Ma allora chi è stato a scatenare l'attacco web contro il capo dello Stato?

Il direttore generale del Dis riferisce al Copasir, e il Corriere della Sera scrive che dalle prime analisi sembrerebbe esclusa la pista dei troll russi. La mente della campagna #mattarelladimettiti tra il 27 e 28 maggio avrebbe agito da Milano

Ma allora chi è stato a scatenare l'attacco web contro il capo dello Stato?
Riccardo De Luca / AGF 
Sergio Mattarella 

Ma allora chi è stato ad ‘attaccare’ via Twitter il capo dello Stato nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2018? Oggi Alessandro Pansa, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza riferisce al Copasir e – scrive la Stampa – sostanzialmente dirà che non è stata individuato un nesso con l’attività degli ormai famigerati troll russi. Non sarebbero stati loro a creare in pochi minuti 400 account Twitter per ‘bombardare’ via social il presidente Mattarella con insulti e commenti negativi. E allora, chi è stato, e per conto di chi?

La storia in breve

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine sugli attacchi via social al presidente della Repubblica avvenuti durante la fase politica più concitata che ha preceduto la formazione del nuovo governo, quella della nomina al ministero dell'Economia di Paolo Savona, fermata come noto dal capo dello Stato. Il sospetto degli inquirenti è (o è stato in un primo mento) che dietro l'attacco informatico possa esserci (potesse esserci) la regia di troll russi. Il giorno, anzi, la notte, del gran rifiuto di Mattarella sulla nomina di Savona, su Twitter si scatenò una tempesta.

Con un obiettivo ovvio: sostenere la richiesta di dimissioni del capo dello Stato sostenuta in quei giorni da Luigi Di Maio (poi ritirata) e dimostrare che la Rete era tutta schierata su questa linea. In altre parole: far aumentare vorticosamente il numero di ‘persone’ e di commenti schierati contro Mattarella. Un tentativo studiato a tavolino e messo in atto da un gruppo di troll, di ‘smanettoni’ informatici. Il caso è stato svelato dal Corriere della Sera  il 3 agosto. Migliaia di profili Twitter cominciarono improvvisamente a bombardare la Rete con la stessa parola d'ordine: #MattarellaDimettiti.

Ha scritto il Corriere il 3 agosto: "In quel momento un dettaglio sfuggiva a tutti: almeno una ventina di profili Twitter coinvolti nella campagna digitale contro il capo dello Stato avevano una storia controversa. Probabilmente anche più di venti. Nel passato recente quei profili su Twitter, che appartengono a italiani del tutto ignari, erano stati usati una o più volte dalla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo per far filtrare nel nostro Paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti e degli anti-europei. Gli stessi account - prosegue il Corriere - che fino a poco più di un anno prima erano stati rilanciati, fatti balzare e a volte sollecitati a intervenire sulla rete da parte di agenti russi sotto copertura, adesso stavano attaccando Mattarella".

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Il Corriere rivelò che "su questo non c'è più alcun dubbio", in quanto si tratta di una delle "conclusioni dall'analisi a campione di circa due terzi dell'enorme banca dati sull'attività dell'Ira pubblicata nei giorni scorsi dal sito americano 'Firethirtyeight'. I dati, quasi tre milioni di tweet, sono parte dell'archivio studiato dal procuratore speciale Robert Mueller, che indaga sulle interferenze russe nelle presidenziali del 2016 e nella politica americana in genere".  

Lo "snodo di Milano"

E oggi Il Corriere ci ritorna su. Raccontando che alcuni profili Twitter utilizzati nel maggio scorso per l’attacco  risultano ancora attivi. “L’analisi del traffico e dei contenuti effettuata in queste ore dagli specialisti della polizia Postale e dell’intelligence – scrive il Corriere - dimostra che questi account continuano a «monitorare» quanto accade nel dibattito politico e spesso utilizzano lo stesso hashtag #mattarelladimettiti, come strumento di pressione”.

Ma oggi c'è una novità. Scrive ancora il Corriere: “Al Parlamento il capo dell’intelligence consegnerà un dossier che ricostruisce quanto accaduto la notte tra il 27 e il 28 maggio (qui, la ricostruzione dell’attacco e i 400 profili falsi contro Mattarella). Evidenziando come quel bombardamento di tweet non abbia nulla a che fare con il Russiagate, cioè con i troll di Mosca che sarebbero stati utilizzati per influenzare la campagna negli Stati Uniti che ha portato all’elezione di Donald Trump. Del resto la prima traccia utile trovata dagli specialisti avvalora la possibilità che a generare l’operazione sia stato un account creato sullo «snodo dati» di Milano”.

Leggi il servizio integrale sul Corriere.

Le analisi degli inquirenti avrebbero anche stabilito che le menti dell’attacco social avrebbero poi usato server situati in Estonia e Ucraina. Chi è, se non i troll russi (quelli del Russiagate, per capirci, che hanno condizionato le ultime elezioni presidenziali americane favorendo Donald Trump), ad aver architettato da Milano la tempesta su Twitter per far dimettere Mattarella?



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