AGI - La femminilità iconica di Valentino è vista dagli occhi di Joana Vasconcelos, l'artista portoghese che affianca agli abiti dello stilista opere d'arte fatte di 'quotidiano'. Pentole che diventano scarpe a spillo, ferri da stiro che sputano vapore a fianco di un mirabile abito di pizzo nero, "quello più difficile da stirare". La femme fatale al fianco della donna di ogni giorno, entrambe intrise di una "bellezza magica". È questo e molto altro la mostra 'Venus' inaugurata alla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, nel cuore di Roma, che aprirà al pubblico il prossimo 18 gennaio.
Dopo aver animato la Capitale con un progetto di arte diffusa che ha portato tre opere monumentali di Joana Vasconcelos in altrettanti luoghi iconici della città, la mostra VENUS - Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos apre ufficialmente al pubblico il 18 gennaio 2026 presso PM23, lo spazio inaugurato lo scorso maggio dalla Fondazione. Gli oltre 1000 mq ospitano un percorso espositivo che offre uno sguardo contemporaneo e poetico sull'universo creativo di Valentino Garavani, reinterpretato dalla visione potente e riconoscibile dell'artista portoghese.
La mostra e il progetto "carte blanche"
La Fondazione affida a Joana Vasconcelos un progetto *carte blanche*: all'interno dello spazio in Piazza Mignanelli 23, la visita riunisce 12 opere dell'artista – tra spettacolari installazioni già esistenti e opere site-specific – e 33 creazioni di Valentino Garavani, la cui selezione d'archivio è stata curata da Pamela Golbin. Nasce un naturale intreccio tra moda, arte e linguaggi creativi, che mette in relazione innovazione e visione contemporanea, per offrire una lettura vibrante e attuale dell'universo del couturier. ,
La Valchiria VENUS e le installazioni chiave
L'opera emblematica della mostra è la monumentale Valchiria VENUS, che dà il nome all'esposizione, pensata dall'artista in relazione allo spazio e al progetto, partendo dallo studio dei codici dello stilista. L'imponente figura nasce nella sala absidata come estensione di 8 abiti e si sviluppa con i suoi bracci, diventando lente attraverso cui osservare l'eredità di Valentino Garavani e astrazione delle molteplici sfaccettature delle identità femminili contemporanee che essa rappresenta.
Le sale presentano installazioni dell'artista come "Venus, The Painting" dalla serie *Crochet Paintings*, opera incorniciata che trasforma il tessuto in superficie pittorica prendendo ispirazione dal motivo Josef Hoffmann degli abiti Haute Couture della collezione A/I 1989-90. "Strangers in the Night" esplora gli archetipi femminili proiettati dalla cultura patriarcale, mentre "Full Steam Ahead (Red) #1" sorprende con un fiore di loto meccanico composto da ferri da stiro, simbolo di resilienza e metamorfosi. Entrambe le opere sono accostate a creazioni di Alta Moda. Segue "Marilyn", dove oggetti domestici – pentole e coperchi – diventano scarpe con tacco monumentali, ribaltando stereotipi e celebrando il lavoro femminile spesso invisibile. Anche in questo caso 3 abiti di Alta Moda completano la sala in un trionfo di seta, raso, organza, taffetà e paillettes nelle varie *shades* dell'argento. Il percorso culmina in "Garden of Eden", un ambiente-opera immersiva in cui archetipi diversi convergono in un racconto mitico condiviso nel quale fanno da protagonisti 8 abiti iconici total black in tulle, seta, georgette, pizzo, impreziositi da paillettes, cristalli e perline di vetro.
VENUS: un ambizioso progetto sociale e collettivo
Con il secondo progetto espositivo di PM23 prende forma concretamente uno dei pilastri della Fondazione: l'impegno sociale e collettivo. VENUS – l'opera pensata e progettata dall'artista e realizzata dal suo atelier a Lisbona – viene arricchita da un imponente e ambizioso progetto sociale e corale: 756 ore di workshop, più di 200 partecipanti di ogni età, oltre 200 kg di moduli all'uncinetto realizzati in tutta Roma e inviati all'artista. Studenti, pazienti, detenute e membri delle 9 associazioni partner hanno partecipato attivamente, trasformando il gesto manuale in cura, creatività e coesione sociale.
Così VENUS, cuore pulsante della mostra e grande Valchiria lunga tredici metri, si sviluppa nello spazio con la sua "seconda pelle" all'uncinetto e diventa simbolo di intelligenza artigianale, unendo la forza creativa di Valentino Garavani e Joana Vasconcelos a un impulso di riscoperta identitaria, riscatto e vitalità sociale per le fasce più fragili della città. Le scuole di alta formazione (MAM, Accademia di Costume & Moda e NABA) e partner sociali e sanitari (Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Differenza Donna, INTERSOS) hanno ospitato laboratori di uncinetto rivolti a pazienti, famiglie e comunità.
TRAME #73: il documentario di Daniele Luchetti
A questo progetto umano e artistico è dedicato anche TRAME #73, il documentario di Daniele Luchetti, presentato in una sala all'interno della mostra. La video-installazione presenta le testimonianze di studenti, detenute, insegnanti di uncinetto e artigiane, restituendo un racconto corale sul valore del fare insieme, della trasmissione del sapere, della bellezza come strumento di trasformazione e della creatività come cura ed empowerment. Il lavoro manuale viene nobilitato come pratica artistica e creativa, atto di resistenza culturale e strumento di affermazione personale e collettiva.
Il commento della fondazione
Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti spiegano che "VENUS nasce dal desiderio di celebrare la creatività in tutte le sue forme, come ponte tra arte, moda e comunità. Con questo progetto abbiamo voluto offrire uno spazio dove bellezza e innovazione possano incontrare la partecipazione e l'inclusione, trasformando l'espressione artistica in un'occasione di dialogo e condivisione. La collaborazione con Joana Vasconcelos ci ha permesso di esplorare nuovi linguaggi, intrecciando saperi, mani e storie diverse, e di rendere visibile il valore del lavoro collettivo e della creatività come strumento di empowerment. Attraverso VENUS celebriamo non solo l'arte e la moda, ma anche le comunità, riaffermando la nostra convinzione che la bellezza – in quanto forza propulsiva – permetta alla creatività, condivisa e partecipata, di stimolare nuove visioni, rafforzare le comunità e lasciare un segno duraturo nelle generazioni future".