Storia di Romolo, l'esperto di scanner che ha sconfitto Autostrade

La Corte d’Appello ha sancito che il tutor installato dalla società è una “contraffazione” del suo brevetto. Non solo: va rimosso e lui rimborsato: 500 euro per ogni giorno di ritardo. “Dopo tutti questi anni di battaglie legali, uno rimane soddisfatto a vedersi riconosciute le proprie ragioni”

Storia di Romolo, l'esperto di scanner che ha sconfitto Autostrade

Romolo Donnini non vuole illudersi fino infondo ma sotto sotto festeggia: la Corte d’Appello ha sancito che il tutor installato da Autostrade è una “contraffazione” del suo brevetto. Non solo: va rimosso e Autostrade dovrà pagargli 500 euro per ogni giorno di ritardo. “Dopo tutti questi anni di battaglie legali, uno rimane soddisfatto a vedersi riconosciute le proprie ragioni”, commenta al Corriere fiorentino. Ma Donnini ci va cauto: “Davide che sconfigge Golia? Beh, vediamo se sarà davvero così, fino alla fine non ci credo”. La società ha già annunciato un ulteriore ricorso e nessun pagamento: sostituirà il sistema attuale con uno diverso.

Romolo, 72enne con la passione per gli scanner

Originario di Figline, in provincia di Firenze, oggi Romolo è un 72enne dai capelli bianchi. Molti anni sono trascorsi da quando da giovane si era avvicinato all’attività del padre dipendente delle Officine Galileo. Poco dopo lo è diventato anche lui, salvo poi proseguire in proprio con il suo socio Andrea. I due hanno saputo ritagliarsi un proprio mercato, costruendo uno dei pochissimi scanner fotogrammetrici in circolazione.

L’idea del tutor (durante un viaggio in macchina)

Ma è alla fine degli anni ’90 che arriva l’intuizione: i tutor autostradali, marchingegni per aumentare la sicurezza e prevenire gli incidenti, capaci di leggere le targhe dei veicoli grazie a due postazioni a distanza collegate con un elaboratore centrale che calcola i tempi di percorrenza e rileva le violazioni. “Stavo guidando in autostrada col mio amico e socio Andrea, un’auto ci sorpassò a forte velocità per poi inchiodare davanti all’autovelox e ripartire a razzo subito dopo. Fu allora che iniziai a pensare a un sistema che misurasse la velocità non in un punto, ma su un tratto di carreggiata”, racconta.

La tiepida reazione di Autostrade

Donnini depositò il brevetto dell’invenzione. Poi lo presentò alla Società Autostrade che però “l’accolse freddamente”. Il tutor venne testato su alcune strade nella frazione grevigiana di Greti e nel Valdarno fiorentino. Pochi anni dopo, la doccia fredda: Autostrade presenta in pompa magna un prodotto praticamente uguale al suo. “Era il mio brevetto”. Iniziò quella battaglia legale arrivata fino alla sentenza di martedì”.



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