AGI - "Una battaglia dopo l'altra" di Paul Thomas Anderson ha vinto sei Oscar nella notte degli Academy Awards in cui protagonista è stato il cinema e, solo in apparenza, non la politica, o almeno non attraverso messaggi duri e diretti che avrebbero potuto prendere il sopravvento sul resto.
Ma il film grande protagonista al Dolby Theatre di Los Angeles è stato una commedia politica che denuncia l'autoritarismo, il controllo del governo sui cittadini, la paranoia politica e la repressione, e celebra la resistenza civile, un tema che a molti è sembrato molto attuale e molto americano.
Il poker di "Sinners"
E il secondo film per Oscar vinti, quattro, è stato "Sinners - I peccatori", che parla dell'America razzista. Ma tutto, a prova di polemiche postume, è rimasto tecnicamente dentro il giardino della settima arte, anche se Anderson, nel suo discorso, ha messo un tono politico, quando ha detto: "Ai miei figli chiedo scusa per il disordine che abbiamo seminato in questo mondo, e che ora stiamo consegnando a loro". "Spero che saranno loro la generazione che ci riporterà un po' di buon senso e di decenza". Sotto la conduzione del comico Brian O'Connor, che già l'anno scorso aveva tolto la politica dai suoi monologhi, in segno di rottura con Jimmy Kimmel, le cui parole avevano provocato la rabbia di Donald Trump, lo spettacolo ha prevalso.
Nessuno del governo americano e della base Maga potrà criticare l'andamento della serata, anche se i due film protagonisti non rientreranno nella lista di quelli da loro più amati. Sì, Javier Bardem è salito sul palco indossando sul vestito due scritte che inneggiavano alla fine della guerra e alla "Palestina libera", ma i toni sono stati mantenuti volutamente bassi. Gli stessi premiati non hanno sfruttato il palcoscenico per lanciare attacchi e questo in un momento in cui la stessa Hollywood si era sentita un po' a disagio: qualcuno alla vigilia si era chiesto se fosse stato giusto portare avanti lo show con il Paese in guerra in Medio Oriente. Alla fine ha prevalso la linea dello spettacolo a tutti i costi, ma rendendolo meno attaccabile.
I premi principali e i vincitori
Anderson ha vinto l'Oscar per il miglior film, la miglior regia e la migliore sceneggiatura non originale, adattata da un romanzo di Thomas Pynchon. Niente premio per Leonardo DiCaprio, ancora una volta a secco, mentre l'Oscar per il miglior attore non protagonista è andato a Sean Penn, che però non ha partecipato all'evento.
Gli altri premi sono stati per il casting, un riconoscimento di nuova istituzione, e l'editing. Il secondo protagonista della serata è stato l'horror "Sinners - I peccatori" di Ryan Coogler, incentrato sull'identità e il trauma degli afroamericani e ambientato in un'America rurale degli anni '30. Coogler ha vinto l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale, mentre Michael B. Jordan quello come migliore attore. Jordan ha recitato un doppio diabolico ruolo, quello dei gemelli Smoke e Stack. Nessun attore aveva mai ricevuto un premio per aver svolto un doppio ruolo, una tradizione che aveva messo tra i non favoriti l'attore. Ma negli ultimi mesi, dopo una serie di riconoscimenti, Jordan ha cominciato a guadagnare posizione fino al trionfo finale.
Riconoscimenti storici e omaggi
Tra le donne, miglior attrice l'irlandese Jessie Buckley per "Hamnet - Nel nome del figlio". Con il premio per la migliore fotografia è andato a Autumn Durald Arkapaw, per "Sinners", ha vinto la prima donna nella storia dell'Academy in questo settore. Nel suo discorso di accettazione, Arkapaw ha chiesto a tutte le donne in sala di alzarsi in piedi: "Non sarei qui senza di voi". La serata ha registrato anche un momento molto emotivo quando sono state ricordate tutte le star del cinema scomparse nell'ultimo anno: dal regista Rob Reiner con la moglie Michelle, tragicamente scomparsi a dicembre in un duplice omicidio domestico, a Robert Redford, da Robert Duvall a Diane Keaton. C'erano così tanti nomi che il ricordo, durato minuti, non è parso mai lungo, ma necessario. Nella struggente passerella di volti sono comparsi anche quelli dell'indimenticabile Claudia Cardinale, e di Giorgio Armani, presentato come "L'uomo che ha vestito Hollywood".