Così è morto l'escursionista che fuggiva dalla furia dello Stromboli

"Correvamo sotto la pioggia di lapilli, poi Massimo è caduto". Il racconto dell'amico brasiliano che si è salvato

Stromboli racconto morte escursionista
Giovanni ISOLINO / AFP
L'esplosione dello Stromboli

"Dopo l'eruzione abbiamo cercato riparo in una zona dove il fuoco era già passato e pensavamo non tornasse. Ma correndo tra pietre e lapilli siamo caduti a terra. Massimo respirava sempre più affannosamente. Ho provato a rianimarlo con la respirazione bocca a bocca e poi con il massaggio cardiaco, ma non c'era più niente da fare. Mi sono accorto che non respirava più". E' il racconto di Thiago Takeuti, brasiliano di 35 anni, sopravvissuto ieri all'esplosione del vulcano a Stromboli, che ha ripercorso gli ultimi momenti dell'amico coetaneo, Massimo Imbesi, deceduto probabilmente a causa delle esalazioni respirate. 

"Ieri effettivamente abbiamo avuto un po' di paura: ma abbiamo scelto di restare e, se non ci sono altri eventi paurosi, porteremo a termine la nostra vacanza fino all'8 luglio" dice Zelda De Lillo, romana, seduta al bar Canneto di Stromboli, assieme al compagno e al suo cane. "Il cane stranamente ieri non ha avuto paura - prosegue - è stato sempre accanto a noi. Ci siamo preoccupati perché, pochi secondi dopo le esplosioni, si è alzata una colonna di fumo e lapilli molto alta: quella era preoccupante. Siamo saliti a casa a prendere un paio di cose e poi abbiamo aspettato...".

Stromboli racconto morte escursionista
Carabinieri
Thiago Takeuti

"Io conosco 'Iddu' ('Lui', come viene chiamato qui il vulcano che continua a sbuffare fumo, ndr), se lo rispetti ti rispetta... Non credo che ci sia motivo di andarsene", dice Valerio Gironi, milanese, ma stromboliano di adozione, dato che da 30 anni trascorre le sue estati sull'Isola: "Siamo abituati a questa reazione, bisogna conoscere i rumori e gli odori - prosegue - e sicuramente in un caso del genere l'ultima cosa da fare è andare verso il mare...".

Ancora qualche focolaio tra le sterpaglie, un paio di piccole barche a vela e una lieve foschia: questo il paesaggio che si gode dall'Aliscafo "Ammari" della Liberty Lines, appena attraccato sul molo di Stromboli. Il vulcano ora appare tranquillo. Giancarlo Porci', comandante dell'aliscafo dice: "Siamo 56 a bordo - spiega - di solito ci sono più persone, ma penso sia normale e non c'è nulla di preoccupante".

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Proprio la Liberty Lines si è attivata mercoledì per fronteggiare l'emergenza: con tre aliscafi straordinari sono state trasportate a Lipari e a Milazzo una settantina di persone, tra isolani e turisti, che volevano lasciare Ginostra. Altri quattro mezzi sono rimasti in allerta tutta la notte tra Salina e Lipari per eventuali emergenza. Una famiglia toscana - padre, madre e figlio di 11 anni - è fuggita da Ginostra lasciando tutti i bagagli sull'isola e si è ritrovata senza soldi a Milazzo e senza un posto dove trascorrere la notte: una condizione comune a numerosi turisti ieri allontanatisi in fretta e furia. I dirigenti della Liberty Lines hanno hanno ospitato la famiglia a spese della compagnia, mettendosi a disposizione anche per il ritorno sull'isola. "Siamo contenti di essere stati utili", ha detto un dirigente.

Stromboli racconto morte escursionista
Wladimiro Pantaleone / Agi
Il tappeto di lapilli caduti su Ginostra

Mentre sulla spiaggia Petrazze i turisti fanno il bagno, sul molo - a scopo precauzionale - un posto di comando avanzato dei vigili del fuoco. "Se non ci sono altre attività come quelle di ieri la situazione sta tornando alla normalità. Restano alcuni focolai che saranno spenti dai Canadair. In ogni caso noi manterremo il presidio anche per i prossimi giorni" dice il comandante del corpo dei vigili del fuoco, Fabio Dattilo, al termine dell'ispezione compiuta sull'Isola dove è arrivato in elicottero da Lamezia Terme.

A bordo anche Guido Parisi, direttore del centro emergenza dei Vigili del fuoco e il comandante provinciale, Giuseppe Biffarella. "A Ginostra i residenti sono rimasti lì - prosegue Dattilo - non c'è un ordine di evacuazione, ma di sicurezza e pulizia. Le strade sono intasate da polvere e lapilli grandi così...". E ne mostra uno che conserva in tasca, un cubetto scuro di circa due centimetri. Mentre Dattilo vola via Biffarrella conferma: "A Ginostra bisogna pulire, anche come volontariato. Noi restiamo e l'isola è presidiata anche da due unità navali con 10 persone a bordo e 15 unità a terra".

 

 

 



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