AGI - Allargamento dell’Art Bonus, semplificazione burocratica e accorciamento dei tempi per ottenere le Scia, creazione di infrastrutture, riconoscimento del valore economico dell’attività privata capace di incidere positivamente sul Pil. Sono le indicazioni venute dai politici ma anche da Confedilizia e Confagricoltura all’Assemblea annuale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, a ridosso del mezzo secolo dalla sua nascita, nel 1977.
Alla riunione - tenutasi oggi al Teatro Argentina di Roma e intitolata “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese” – sono intervenuti il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, quello della Giustizia Carlo Nordio, il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo, il vice presidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè, gli onorevoli Maurizio Lupi e Irene Manzi, il senatore Massimo Garavaglia, Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa, don Alessio Geretti, curatore delle mostre di Illegio, Francesco Spano, direttore di Federculture, Flavio Valeri, vicepresidente del FAI, Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC, Sabrina Alfonsi, assessore all’Agricoltura e Ambiente del Comune di Roma.
I numeri del patrimonio culturale privato
Tutti invitati da Maria Pace Odescalchi, presidente dell’ADSI impegnata continuamente su più fronti. È stata lei a presentare in apertura le cifre dell’Associazione. I dati del VI rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Italiano confermano il ruolo sociale ed economico delle dimore storiche in Italia: circa 46 mila beni culturali privati distribuiti su tutto il territorio nazionale, quasi il trenta per cento nei comuni sotto 5 mila abitanti, dove sono presidi culturali e identitari; il 60 per cento genera valore diretto attraverso attività nei settori del Turismo, della Cultura e dell’Agricoltura, contribuendo anche alla occupazione giovanile.
Impatto economico e investimenti nel restauro
Nel 2024 oltre 35 milioni di visitatori, grazie anche alle più di ventimila realtà che promuovono eventi e aperture al pubblico. Sul fronte della manutenzione, l’85 per cento degli interventi è autofinanziato, con una spesa media superiore a 50 mila euro l’anno per bene; gli investimenti in restauri hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro per gli interventi straordinari nel 2024 e oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a più del 10 per cento della crescita del PIL registrata nel 2023; oltre diecimila dimore sono pronte ad ampliare la propria attività in presenza di un contesto normativo favorevole.
Proposte normative e riduzione dell'iva
Ed è appunto nel corso del dibattito che Francesco Spano e Maurizio Lupi tra gli altri hanno evidenziato la opportunità di estendere l’Art Bonus ai beni culturali privati, gestiti da Fondazioni o realtà del terzo settore, in modo da rendere più sostenibili gli investimenti in manutenzione, restauro e valorizzazione. Tema rilanciato anche da Federculture che ha proposto anche di armonizzare l’IVA per i restauri e le attività del settore culturale, auspicando che si abbassi dal 22 al 5 per cento, in linea con gli altri Paesi europei.
Il modello delle dimore agricole
Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha rilevato che “le nostre dimore storiche agricole contribuiscono alla bellezza dell’Italia e il modello italiano, che vede produzioni agricole e produzioni culturali insieme, rappresenta un unicum in Europa: è un modello che porta ricchezza ed è lo scheletro del Paese. Questo impegno va accompagnato da un potenziamento delle infrastrutture soprattutto viarie e dalla sburocratizzazione”. È la ripresa di quanto sostenuto dal ministro Lollobrigida: “Le istituzioni devono essere vicine alla proprietà privata affinché queste realtà possano continuare a garantire la tenuta del territorio”.
Semplificazione burocratica e credito d'imposta
Giorgio Mulè ha sottolineato la necessità di “una corsia preferenziale per la proposta di legge già depositata in commissione Cultura che prevede tempi più rapidi per gli interventi all’interno delle dimore storiche”. Quanto all’Art Bonus da estendere ai privati ha parlato di un “credito d’imposta del 65 per cento rimborsabile in tre anni”. Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, ha evidenziato che le dimore storiche sono “strutture private con funzione pubblica” perché sono visitabili e contrastano il fenomeno dell’overtourism.
Un museo diffuso motore dell'economia locale
La sintesi nelle parole di Maria Pace Odescalchi che oltre a sottolineare il ruolo strategico di queste realtà nel tessuto socio-economico del Paese, ha spiegato che l’impatto delle dimore storiche, “il più grande museo diffuso d’Italia”, si estende ben oltre la tutela del territorio: “Sono motori di economia per la filiera del restauro, per il turismo, l’agricoltura e l’enogastronomia di qualità. Attorno ad esse, custodi della nostra identità e memoria, si sviluppano interi ecosistemi economici locali. Per questo è fondamentale la collaborazione tra pubblico e privato insieme con il sostegno delle istituzioni”.