È stato ritrovato il testo del sequel di Arancia meccanica

Anthony Burgess, l’autore del romanzo del 1962 A Clockwork Orange che ispirò il film di Kubrick aveva lavorato ad una seconda opera che è stata scoperta solo ora, dopo anni di catalogazione dei suoi scritti. Viveva a Bracciano, dove ha scritto l'opera 

arancia meccanica 
WARNER BROS / HAWK FILMS / COLLECTION CHRISTOPHEL
Un fotogramma del film Arancia meccanica

Un saggio, un trattato, una sorta di sequel non destinato a essere tradotto in film ma di cui finora si ignorava l’esistenza: Anthony Burgess, l’autore del romanzo del 1962 ‘Arancia Meccanica’ (titolo originale ‘A Clockwork Orange’), tra il 1972 e il 1973 lavorò a un secondo testo sull’argomento.

Si intitola ‘A Clockwork Condition’ - traducibile come ‘La condizione meccanica’ - ed è un lavoro incompiuto lungo 200 pagine. Negli anni ‘70 Burgess lasciò il manoscritto in Italia, nella sua abitazione di Bracciano in provincia di Roma. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1993, la casa venne venduta e tutti i documenti rimasti furono portati a Manchester: tra questi il sequel di ‘Arancia Meccanica’ che finì nell’archivio gestito dalla International Anthony Burgess Foundation: il testo è tornato alla luce durante alcune recenti operazioni di catalogazione.

Il tema: il difficile rapporto di Burgess con la sua creatura

Il ritrovamento ha suscitato stupore ed entusiasmo anche in Andrew Biswell, direttore della fondazione Burgess: "È una scoperta molto emozionante – le sue parole raccolte dal Guardian - In parte riflessione filosofica e in parte autobiografico, ‘A Clockwork Condition’ fornisce un contesto per (comprendere, ndr) l'opera più famosa di Burgess e amplia le sue opinioni sul crimine”.

Il libro “fa nuova luce sulla complicata relazione di Burgess con il suo romanzo ‘Arancia Meccanica’, un'opera che ha continuato a rivisitare fino alla fine della sua vita”, aggiunge Biswell.

Alla Cnn Biswell ha aggiunto che "Burgess era molto preoccupato per le accuse, a lui rivolte, secondo le quali il film tratto dal suo romanzo avesse spinto le persone a fare cose cattive".

Il film, firmato da Stanley Kubrick nel ‘73, è una storia di sfacciata violenza: abusi che il protagonista Alex DeLarge prima commette e poi subisce, nel corso delle cure alle quali è forzatamente sottoposto.

La piccola, prodotto di culto per moltissimi appassionati e considerata un capolavoro del cinema, fu oggetto anche di fortissime critiche per la violenza mostrata. Kubrick fu costretto a chiedere alla Warner Bros, la casa di produzione, il ritiro dalle sale inglesi. Là, ‘Arancia Meccanica’ sarebbe tornato disponibile soltanto nel ‘99.

 

Di cosa parla La condizione meccanica 

Il testo inedito di Burgess è ricco di spunti: in una sezione del suo lavoro, l’autore riflette sui rischi della “cultura visiva”, intesa come impatto della televisione e dei mass media, cinema compreso, sulle persone negli anni '70. Biswell descrive l’opera spiegando come Burgess temesse che l’uomo finisse "intrappolato nel mondo delle macchine, incapace di crescere come essere umano e di diventare se stesso". La “condizione meccanica”, titolo dell’opera, indicherebbe perciò lo stato di "alienazione in parte causato dei mass media".

Del testo appena riscoperto, come detto, si ignorava l’esistenza: se n’era parlato una volta soltanto negli anni ‘70, quando lo stesso Burgess dichiarò di non aver sviluppato l’idea, effettivamente sorta, di scrivere un trattato che prendesse spunto dal film di Kubrick. Molti, per questa ragione, erano convinti che di questa riflessione non esistesse neppure una pagina. Il testo invece c’è, e molti editori si sono già fatti avanti per acquistarne i diritti e pubblicarlo.

Un’uscita del genere fa gola a molti; tra le chicche anche la spiegazione del titolo dato al suo primo romanzo: Burgess spiega di aver sentito l’espressione ‘Arancia Meccanica’ nel 1945, in un pub di Londra, pronunciata da un uomo ottantenne: “Quello là era sballato come un'arancia meccanica”, le parole dell’uomo.

Un modo di dire che Burgess spiega di aver poi sentito diverse altre volte, ma sempre per bocca di persone anziane. “Per quasi vent’anni ho cercato di usarlo come titolo di qualcosa – si legge in un passaggio del trattato – L’occasione mi si è presentata quando ho pensato di scrivere un romanzo sul lavaggio del cervello”. 



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