"Non chiamateli eroi", storie di alcune vittime di mafia

"Non chiamateli eroi", storie di alcune vittime di mafia

Il magistrato Nicola Gratteri e il docente Antonio Nicaso nel loro ultimo libro raccontano le vite delle persone che hanno deciso di difendere le proprie idee guardando gli uomini dei clan negli occhi: "L'alba di un nuovo giorno è possibile"

Mafie Nicola Gratteri Antonio Nicaso Libri

 La copertina del nuovo libro di Gratteri e Nicaso

 Sarà in libreria da martedì 8 giugno, edito da Mondadori, il nuovo libro di Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, e Antonio Nicaso, esperto di ‘ndrangheta e docente di Storia sociale della criminalità organizzata alla Queen’s University in Canada. Il titolo è emblematico: “Non chiamateli eroi” e ripercorre le storie di alcune vittime di mafia partendo dalle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il volume, che è stato arricchito con le illustrazioni di Giulia Tomai, unisce le storie di Giuseppe Letizia uccisa a Corleone a soli 13 anni; Peppino Impastato; Giorgio Ambrosoli; Carlo Alberto dalla Chiesa; Rosario Livatino; Libero Grassi; don Pino Puglisi; Lea Garofalo; Rocco Gatto; Giuseppe Di Matteo; Gelsomina Verde; Annalisa Durante; Cocò Campilongo. A queste si intrecciano altre storie, fino all’analisi finali degli autori, a un glossario dedicato alle parole più importanti e una buona descrizione delle fonti. “Non chiamateli eroi” è destinato principalmente ad un pubblico giovane, ma la scrittura, semplice e concreta,e le testimonianze che contiene, consentono a chiunque di approfondire, scoprire o rileggere storie che hanno segnato direttamente la lotta alle mafie.

Nel volume c'è l’idea progettuale dei due autori: “A trent’anni dalla morte dei due magistrati che non volevano essere chiamati eroi, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso ricordano le vite di chi, guardando la mafia negli occhi, ha deciso di difendere le proprie idee, la propria dignità. I loro sogni, la loro speranza, il loro coraggio sono un modo per non dimenticare e per ricordare che “Si può fare qualcosa, e se ognuno lo fa, allora si può fare molto”.

Nella nota finale del libro, che l’AGI ha letto prima dell'uscita ufficiale, Gratteri e Nicaso hanno spiegato: “Raccontare la storia di chi è morto per mano delle mafie, i loro sogni, le loro speranze, la loro normalità, ma anche il loro coraggio, è un modo per non dimenticare, per farli rivivere. La memoria del loro sacrificio – insistono gli autori - deve spingere a impegnarsi per costruire un Paese che sia veramente libero dalla paura, dal bisogno, ma soprattutto dal condizionamento mafioso e dai maneggi elettorali. È opportuno passare dalla eroicizzazione all’umanizzazione delle vittime. Per tutti, dovrebbero valere le parole profetiche di Rocco Gatto, un mugnaio calabrese ucciso dalla ’ndrangheta nel 1977: ‘La loro forza sta nella nostra debolezza, nella nostra paura’ ripeteva spesso, riferendosi agli uomini che da lì a poco lo avrebbero ammazzato. ‘Ma se tutti ci muoviamo, se li smascheriamo, li possiamo vincere. Loro sono pochi, noi siamo molti’”.  

Per questo, l’idea di Gratteri e Nicaso è che “la lotta alle mafie deve passare da una corresponsabilità dell’intero sistema istituzionale, culturale, sociale ed economico. Oggi più che mai c’è bisogno di conoscenza, ma soprattutto di scelte, coraggiose e inequivocabili. Quelle che spesso portano a schierarsi dalla parte della consapevolezza, piuttosto che da quella dell’indifferenza. L’alba di un nuovo giorno è possibile. Le parole sono pietre. Usiamole - affermano gli autori - per costruire ponti, per unire le coscienze di chi non sopporta più la tirannide delle mafie, l’ipocrisia di chi dovrebbe combatterle e le menzogne di chi continua a girarsi dall’altra parte”.