AGI - I gioielli indossati dalle dive della lirica come Callas, Tebaldi e Pampanini. I diademi, le corone o le guarnizioni per costumi di scena, assieme a tessuti preziosi e documenti originali del secolo scorso. L'arte orafa e sartoriale dialoga con quella del bel canto nella mostra aperta al Museo del Gioiello di Vicenza fino al 30 settembre dal titolo "Dive e Gioielli in Scena. Corbella per Renata Tebaldi, Maria Callas e le interpreti della lirica".
Rosetta Pampanini, Margherita Carosio, Margherita Cipolato Nicolai, Maria Caniglia, Giulietta Simionato, Renata Tebaldi, la "voce d'angelo", e Maria Callas, la "Divina" sono le protagoniste. Ma protagonisti sono anche metalli dorati, filigrane, paste vitree, strass e altri materiali di fattura fantasiosa, che prendono forma sull'ispirazione dell'alta gioielleria contemporanea e su quella del passato, studiata e rivisitata.
I pezzi più curiosi in mostra
Tra i pezzi più curiosi compare una collana policroma in stile egizio appartenuta a Maria Callas, un prezioso diadema per la Fedora di Umberto Giordano, il curioso copricapo per Leila dei Pescatori di Perle, un reggiseno gioiello forse ispirato al fascino esotico di Mata Hari, spilloni per capelli realizzati per Madama Butterfy di Giacomo Puccini. Tra le chicche anche due importanti documenti prestati dall'Archivio Storico "Tullio Serafin": una partitura originale della Turandot e una lettera autografa della Divina del 1967 indirizzata proprio al Maestro Serafin, in cui si augura di poterlo rivedere a Roma.
Il valore del gioiello di scena
"Il gioiello di scena non è un semplice ornamento, ma un elemento narrativo capace di vivere insieme all'artista, amplificarne la presenza scenica e contribuire in modo determinante alla costruzione dell'identità del personaggio - spiega la curatrice Paola Venturelli - La mostra è concepita come un piccolo compendio di creazioni eccellenti che, pur non preziose sotto il profilo materico, possiedono un altissimo valore espressivo e scenografico: gioielli che dialogano con la luce, con il movimento, con i costumi e accompagnano il visitatore nel mondo visionario del melodramma e del teatro d'opera, restituendone tutta la forza estetica e simbolica".
La storia della ditta Corbella
Dalla fondazione nel 1865 al 2013, quando chiuse i battenti, Corbella divenne presto fornitore ufficiale del Teatro alla Scala con la produzione di armi, gioielli e accessori di scena. L'alta qualità della manifattura portò l'azienda milanese a lavorare per i più importanti teatri del mondo, dalla Fenice di Venezia al Costanzi di Roma al Colón di Buenos Aires. I monili in molti casi vengono acquistati dalle cantanti che, nelle tournée di palco in palco, non vogliono rinunciare a indossarli.
I teatri e la tradizione scenica
Anche i costumi di scena sui palchi del San Carlo di Napoli, del Regio di Torino, del Costanzi di Roma, dell'Opera di Barcellona e dell'Opera di Londra sono stati impreziositi, per cinque generazioni, dai monili realizzati dal laboratorio creativo dando vita a sodalizi come quello con il costumista Caramba, dal 1921 direttore artistico del Teatro alla Scala da quell'anno ente autonomo con Arturo Toscanini direttore.
Il racconto di una tradizione artistica
"Esporre al Museo del Gioiello di Vicenza i gioielli di scena Corbella è per noi motivo di orgoglio. Già dal 1865 e in particolare ai tempi del mio trisnonno Achille, la Ditta Corbella - Prima Fabbrica Italiana di Gioielli e Armi per il Teatro, ha ideato e prodotto gioielli teatrali che raggiunsero il loro apice nel periodo d'oro tra gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso, quando la sintonia con i costumi di Caramba divenne irripetibile. I pezzi esposti in questa temporanea trasmetteranno al pubblico tutto il fascino che rendeva le grandi artiste della lirica come Pampanini, Tebaldi e Callas desiderose di indossarli" ha spiegato Angelica Corbella, discendente della storica dinastia di gioiellieri. Un racconto di costume, storia e arte orafa riportato alla ribalta nella sala al piano terra del Museo del Gioiello di Vicenza.