Raffaello non morì di sifilide, polmonite l'ipotesi più probabile

Raffaello non morì di sifilide, polmonite l'ipotesi più probabile

I medici lo curarono male: gli praticarono salassi accelerando gli effetti devastanti della malattia

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© ALBERTO PIZZOLI / AFP - La mostra su Raffaello Sanzio alle Scuderie papali del Quirinale

AGI - Raffaello non morì di sifilide: molto probabilmente a causarne il decesso fu una polmonite, peraltro mal curata dai medici che gli praticarono alcuni salassi, finendo per accelerare gli effetti devastanti della malattia. A giungere a queste conclusioni è una ricerca dell'Università di Milano-Bicocca. La morte del grande genio del Rinascimento avvenne il 6 aprile 1520, quando il pittore aveva appena 37 anni. Dopo 500 anni, la causa del decesso è ancora circondata da un alone di mistero e nel tempo si sono avanzate le più disparate ipotesi: sifilide, malaria, tifo, polmonite, avvelenamento.     

Ora la ricerca dell'Università di Milano-Bicocca, basandosi su testimonianze dirette e indirette dell'epoca, cerca di fare luce tra queste ipotesi, indicando la polmonite come la più plausibile. E inquadrando il trattamento terapeutico allora adottato – il salasso – all'interno di un dibattito medico-sanitario vivace e non così omologato come a volte si è portati a pensare. Lo studio è appena stato pubblicato da “Internal and Emergency Medicine”, la rivista ufficiale della Società italiana di medicina interna, a cura di Michele Augusto Riva, ricercatore di Storia della medicina dell'Università di Milano-Bicocca, Michael Belingheri, ricercatore presso lo stesso ateneo e dai medici Maria Emilia Paladino e Marco Motta.  

"Ci siamo basati su alcune fonti dirette e indirette dell'epoca – spiega Riva – che mi hanno permesso di approfondire le circostanze della morte di Raffaello. Oltre a 'Le vite' del Vasari, fonte irrinunciabile ma pubblicata 30 anni dopo l'evento, ho approfondito le testimonianze di personaggi storici coevi del pittore e presenti a Roma in quel periodo, come quella di Alfonso Paolucci, ambasciatore del duca di Ferrara Alfonso I d'Este o alcuni documenti riscoperti nell'Ottocento dallo storico dell'arte Giuseppe Campori".     

Raffaello non morì di sifilide

Primo punto fermo di questa ricerca: non fu la sifilide il morbo fatale. "C'è chi ha voluto ricollegare la scomparsa di Raffaello a una condotta di vita molto libertina – continua Riva – ma la sifilide è una malattia dal decorso molto lungo, mentre i testimoni ci raccontano di una malattia sviluppatasi all'improvviso, che porta alla febbre e alla morte sopraggiunta dopo 8-10 giorni. Per quanto la sifilide fosse molto diffusa nel '500, i sintomi descritti sullo stato di salute di Raffaello non vanno in quella direzione".     

Esclusi anche malaria e tifo

Secondo punto: esclusi anche malaria e tifo. "La malaria ha come sintomi febbri intermittenti – osserva il ricercatore di Milano-Bicocca – mentre quella di Raffaello fu continua. Inoltre, in quegli anni non vengono segnalate epidemie di tifo, malattia che, soprattutto per le condizioni igienico-sanitarie di quei tempi, aveva un alto tasso di contagiosità".     

Polmonite l'ipotesi più probabile

Un altro aspetto degli ultimi giorni di vita dell'autore della “Trasfigurazione” e dello “Sposalizio della Vergine” non è sfuggito. "La sua malattia è stata di natura infettiva – prosegue la sua diagnosi medico-storica Riva – ha causato la comparsa di una febbre, ma non è stata invalidante: Raffaello riesce a fare testamento, a individuare gli eredi, dare gli ultimi ordini, è vigile e cosciente".  Il che porta al terzo punto, l'ipotesi forse più accreditabile. "Il decorso della malattia unito ad altri sintomi, indurrebbe a pensare a una forma di polmonite. Non possiamo affermarlo con sicurezza né possiamo ipotizzare se sia stata di origine batterica o virale come l'attuale Covid-19, ma tra le varie cause è quella che più corrisponde a quanto ci viene raccontato: un decorso acuto ma non immediato, la mancanza di perdita di coscienza, assenza di sintomi gastroenterici e febbre continua", dice Riva.      

I medici sbagliarono praticandogli i salassi

Così fosse, stando sempre alle carte, a peggiorare il quadro clinico ci sarebbe stato anche un errore medico. Raffaello viene trattato con i salassi", ricorda Riva. "Secondo la teoria degli umori, derivata dalla tradizione medica ippocratica-galenica allora in voga, si pensava che un eccesso di sangue potesse causare la febbre. Uno dei possibili rimedi era il salasso, ovvero sottrarre alla persona malata una certa quantità di sangue per riequilibrare gli umori. Cosa assolutamente sconsigliata in caso di febbre polmonare", aggiunge. Ma l'errore medico fu inconsapevole.

Raffaello nascose ai medici la condotta di vita che lo aveva portato ad ammalarsi

"Il Vasari ci dice che il pittore - dice il ricercatore - nascose ai medici i comportamenti tenuti fino al momento della malattia: era uscito spesso nelle notti precedenti per scorribande amorose. 'Non confessando egli il disordine che aveva fatto, per poca prudenza' i medici 'gli cavarono il sangue'. Non conoscendo la condotta del paziente e non potendo inquadrare meglio l'origine di quella febbre, i medici avrebbero sbagliato a insistere con il salasso. Cosa che probabilmente non avrebbero fatto, se Raffaello avesse confessato la sua condotta".     

Anche perché la terapia del salasso – e questo è un altro aspetto messo in luce dalla ricerca – per quanto diffusa, non era una pratica accettata da tutti. "Raffaello era il pittore amato da papa Leone X e il papa lo fece assistere dai migliori medici di Roma. Le testimonianze analizzate ci offrono tante informazioni sulla conoscenza e sulla pratica del salasso nel Rinascimento. Che non era certamente un mito intoccabile", conclude Riva.