lastre calcaree ancora splendevano tra le case toscane. Sono stati questi riflessi, si racconta, ad attirare i Normanni. Li videro dal mare. Stavano solcando il Tirreno per andare a saccheggiare la capitale del decaduto Impero romano e presero un abbaglio. Scambiarono Carrara per la “Caput mundi”.
La messinscena di Hastings
Secondo la leggenda, il re nordico ordinò di nascondere le imbarcazioni e si presentò alle porte della città spacciandosi per un pellegrino, senza fare paura a nessuno. Era il primo atto della messinscena. Nel secondo Hastings si sarebbe finto malato e avrebbe lasciato Carrara tornandoci più tardi da morto. Come? I suoi, anche loro sedicenti pellegrini, si fecero avanti con il caro estinto all’ingresso della città riferendo ai carraresi la storiella che la sua ultima volontà era stata di avere un funerale secondo il rito cristiano. Come negarlo. E il trucco divenne terrore.
Date e versioni divergenti
Gli anni in cui tutto questo sarebbe accaduto cambiano a seconda delle fonti storiche. Alcune dicono che Ceccardo sarebbe morto nell’870, altre invece dieci anni prima. E muta pure il movente dell’assassinio. Come si sia arrivati a tracciare più piste investigative lo fa capire lo studioso di storia delle religioni, simbolismo e tradizioni popolari, Alfredo Cattabiani. Nel libro “Santi d’Italia” (Rizzoli/Bur, 2013) riporta alcune versioni della biografia del santo. “Due storiografi, che si sono occupati per primi dell’argomento, Ippolito Bandinelli e Ferdinando Ughelli – spiega - sostengono che Ceccardo soffrì il martirio intorno all’anno 600”. Perché? “Acceso dallo zelo della fede – continua Cattabiani – aveva condannato pubblicamente i costumi di certi uomini ‘perversi’ che, infuriati, gli avevano teso un agguato bastonandolo fino alla morte”. Oppure, l’altro finale di sangue: “Secondo un’altra versione – aggiunge – il santo sarebbe stato decapitato”.
Altre ipotesi storiche
Anche un testo di fine Ottocento della diocesi di Luna-Sarzana – “Secoli cristiani della Liguria” – riassume tre possibili cause dell’omicidio. La prima, già detta, è quella più suggestiva: “Non più di tre in quattro anni – esordisce il lavoro del 1843 – (il vescovo Ceccardo, ndr) potè governare la sua chiesa, per essere stato ucciso, come il suo predecessore, dai barbari che infestavano la sua diocesi”.
Il movente economico
La seconda, un omicidio a scopo di rapina: “Gli assassini speravano, ammazzandolo, di trovare in lui molto denaro”. E la terza, simile a quella riferita da Cattabiani: “La sua morte – propone infine la diocesi - avvenne in Carrara, ove era andato per assistere allo scavo e al lavoro di quei finissimi marmi coi quali voleva riparare alla devastazione della sua chiesa e del palazzo suo vescovile. Lo zelo che egli aveva delle anime e dell’osservanza delle divine leggi – è la conclusione - gli concitò lo sdegno di quegli animi feroci, che mal potevano soffrire di essere ripresi e corretti”.
Culto e memoria del santo
Gli ultimi momenti di vita di Ceccardo quindi sono incerti. Meno, invece, la carriera che fece la sua anima, come salì agli onori degli altari. Nel XIV secolo fu fatto santo per acclamazione, a furor di popolo, e nello stesso periodo fu proclamato patrono di Carrara. Oggi le sue reliquie sono conservate nel Duomo della città.