L'anno del centrosinistra visto con gli occhi (e i numeri) di oggi

Tre grafici per un confronto forse impossibile: il Parlamento che uscì dalle elezioni del 19 e 20 maggio 1968 e quello nato il 4 marzo 2018. Una mostra a Roma dal 5 maggio

L'anno del centrosinistra visto con gli occhi (e i numeri) di oggi 
 Carlo Riccardi/Archivio Riccardi
 Roma, Sandro Pertini davanti alla Camera dei Deputati il giorno della sua elezione a presidente, 5 giugno. 

In occasione del 50° anniversario del 1968, Agi Agenzia Italia ha ricostruito l’archivio storico di quell’anno, recuperando il patrimonio di tutte le storiche agenzie italiane e internazionali, organizzando una  mostra fotografica e multimediale che sarà allestita al Museo di Roma in Trastevere dal 5 maggio al 2 settembre 2018. Si chiama "Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”. Nel catalogo della mostra, i contributi di alcuni dei protagonisti e degli studiosi di quell'anno così fondamentale nella storia del Ventesimo secolo. Quello che segue è un contributo di Openpolis, osservatorio civico della politica italiana che si occupa di accesso ai dati pubblici.

1968: gli anni del centrosinistra

Le elezioni del 19 e 20 maggio del 1968 sono il banco di prova per i partiti che nei precedenti 5 anni hanno governato il Paese, DC - PSI - PSDI - PRI. Il sistema elettorale è il proporzionale puro, pertanto ognuno fa la propria campagna elettorale e le alleanze si trasformano in coalizioni direttamente in parlamento.  Complessivamente i partiti del centrosinistra ottengono una solida maggioranza, oltre il 55% dei voti si traducono nel 58% di seggi parlamentari. I consensi persi dal PSI e dal PSDI - che si presentano unificati - sono recuperati da PRI e DC, primo partito con il 39%.


Roma, Pertini davanti alla Camera dei Deputati il giorno della sua elezione a presidente, 5 giugno

Le opposizioni di sinistra si rafforzano, alla Camera al PCI (quasi 27%) si aggiunge il buon risultato del PSIUP (4,4%). Al Senato le liste uniche dei due partiti raggiungono il 30%. Calano invece i partiti di destra, con i liberali intorno al 6% e i missini al 4,5%. Per l’ultima volta sono eletti in Parlamento esponenti monarchici, 6 alla Camera e 2 al Senato.

2018: tre poli contrapposti

Con il voto del 4 marzo 2018 le scelte dei cittadini si distribuiscono fra tre poli contrapposti, non consegnando a nessuno una maggioranza parlamentare per governare. Viene adottato un sistema elettorale misto - il 37% dei seggi è assegnato con il maggioritario e il 63% con il proporzionale - che prevede la possibilità di presentare singole liste e coalizioni. Se la prima coalizione è con il 37% dei voti il centro-destra - dove brilla il risultato della Lega con oltre il 17% -, il primo partito è il M5S con oltre il 32%.

Molto distante il centro-sinistra che organizzato intorno al PD arriva al 22%. Fuori dalla coalizione delude anche la lista di sinistra, LEU che supera di poco il 3%.

Verso la terza repubblica

Prosegue la lunga fase di transizione verso un nuovo sistema politico in Italia, periodo iniziato nel 2011 con la caduta del IV governo Berlusconi. Le attese di rinnovamento da parte dei cittadini sono riposte nel Parlamento più giovane, con più donne e con più ricambio della storia repubblicana. 

Attenzione però a non confondere la forma con la sostanza. Per i nuovi protagonisti della politica italiana la sfida è innovare metodo e pratica politica.



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