R oma - Imparare all’interno di una classe è la migliore scelta possibile per favorire l’apprendimento. In una scuola primaria i bambini imparano divertendosi all’interno del proprio gruppo-classe. Fare insieme, perseguire fini comuni, operare in gruppo e promuovere le potenzialità di ciascuno, è il momento più alto dell’educazione.
E’ quanto sostiene Caterina Fontana. Coordinatore-direzione scuola primaria e dell’infanzia – in un articolo sull’ultimo numero della rivista ‘Pianeta Salute’ dal titolo “La classe fa bene alla salute dei bambini”.
La funzione dell’insegnante è solo quella di organizzare un clima sociale positivo, essere strumento per le potenzialità dei bambini e alimentare ogni giorno la relazione educativa. L’insegnante deve solo svolgere bene tutte le funzioni che appartengono al proprio ruolo di : un bambino non sceglie la classe, ma la classe “gli capita”, così come la vita. Ma allora perché oggi, spesso, i genitori vogliono scegliere gli “amichetti” per formare una classe? Formare una classe di bambini che già si conoscono tra loro? Qual è la valenza educativa? Sicuramente renderebbe più tranquilli i genitori, visto quello che accade nelle scuole tra bambini oppure tra ragazzi, ma la violenza non si propone dove la regia di un’insegnante o più insegnati è attiva e presente in ogni momento educativo. C’è grande preoccupazione in questo momento storico-educativo.
Secondo una ricerca recente in Gran Bretagna, negli ultimi sei anni il numero di ragazzi educati a casa è aumentato del 65 per cento. La chiamano “homeschooling” e ripropongono la figura del tutor che va casa. Ma la classe è un’avventura entusiasmante, in una classe entrano in gioco molti fattori della personalità di ogni singolo bambino, la classe diventa un mondo costituito dall’intrecciarsi di molte relazioni, volte a comprendere e a comprendersi, al modo di porsi di fronte ad un compito assegnato, alle capacità, oppure alle difficoltà, dell’interazione con altri bambini, e ai modelli pedagogici e agli stili educativi interiorizzati nella propria esperienza di classe. E’ fantastico relazionarsi con chi non si conosce e poi, pian piano, col tempo, imparare a conoscerlo, a conoscersi.
All’interno di una classe, visto il numero di bambini, possono svilupparsi molteplici relazioni sociali, che possono prendere la forma di sotto-gruppi talvolta coesi oppure ostili. Tra i bambini possono stabilirsi inizialmente sentimenti di simpatia oppure di antipatia, reciprocità oppure ostilità, apertura o pregiudizio, tali da costituire una rete implicita di rapporti e di comunicazioni che nascono in base ad esigenze personali e sociali e che rispondono a bisogni socio-affettivi diversi. Le frustrazioni che i bambini incontrano nella relazione sono molteplici, nel linguaggio comune questa parola evoca, spesso nei genitori, una valenza negativa, mentre la frustrazione stimola a diventare più attivi. Lo psicanalista Renè Spitz ci spiega che “la frustrazione è il più potente catalizzatore dell’evoluzione di cui dispone la natura.
I bambini, grazie alla regia di un adulto responsabile, imparano a vivere i loro sentimenti, a capire perché provano antipatia per un loro compagno oppure una compagna, a gestire l’ostilità che viene generata anche da qualche sconfitta emotiva oppure didattica. Solo in classe e cioè in una relazione allargata e mista, si impara oggettivamente a gestire i conflitti, a superarli ed orientarli verso un bene comune che dona armonia. Oggi i bambini hanno un’alta considerazione di loro stessi, ma ciò che pensano e ciò che sono realmente, si incontra, sempre, sul banco della realtà. Ci sono tanti momenti in una giornata in classe e fortunatamente c’è un’insegnante che media con oggettività, verifica i fatti e aiuta i bambini a prendere nuove consapevolezze. Non come spesso capita al genitore che, quasi sempre a priori, prende le parti del figlio senza confrontarsi con lui in serenità. Perché è possibile sbagliare, l’importante e rendersene conto e provare a non rifarlo. I bambini hanno bisogno di incontrarsi e scontrarsi per imparare a relazionarsi, per imparare a crescere. (AGI)