A che punto è la battaglia dei vaccini a scuola tra Regioni e governo

Il ministro avverte il governatore Zaia: "Vi assumete la responsabilità di quello che può accadere in ogni struttura e ai singoli alunni". Su Repubblica e Gazzettino

A che punto è la battaglia dei vaccini a scuola tra Regioni e governo

A una settimana dall’inizio dell’anno scolastico ( 11 settembre) la questione delle vaccinazioni obbligatorie per gli alunni diventa un fatto politico. Ormai è scontro tra il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e la Regione Veneto del governatore Gianluca Zaia.

Veneto e Lombardia sui vaccini
 

Veneto va avanti per la sua strada

Come si legge su Repubblica, secondo il decreto firmato dal direttore generale della sanità veneta, Domenico Mantoan, si predispongono le "indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin". E queste consistono in una moratoria, fino al 2019, dell'obbligo di vaccinazione per l'accesso ai "nidi" e alle scuole dell'infanzia in Veneto per i bimbi già iscritti. La Regione va dunque per la sua strada - si legge sul Gazzettino - in attesa di conoscere l'esito del ricorso alla Corte Costituzionale contro il provvedimento che impone l'obbligo di 10 vaccini.

A che punto è la battaglia dei vaccini a scuola tra Regioni e governo

Lombardia fa marcia indietro

Se il Veneto sceglie la strada dello scontro aperto, cambia la linea della Lombardia. La Giunta ha deciso, infatti, di mettere in stand-by la delibera con cui si autorizzava in ogni caso l'ammissione ai nidi dei bambini, i cui genitori si inserissero in un percorso di “recupero”. A spiegare la nuova linea lombarda è, come si legge sul Giorno, il governatore Roberto Maroni: “Non voglio lo scontro col Governo. Ho parlato con la ministra Fedeli, ci siamo chiariti. Non c'è posizione di conflittualità,vogliamo risolvere il problema con la leale collaborazione tra istituzioni", ha detto il presidente della Regione Lombardia. 

"Senza vaccinazioni non si entra a scuola"
 

Lorenzin: "L'epidemia di morbillo non è finita"

Decisa la posizione del ministro Lorenzin. "Se derogano di due anni - avverte in un'intervista al Corriere della sera - si assumono la responsabilità di quello che può accadere in ogni struttura e ai singoli alunni. L'epidemia di morbillo non è finita. Nel 2017 ci sono stati oltre 4.300 casi, non c'è altro da aggiungere per spiegare la gravità della situazione"

A che punto è la battaglia dei vaccini a scuola tra Regioni e governo
Infografica - casi di morbillo nel mondo

"Senza vaccini non si entra - ribadisce ancora la Lorenzin -. E' un divieto sacrosanto. In questa fase scolastica, da 0 a 6 anni, convivono bambini di età diverse. Quelli sotto i 6 mesi rischierebbero di essere contagiati dai più grandi e di essere colpiti da infezioni gravi come il morbillo, che quest'anno nel 46% dei casi ha richiesto il ricovero in ospedale". 

Le scadenze

Come si legge sul Sole 24 Ore, è fissata con l'inizio dell'anno scolastico la prima scadenza per la consegna della documentazione utile a consentire l'accesso dei bambini a nidi e materne. Per le fasce d'età tra zero e sei anni, lo ricordiamo, la legge 119/2017 che ha reintrodotto l'obbligo vaccinale per dieci profilassi esclude infatti chi non si adegua. Per le scuol dell'obbligo il termine è più ampio: al 31 ottobre andranno prodotto certificati, esoneri o anche, per quest'anno, la semplice autocertificazione della prenotazione.



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