La società che portò Spelacchio a Roma ha rinunciato ai 50 mila euro del contratto

Nessun danno erariale per il Comune. Lo sfortunato abete di Natale, noto nel mondo per la sua bruttezza, non è costato un euro al Campidoglio. Si ferma l'indagine della Corte dei conti

La società che portò Spelacchio a Roma ha rinunciato ai 50 mila euro del contratto
 Francesco Fotia/AGF
 spelacchio

Il Comune di Roma evita una bella grana con la Corte dei conti grazie alla società che un anno fa portò Spelacchio, il celeberrimo abete di Natale tristemente noto (in tutto il mondo) per la sua bruttezza. Società che ha deciso di rinunciare ai 50 mila euro previsti dal contratto col Campidoglio per l’allestimento, la cura e poi lo smontaggio e la dismissione dell’albero, che è finito tagliato a pezzi (verrà esposto) e rispedito in Val di Fiemme da dove era arrivato.

Lo racconta Repubblica. Nessun danno erariale: il fascicolo  è stato archiviato. I dirigenti che firmarono quel contratto (contestato da alcune associazioni di consumatori) non corrono pericoli. La società ha rinunciato al compenso del Comune e i pm coordinati dal procuratore regionale Andrea Lupi hanno chiuso l’indagine. Nessun esborso, nessun danno per le casse capitoline.

Adesso si riparte, scrive Repubblica: da domani partiranno le riunioni per definire gli ultimi dettagli dell’erede di Spelacchio. Le operazioni di allestimento partiranno nei primi giorni di dicembre e l’albero targato Netflix sarà pronto per l’8, festa dell’Immacolata. Come vuole la tradizione, senza il bisogno dell’intervento della Corte dei Conti.



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