AGI - C’è un Joyce che non ha scritto capolavori come James ma discorsi di propaganda, non è entrato nella letteratura universale ma è finito sui libri di storia, non è morto a Zurigo il 13 gennaio 1941 ma impiccato a Londra il 3 gennaio 1946.
L’altro Joyce, William, era nato a New York il 24 aprile 1906, da famiglia cattolica irlandese naturalizzata statunitense che ben presto tornò nella patria d’origine, dove il padre professava fedeltà alla corona britannica e per questo considerato traditore della causa nazionale dagli indipendentisti del Sinn Fein. Con la nascita della repubblica i Joyce si trasferirono quindi a Londra.
Il giovane William, che in Irlanda si era formato dai gesuiti, venne presto conquistato dalle idee totalitarie provenienti d’oltre Manica, mettendosi in mostra per l’aperta avversione nei confronti del laburismo e del socialismo.
Se c’era da menare le mani non si tirava certamente indietro, tanto da partecipare attivamente a scontri politici di piazza. In uno di questi rimediò una profonda ferita al volto inferta con una lama che gli provocò uno sfregio dalla bocca all’orecchio.
Dall’adesione al fascismo agli ideali del Terzo Reich
L’esperienza di militanza nel Partito conservatore durò poco perché troppo moderato per le sue aspettative, e approdò quindi nelle fila della British Union of Fascists fondato nel 1932 da Oswald Mosley, del quale divenne in breve tempo il braccio destro.
Nel suo percorso verso l’estremismo guardò con crescente sintonia al Partito nazista di Adolf Hitler che prendeva il potere nel gennaio 1933 vincendo le elezioni, dopo aver fallito la prova di forza col Putsch di Monaco nel 1923.
I nazisti erano più vicini al suo modo di interpretare la politica, sia per la virulenza dei discorsi che teneva sia per il ricorso alla violenza fisica. Un altro elemento che lo poneva in sintonia con quanto avveniva nel Terzo Reich, era il suo acceso antisemitismo, che nel 1935 provocò la sua espulsione del BUF per diretto intervento di Mosley.
Due anni dopo Joyce era tra i fondatori della National Socialist League, di dichiarata ispirazione nazista, con un ruolo ambiguo che lo porta nel cono d’ombra dello spionaggio.
Goebbels gli affida una trasmissione in lingua inglese su Radio Berlino
Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo sorprende in Germania dove si era recato per offrire i suoi servigi al ministro della propaganda Joseph Goebbels, e gli viene quindi offerto di lavorare per la radio.
Diventa il protagonista della trasmissione di propaganda in inglese Germany Calling, che in Gran Bretagna riscuote un certo successo per l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti del premier Neville Chamberlain e del fallimento della politica dell’appeasement, ma soprattutto per il modo di fare di Joyce che lo fa ritenere un divertente fenomeno di intrattenimento.
Anche se la sua trasmissione è seguita, non manca chi lo denigra e lo mette alla berlina. È allora che viene coniato per lui dal giornalista Jonah Barrington il soprannome di Lord Haw-Haw, prendendo in giro il suo modo di sghignazzare con cui sottolineava le affermazioni negli infervorati discorsi che non hanno alcuna presa politica sugli inglesi.
L’avvento di Winston Churchill nell’“ora più buia” fece crollare la sua popolarità, e la creazione di un efficace sistema di propaganda voluto dal primo ministro che ben conosceva i sistemi e i linguaggi dell’informazione avendo svolto la professione giornalistica, lo mise del tutto ai margini confinandolo nell’irrilevanza.
A ogni modo i servizi segreti britannici continuarono a seguirlo e monitorarlo facendone una cartina di tornasole per cercare di “leggere” l’atteggiamento della popolazione tedesca nei confronti della guerra.
La cattura nel 1945, il ferimento e il trasferimento a Londra per essere processato
Joyce da Berlino continuerà a trasmettere i suoi discorsi fino all’ultimo momento del Terzo Reich e la sua voce si udirà nell’etere ancora il 30 aprile 1945, quando Hitler si era già suicidato, con toni deliranti ed eloquio da ubriaco.
Nel caos susseguente alla fine della guerra e dell’occupazione degli Alleati, fa perdere le sue tracce, ma il 28 maggio è fermato da una pattuglia britannica a Flensburg, mentre cerca di raggiungere la Danimarca. Il caso vuole che a porgli domande in inglese sia un ebreo tedesco che ha combattuto nell’esercito britannico.
Quando gli chiede se sia lui il William Joyce della radio, perché ormai è stato riconosciuto, l’uomo porta le mani in tasca per far vedere i documenti: essendo stato naturalizzato cittadino tedesco, ha con sé un passaporto del Terzo Reich. Solo che quel gesto viene interpretato come il tentativo di tirare fuori una pistola e i soldati aprirono il fuoco contro di lui, ferendolo con quattro proiettili. Sopravviverà.
Appena è in condizioni di affrontare un viaggio è trasferito a Londra per essere processato con le pesanti imputazioni di alto tradimento, lesa maestà e vilipendio alla corona.
Contrasto giuridico sul passaporto fraudolento e conferma del patibolo
Giuridicamente quelle imputazioni non potevano essergli contestate in quanto Joyce non era mai stato suddito britannico, ma la pubblica accusa ritiene invece che il passaporto in suo possesso, ottenuto con una falsa dichiarazione nel 1938 e rinnovato nell’agosto del 1939 per poter raggiungere la Germania, lo vincolasse comunque alla fedeltà alla corona.
La condanna a morte emessa dalla corte è quindi confermata dalla Camera dei Lord. Il 3 gennaio 1946, a 39 anni, William Joyce sale sul patibolo. L’ ultimo discorso di Lord Haw-Haw, nelle dichiarazioni prima di finire sulla forca, è di matrice antisemita e antisovietica. Il corpo verrà sepolto in una tomba anonima. Nel 1976 sarà reclamato dalla figlia che farà tumulare i resti in Irlanda.