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Viaggio nell'universo artistico e umano di Andy Warhol

Viaggio nell'universo artistico e umano di Andy Warhol

In mostra oltre 300 opere, da Marilyn e Mao a molte mai esposte. Alla Fabbrica del vapore, fino al 26 marzo

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere

© Giovanni Daniotti -

AGI - C’è l’Andy Warhol religioso più sconosciuto che approfondisce nella sua arte il rapporto con il sacro, lui da sempre cattolico praticante, che disegna una Madre-Madonna con bambino o l’omaggio a Sant’Apollonia. E c'è il Warhol universalmente noto come commentatore sociale con le sue opere più famose, come le Marilyn Monroe, diversi esemplari di Flowers, tra cui uno raro su carta, i Mao, le Mucche, e i barattoli di zuppa Campbells.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
©  Giovanni Daniotti

Oltre 300 opere, quasi tutte uniche come tele, serigrafie su seta, cotone e carta, oltre a disegni, fotografie, dischi originali, rendono imperdibile la ricchissima mostra "Andy Warhol. La pubblicità della forma", promossa e prodotta da Comune di Milano–Cultura e Navigare, curata da Achille Bonito Oliva con Edoardo Falcioni per Art Motors, Partner BMW e Hublot, che dal 22 ottobre al 26 marzo, è aperta al pubblico, alla Fabbrica del vapore di Milano.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
© Annalisa Cretella
Bmw dipinta da Warhol

C'è la Bmw che Warhol ha dipinto a mano 

La mostra è un viaggio nell’universo artistico e umano di uno degli artisti che hanno maggiormente innovato la storia dell’arte mondiale. Che si tratta di un progetto eccezionale lo si capisce già dalla prima sala, quando ci si trova davanti una Bmw dipinta a mano da Andy Warhol nel ’79, quando in soli 28 minuti applicò 6 chili di colore. E c’è anche un video che testimonia la nascita di questa supercar che porta la sua firma.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
©  Giovanni Daniotti

“Warhol – è interveuto Bonito Oliva – è il Raffaello della società di massa americana che dà superficie ad ogni profondità dell'immagine rendendola in tal modo immediatamente fruibile, pronta al consumo come ogni prodotto che affolla il nostro vivere quotidiano. In tal modo sviluppa un'inedita classicità nella sua trasformazione estetica. Così la pubblicità della forma crea l'epifania, cioè l'apparizione, dell'immagine”.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
© Giovanni Daniotti
 da sx Eugenio Falcioni, Achille Bonito Oliva, Edoardo Falcioni

Come ha spiegato all’AGI, Edoardo Falcioni, per capire appieno il protagonista della pop art, si comincia con “una full immersion nei suoi lavori degli anni 50, quando si esprimeva come finissimo grafico pubblicitario, disegnatore, illustratore” per riviste: in esposizione troviamo i disegni di un anello, orecchini e una torta, che mostrano la sua abilità. Ritratti di uomini e disegni di scarpe. All’inizio della carriera, proprio le scarpe erano il suo guadagno. “Nel suo libro racconta che le disegnava per dei magazine e ricorda che doveva contare le scarpe per calcolare i suoi profitti”.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
© Giovanni Daniotti

Poi tutto cambiò negli anni a seguire quando si trasferì a New York, e dal ’60 iniziò a ritrarre le pubblicità sulla tela. Il Warhol commentatore della società americana, si trova anche nella sezione ‘disastri’, dove sono esposte sedie elettriche,  incidenti stradali, e diverse Jackie Kennedy, prima sorridenti, come in ‘Jackie smile’ e poi tristi, al funerale di John.

Nell’interessante settore degli anni ’70 “c’è una bipartizione: Warhol tra emarginazione e celebrità. Qui si trova una delle serie più affascinanti dedicata a ‘Ladies and Gentlemen’ per cui Pier Paolo Pasolini scrisse il testo, lo fece per una mostra milanese del ’75 in cui Warhol presentò queste opere. L'artista riuscì a trasformare l’archetipo dell’emarginazione per eccellenza, le drag queen, in celebrità al pari di Marilyn Monroe e delle altre star” spiega Falcioni.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
© Giovanni Daniotti

Vista la vastità delle opere esposte, chiediamo aiuto all’esperto su quali sono le curiosità? E sono tante. Da non perdere “una delle Marilyn, quella nera, che ha ancora la cornice originale del corniciaio di Warhol del ’67”. La Polaroid, da cui prendevano vita poi le sue opere. Il computer Commodore Amiga 2000. C’è anche un “Flower su tessuto di Halston che apparteneva alla collezione privata di Keith Haring, suo grande amico”.

E sotto una teca “documenti mai esposti, sulla prima mostra del ’75 a Ferrara. Dalle carte emerge che doveva essere fatta a Milano ma non si riuscì a trovare un accordo con il Comune. C’è il catalogo di quella mostra dedicato al curatore di allora, Janus.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
© Giovanni Daniotti

E c’è la serie ‘Andy Warhol in drag’: “Sette anni dopo aver realizzato i travestiti decise di farsi ritrarre lui stesso travestito. Ci sono anche due polaroid che mostrano Christopher Makos che lo aiuta a prepararsi".

Sulle pareti della Fabbrica del vapore ammiccano, colorate, decine di celebrità, come Liz Taylor, Joseph Beuys, Man Ray, e Carolina di Monaco. "Compare anche un suo autoritratto del ‘77. E’ Warhol stesso che diventa celebrità, un pezzo molto raro e mai esposto”. In questo accurato lavoro, si propone anche la "ricostruzione fedele della sua prima Factory.

Mostre Andy Warhol a Milano, oltre 300 opere
©  Giovanni Daniotti

“E’ straordinario avere in mostra lo studio preparatorio dell’album ‘Sticky Fingers’, o di ‘Love you live’ per i Rolling Stones, con l’LP autografato.

Il percorso si chiude con il ‘sacro e profano’, dove spicca la tela “Pentiti e non peccare più”. E un “acetato originale che mostra l’artista poco prima di morire, come una sorta di semi Dio spirituale: il padre di questa arte popolare, la pop art”.