"Potevamo rimanere schiacciati". Il racconto dei finanzieri speronati dalla Sea Watch

I cinque a bordo della motovedetta hanno raccontato al Corriere della Sera quei momenti in cui hanno rischiato di morire e come sono riusciti a evitare il peggio

speronamento sea watch carola
Salvatore Cavalli / AGF
La Sea Watch 3

Davanti ai loro caffè, definiti "amarissimi", i cinque uomini della Guardia di Finanza hanno raccontato lo speronamento da parte della Sea Watch. Quella manovra azzardata per cui la capitana, Carola Rackete, ha chiesto poi scusa. Lo fanno davanti ai giornalisti del Corriere della Sera, raccontando gli attimi in cui hanno avuto paura per quella azione inaspettata da parte della nave della Ong. 

"Abbiamo solo intimato l'alt" dicono provando a ricostruire quei brevi momenti. "È il comandante che, deliberatamente, non ha fermato la nave e ci è venuto addosso". Tutto senza pensare alle possibili conseguenze e al rischio fatto correre agli uomini in divisa.

Una morte scampata anche grazie alla rapidità di riflessi: "Se non fossimo riusciti a compiere una manovra veloce probabilmente saremmo morti. I parabordi hanno causato una sorta di movimento elastico e hanno per un attimo allontanato la nave. Con una mossa rapidissima siamo riusciti a sfruttare quell’istante e a sfuggire via prima che il rimbalzo tornasse indietro, perché a quel punto la Sea Watch avrebbe distrutto la motovedetta e noi saremo rimasti tutti schiacciati". 

In quel bar di Lampedusa, i cinque (comandante, direttore di macchina, motorista e due addetti ai radar) ribadiscono qual è il loro compito: "Noi siamo uomini dello Stato e abbiamo il dovere di far rispettare le leggi". Anche a costo di compiere grandi sacrifici: "Abbiamo passato tre giorni a bordo senza dormire un attimo per contrastare i tentativi di avvicinamento. E abbiamo agito nel profondo rispetto di tutte le norme. Senza preoccuparci di mettere a repentaglio la nostra vita". 

Alcuni hanno criticato la decisione della Gdf di frapporsi tra la nave della Ong e l'attracco al porto di Lampedusa. "Ci siamo messi a protezione della banchina. Il nostro compito è non far attraccare le navi prive di autorizzazione e la Sea Watch si è avvicinata manovrando con le eliche di prua, spinta dal vento. Da bordo ci hanno detto “spostatevi” e nient’altro, il comandante non ha fatto nulla per evitarci". Ora non resta che attendere, dopo le scuse, la versione della capitana.



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