Quegli 'scarabocchi' di Kafka che dovevano essere distrutti

Quegli 'scarabocchi' di Kafka che dovevano essere distrutti

Pubblicati per la prima volta e raccolti in un unico volume i disegni che lo scrittore ceco affidò in punto di morte a Max Brod chiedendogli di bruciarli insieme ai suoi scritti

disegni di kafka prima volta pubblicati adelphi

Un disegno di Franz Kafka, uomo stilizzato

“Finora nessuno ha ritenuto necessario occuparsi del duplice talento di Kafka, osservare il parallelismo delle due visioni, di disegnatore e di narratore. Così come nella scrittura, anche nei disegni Kafka è un realista assai scrupoloso… e al tempo stesso il creatore di un mondo fantastico”. Con queste parole Max Brod, amico dello scrittore praghese, al quale questi lasciò i suoi scritti e i suoi disegni che chiamava “scarabocchi” perché li distruggesse - cosa che fortunatamente non fece - apre uno squarcio inedito sulla figura di Kafka. Alla sua morte, Brod pubblicò solo un numero ristretto di disegni: la maggior parte restò chiusa in una cassetta di sicurezza, prima Tel Aviv e poi a Zurigo. Quando morì, Max Brod lasciò i disegni di Kafka alla sua segretaria Ester Hoffe e alla morte di quest’ultima nel 2007 tutto il materiale conservato nelle cassette di sicurezza svizzere passò alla Biblioteca nazionale di Israele dopo un lungo processo. Nelle cassette erano contenuti manoscritti che negli anni era già stati pubblicati oltre a molti disegni, 150 in tutto, molti dei quali inediti.

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La copertina di 'I disegni di Kafka' edizione Adelphi

Ora tutti questi “scarabocchi” di Kafka, conservati da Max Brod che li ha salvati dalla barbarie nazista e li ha portati con sé prima in Israele e poi Svizzera, sono pubblicati per la prima volta in Italia in un prezioso volume dal titolo ‘I disegni di Kafka’ a cura di Andreas Kilcher e pubblicato da Adelphi Edizioni (pagg. 367 - euro 48) accompagnato da una nota di Roberto Calasso. Il volume, realizzato a mo’ di catalogo, è costituito da tre parti: un’introduzione seguita dalla parte principale dove sono illustrati tutti i disegni di Kafka che sono arrivati fino a noi, cui si collegano i testi esplicativi proposti nella terza parte. Il criterio di ordine delle illustrazioni è cronologico: la maggior parte risale al periodo compreso tra il 1901 e il 1907 e si tratta spesso di disegni a cui non si accompagnano testi e spesso sono privi di firma. C’è poi un gruppo più ristretto di disegni, connesso a lettere, diari, taccuini, appunti risalenti al periodo 1909-1924. Il terzo gruppo è costituito dalle figure ornamentali, che nascono al processo di scrittura.

I disegni di Kafka vengono riprodotti a colori e generalmente le dimensioni sono quelle dell’originale (scala 1:1). Si tratta in molti casi di figure stilizzate, quasi dei bozzetti, disegni nei quali il grande scrittore sembra lasciare andare la mano e farla guidare dall’istinto puro. Non mancano comunque ritratti e figure più definiti che denotano una discreta capacità artistica in Kafka. Capitolo a sé merita il quaderno dei disegni anch’esso del periodo 1901-1907 dove l’autore della ‘Metamorfosi’ alterna figure definite ad altre appena abbozzate ad altre ancora quasi astratte.

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Un disegno (forse un autoritratto) di Franz Kafka

Ci sono poi una serie di disegni realizzati su foglietti poco più grandi di un francobollo in cui vengono rappresentati in maniera estremamente stilizzata uomini in varie posizioni. Al termine del libro un saggio di Andreas Kilcare dal titolo ‘Disegnare e scrivere in Kafka’ fa un’analisi di questi disegni con riferimento anche alle influenze che lo scrittore ceco deve aver avuto nella sua vita, dalle stampe giapponesi alle opere del pittore e scrittore austriaco Alfred Kubin (che gli presentò Max Brod). Kilcare scrive che i disegni di Kafka, di cui lui stesso avrebbe detto “I miei scarabocchi sono un tentativo di magia primitiva che ho ripetuto più volte ma è sempre fallito”, devono “essere presi sul serio nella loro ambizione figurativa e nella loro espressione artistica“. Poi aggiunge: “Non sono enigmatici geroglifici, bensì movimenti di una mano che disegna senza ispirarsi a modelli o scuole, e lo fa quindi liberamente in assenza di vincoli“.

@andreacauti